Nota pubblica di Giorgio Barassi: ma SUB che ?

L’appiattimento su posizioni che si ritengono consolidate e invece sono forme di banale ed infruttifera ripetizione è una delle specialità della cosiddetta “cultura” locale. Gestita (eufemismo) con criteri da Soviet: uno decide, impone, decreta. I neo-sovietici obbediscono, quale che sia la loro posizione. Alla faccenda partecipano designati, indicati, caldeggiati di un solo credo. Gli altri, dietro. Con lo schema classico che ha determinato mezzo secolo e più di vicende nazionali e locali in materia di arte e cultura: lo dice “il partito”, si fa. Fu per questo ed altro che l’immenso Giovannino Guareschi creò il termine “TRINARICIUTI” guadagnando querele e prigionie per aver osato offendere (se uno confonde lo scherno goliardico, di cui mi intendo bene, con l’offesa, è un miserabile) i vecchi comunisti, merce peraltro rarissima ed ormai sparita.

“Suggestioni sub Flore” è un titolo che fa pena e fa ridere. Impopolare, non comunicativo, non assimilabile dal pubblico e inefficace. E infatti mi riferiscono di una assenza di torremaggioresi alle celebrazioni (altro eufemismo) svolte a Castel Fiorentino, come ogni anno da qualche tempo. Scadente e fallace la comunicazione dei guru del Comune, che, pur di ostentare la loro saccenza, non considerano che la gran parte della gente in quel “sub” vede e legge qualcosa che abbia a che fare coi sommozzatori o gli abissi. Non tiene conto, qualche sbandieratore della propria “cultura”, che per loro è ancora kultura (bisogna esserci stati, all’epoca…) della impopolarità di certi termini che, per quanto nobili ed efficaci come lo è la Madre lingua Latina, non raggiungono la gente. Sono polveri gonfie, nuvoloni di boriosa ostentazione di un presunto sapere. Dunque nulla di popolare, condivisibile ed apprezzabile se non dal pubblico dei soliti presenti ai convegni (… già, i convegni …). Quelle persone che si fingono attente salvo dormire delle grosse al rimbombare delle inutilità in sale che dovrebbero essere destinate ad altro. Tenuta presente la tortura continua (chiamarla altrimenti non è corretto) praticata in nome di un Imperatore che invece fu intelligente e scaltro, le celebrazioni sono dunque scarsamente partecipate, non hanno fascino, sono noiose e, con l’aggiunta di un titolo infelice, logore. Diversamente, a Lucera il Torneo delle Chiavi ottiene consensi, partecipazione ed anche, pare, supporto economico dal Ministero della Cultura (o come lo chiamano oggi). Come mai ? E visto che si parla di un regnante che sapeva comunicare benissimo e con chiunque, essendo tanto amato dalla gente quanto temuto dai nemici, come è noto, il tutto cozza proprio contro la personalità e la poliedricità di un protagonista assoluto della storia. Ma tant’è. Il Soviet ha deciso. Nulla smuove l’autorità avvolta dalla Cortina di Ferro dell’Alto Tavoliere, che impone e ripropone indisturbata. Nessuno che ne chieda giusto conto. 

Sub… Ma come fa a capire, uno che passa anche per caso, che il richiamo è alla profezia di un portarogne di corte, tale Michele Scoto (per poco si sfiora il “nomen-omen”) che predisse, da astrologo, a Federico II di Svevia una morte «sub flore apud portam ferream» (sotto un fiore, vicino a una porta di ferro) riferendosi a Fiorentino ?

E quanti hanno confidenza col latino, oggi? Bisognerebbe chiederlo a tanti, compresi i produttori di profluvie di scritti illeggibili da persone di umano e medio intelletto.

Ma soprattutto perché non un titolo accattivante, cioè qualcosa che coinvolga e non allontani? Sono semplici regole che qualcuno ha addirittura codificato nelle chiacchiere sulla “comunicazione”, che invece è faccenda semplice, figlia di cromosomi, inventiva ed intuito. Ma anche di qualche furbizia di qualità.

Per soprammercato, il Soviet non si rende conto che l’allontanamento da quella che loro chiamano cultura è la sola conseguenza che deriva anche solo da un semplice “sub”. Una storia già vista. Una amarezza che aggiunge ridondanza (loro) e tristezza (nostra) a quanto prodotto. Perché inventare, creare, cambiare, innovare sono faccende che prevedono verbi da coniugare al futuro. Che non è materia per grigi travet da uffici cupi e sordi.

Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore

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