
Dando un rapido sguardo alla locandina allestita per la festa di S. Matteo son rimasto allibito, tenendo presente che la storia, per così dire, del sacro s’intreccia, specialmente nelle piccole borgate, col profano: ignorando, o fingendo d’ignorare la prima si danneggia e si altera la seconda, pregiudicando in radice la conoscenza dei più giovani e delle generazioni future.
Leggo:
Ore 10,30 – Santa Messa al convento Sacro Cuore
Ore 11,30 – benedizione degli animali sul sagrato del convento
Orbene la santa Liturgia (alias Messa) si celebra normalmente in una Chiesa, così come di fatto è avvenuto e non in un Convento.
Mutuando da Internet è agevole definire convento un complesso residenziale tipico con la funzione primaria di ospitare una comunità di un Ordine Mendicante. Sagrato è lo spazio consacrato che si trova direttamente davanti alla facciata principale di una chiesa, non di un convento. Serve da metaspazio tra la confusione della strada pubblica e la sacralità dell’interno della chiesa.
Concependo il testo della locandina come si è fatto, si finge, ipocritamente e per fini che mi restano estranei che i Frati Minori siano ancora e tuttora presenti in Torremaggiore.

Quanche parola sull’origine e la storia della chiesa ove si è celebrata la festività:
Nel 1739 alcuni torremaggioresi indirizzarono a Raimondo de’ Sangro una supplica perchè volesse loro concedere un territorio da annettere ad una chiesa sotto il titolo di Santa Croce e Monte Calvario, in quello scorcio edificata su suolo anche concesso da quel principe, il quale concedeva quanto richiesto con un rescritto così concepito:
“Il magnifico don Giovanni Battista Fiani in nostro nome faccia cautelare l’enunciata cappella per questo piccolo territorio, che noi concedemo alla medesima per accrescimento del divin culto … Napoli 22 luglio 1739”
Dopo meno di un secolo fu avvertito il bisogno di dare nuova forma alla chiesa; il topografo Matteo Fraccacreta ricordò che per coloro che desiderassero non fare inumare i loro cadaveri nel Camposanto, o nella chiesa dei Cappuccini, si eresse la Confraternità nella Cappella delle S. Croci nel piano all’Ovest della via di San Paolo, 350 passi al Nord di Torremaggiore e che il restauro venne autorizzato dalla curia vescovile di Sansevero il 10 gennaio 1832; lo stesso autore rammentava pure che nel mese di dicembre 1833 i Missionari vi apposero l’ultima delle S. Croci verso l’abitato, croci che fino ad un sessantina di anni addietro si potevano apprezzare sotto archi innanzi la Chiesa. Il 3 maggio 1835 si celebrò la prima Messa nell’altare dell’Addolorata nel gran Cappellone Ovest, e la prima processione de’ Confratelli con mozzetta di amuer rosso, e cappello bianco. Il 19 Giugno 1835 la confraternita venne riconosciuta con regio decreto anche dallo Stato. Il 23 maggio 1837 la S. Congregazione competente concesse alcune indulgenze a quanti frequentassero i sacramenti nella chiesa il giorno dell’invenzione della S. Croce (14 settembre).
Con decreto della Deputazione provinciale del 6 settembre 1871 venne istituita una fiera di 3 giorni da tenersi in occasione della festività di San Matteo, il cui simulacro si onorava in quella Chiesa unitamente a quello di San Leonardo ritenuto patrono dei carcerati e degli agonizzanti, che si rivolgono a lui per essere liberati dalle catene del corpo.
Verso la fine del secondo conflitto mondiale alcune pie persone del luogo s’industriarono per far sorgere una casa religiosa dell’Ordine dei Frati Minori. Il Vescovo del tempo, Francesco Orlando, si mostrò interessato all’idea e si rese disponibile a cedere a quell’Ordine il sacro edificio. La cessione avvenne in forza di decreto del 12 gennaio 1944 così concepito: Francesco Orlando … Vescovo di Sansevero … Considerando che per l’assistenza spirituale della popolazione di Torremaggiore, cresciuta di numero, si rende necessaria l’erezione di una Casa Religiosa; che per il libero svolgimento delle loro opere di zelo, specialmente a favore della gioventù, è opportuno dare ai Religiosi un luogo appartato e adatto al raccoglimento; che la Chiesa delle Sante Croci in Torremaggiore risponde a tale scopo; decretiamo – di dare il nostro consenso perchè i Frati Minori della Provincia Monastica di S. Michele Arcangelo erigano un loro convento in Torremaggiore; e di cedere in perpetuo alla Provincia suddetta la chiesa delle Sante Croci sita nel territorio stesso di Torremaggiore. I Frati accettavano la cessione, comunicando all’Ordinario diocesano la loro decisione il 2 febbraio successivo e costruivano la loro dimora (convento) intestandola al Sacro Cuore. Per intanto la S. Congregazione del Concilio, con decreto del 26 giugno 1946, ratificava “la concessione della chiesa delle Sante Croci in Torremaggiore … in favore dei Frati Minori, con l’intesa però che tale concessione dovesse considerarsi ad nutum S. Sedis.”
È notorio che da qualche anno i Frati Minori si sono allontanati dal cenobio, cedendo quelle fabbriche all’Associazione Madre della Carità – onlus, ed oggi alla HAT HealthCare Alto Tavoliere SRL che vi ha impiantato e gestisce una struttura residenziale per anziani, sotto il titolo “Casa di Riposo Sacro Cuore”, avente ingresso dal civico 1 della piazza A. Diaz (notizie desunte ex internet): non sono in grado di determinare con esattezza la data ed i termini della cessione, ignorando al momento i termini del sinallagma intercorso tra le parti.
Devo con rammarico notare che, purtroppo, i Frati Minori, nella nicchia al centro dell’abside della chiesa, hanno arbitrariamente rimosso il simulacro della Croce sul Calvario, titolo della chiesa, sostituendola con una statua del Cuore di Gesù. Per tal fatto si è iniziato, irritualmente, ad intendere la chiesa come dedicata al Sacro Cuore; e tanto contro il chiaro disposto del diritto canonico.
Dispone, infatti, il can. 1218 del codice di diritto canonico per le chiese di rito latino del 1983: Ciascuna chiesa abbia il suo titolo, che una volta avvenuta la dedicazione non può essere cambiato. (Unaquaeque ecclesia suum habeat titulum qui, peracta ecclesiae dedicatione, mutari nequit.)
Tale canone riflette e compendia quello più articolato del 1917, che, al canone 1168, recitava:
§ 1. Unaquaeque ecclesia consecrata vel benedicta suum habeat titulum; qui, peracta ecclesiae dedicatione, mutari nequit.
§ 2. Etiam festum tituli quotannis celebretur ad normas legum liturgicarum.
§ 3. Ecclesiae dedicari Beatis nequeunt sine Sedis Apostolicae indulto.
(§ 1. Ogni chiesa, consacrata o benedetta, avrà un titolo proprio, che, avvenutane la dedicazione non si potrà cambiare. § 2. Si celebrerà anche ogni anno la festa del Titolare secondo le norme liturgiche. § 3. Ai Beati non si possono dedicare chiese senza indulto apostolico.)
Per l’esatta trasmissione del dato storico – che si traduce, attraverso la conoscenza delle proprie radici, nell’autocoscienza e nell’autodeterminazione atta alla sussistenza dell’uomo (e, penso, del cristiano) autentico – che se l’input è incompleto o errato nei dati immessi, l’output sarà catastrofico.
A tal proposito Ezio Mauro, in un editoriale molto incisivo, considerando il rapporto tra politica, algoritmo e capitale, conclude che, allo stato attuale, il capitalismo e l’intelligenza artificiale sono i custodi della formula che dischiude il nuovo mondo. E continua: “Ma da una lontananza di duemila anni: chi custodisce i custodi? Chi ha non solo la potestà, ma l’autorità di decidere il ritmo del tempo in cui dobbiamo vivere? In sostanza, chi deve comandare tra tecnica, politica e capitale? … Le democrazie … tengono la partita ancora aperta, anche se si intravvede una tendenza: non è lo Stato che detta le regole alla tecnica, ma è la tecnica che tenta di incorporare funzioni sovrane. Il risultato è l’embrione di un governo di fatto, dove la sovrastruttura domina sulla struttura materiale dei Paesi, nella tentazione-convinzione di poter rispondere ad ogni domanda (anche normativa) con uno scrutinio delle probabilità. È la nuova onnipotenza post-democratica: tutto è calcolabile, nulla può avvenire fuori del calcolo. – È il passaggio dalla responsabilità del giudizio alla neutralità della previsione, che scarnifica la politica perchè riduce anch’essa a tecnica, privandola di tutto ciò che non è commensurabile, valori, ideali, coscienza, libertà, dignità e soprattutto cancellando il dubbio, la funzione critica, l’azzardo: e laggiù in fondo, il dissenso.”
Non mi resta che invitare chi di dovere a sforzarsi di rispettare il dato di fatto, astenendosi da ogni ipocrita ostentazione, non blaterando e tenendo sempre ben presente il magistero del Nazzareno (Mt. 23, 27):
Οὐαὶ ὑμῖν, γραμματεῖς καὶ Φαρισαῖοι ὑποκριταί, ὅτι παρομοιάζετε τάφοις κεκονιαμένοις, οἵτινες ἔξωθεν μὲν φαίνονται ὡραῖοι ἔσωθεν δὲ γέμουσιν ὀστέων νεκρῶν καὶ πάσης ἀκαθαρσίας·
Mario A. Fiore
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