

Con la sua nota del 2 ottobre scorso, il bravo ed appassionato Ingegnere Antonio Palma lanciava una petizione per rendere ancora più nota la ormai tristemente famosa vicenda della devastazione del Rettifilo di Torremaggiore. Nella nota, che è su Torremaggiore on line, si chiede a chiunque abbia a cuore la vicenda di sottoscrivere la petizione e dare alla vicenda una rilevanza nazionale, perché quello che è accaduto e sta accadendo è una vergogna. Ciò che stupisce, e insieme conferma molte amare vicende, è la scarsa adesione all’invito a sottoscrivere la petizione.
Vale a dire che ai torremaggioresi non interessa se il Corso viene stuprato. Non gli interessa la difficoltà acclarata da anni, ormai, che è causata da un cantiere infinito. Non è interessante, per i compaesani, lo stravolgimento della struttura originaria del basolato. Dunque quel che era arte ed oggi è maltrattata rovina, nella migliore delle ipotesi, non provoca reazioni, non fa dire, a chi ama il luogo in cui è nato, il più normale degli “…E no, la nostra storia non si tocca, né la si danneggia”. È dunque logico chiedersi come mai. In primo luogo, un disinteresse fa capire quanto e come si tenga alla storicità delle strutture urbane, alla vicenda architettonica che ha caratterizzato il posto in cui si è nati. Poi, a sforzarsi, si può più che ipotizzare quella assuefazione alle decisioni, fossero anche le più scellerate, che arrivano da chi amministra. Siano questi o quelli, pensano in molti, meglio non farsi nemici. Ciò rivela un cosciente stato di passività che travalica la chiacchiera da bar ed è costume, appiattimento, rassegnazione, grigiore, sottomissione. Scandaloso, a dir poco.
Lascio con rispetto all’Ingegner Palma tutte le valutazioni di ordine tecnico. È il suo mestiere, sa esattamente ciò che dice.
Per quanto riguarda invece la valutazione storico artistica, vista la latitanza di chi è il vero padrone di un qualunque centro abitato, cioè chi ci vive, dico che il non sottoscrivere la petizione significa non solo una resa ignominiosa, ma la certezza che di questi tempi l’arte, la storia, la bellezza non interessano piú. Ne abbiamo prova, da tempo, si sa. Sfascio, spreco, danneggiamenti ovunque. Lo svilimento e la decadenza sono oramai evidenti e dominanti, fanno maggioranza. Il “nuovo” è spesso deturpazione, non-funzionalità, approssimazione.



Se non si ha interesse per l’arte che fu, non si può pretendere di avere nuova arte. Chi non conosce né si vanta del passato a cui, a qualche titolo, appartiene, non ha futuro.
Il che è peggio, in un posto nominato (mi piacerebbe sapere da chi) “Città d’arte”. A parte la discutibile definizione di “città”, aggiungerei un aggettivo. Dunque “Città d’Arte Varia”. Con “arte varia” si definivano gli spettacoli di varietà, che originarono, dopo la scomparsa dei Cafè Chantant, l’avanspettacolo, cioè una palestra per molti e a volte bravi comici ma prevalentemente un minestrone di maghi sgangherati, ballerine scoordinate e sgallettate, presentatori in giacca di lamè regolarmente spernacchiati, vallette instabili sui tacchi, illusionisti dai nomi improbabili e clown o comici di bassa, bassissima lega.
I torremaggioresi dovrebbero avere il semplice coraggio di difendere la nostra storia.
È il momento di essere quelli che, stanchi della solita solfa da “spettacolo di arte varia”, lanciano il gatto morto sul palco, scatenando l’ilarità della platea. La “gattata” è raccontata bene nel film “Roma” di Federico Fellini.
I buoni propositi di chi vorrebbe il ritorno di un cinema a Torremaggiore dovrebbero includere la proiezione di quella pellicola almeno due o tre volte al mese. Lasciare alla gente almeno il sacrosanto diritto di sfanculare i politici è faccenda seria, storica, necessaria.
Dalla platea di un teatro, ai tempi dell’ arte varia, partiva il cadavere di un povero micio che precipitava in scena. E nel film di Fellini, ciò accadeva durante il varietà “L’ora del dilettante”. Guarda che bella combinazione.
La Città d’Arte Varia non merita altro che una colossale gattata, mentre deturpa e sventra la storia dell’architettura urbana, fino ad ucciderla.
Firmate la petizione e difendete la storia di Torremaggiore dagli attacchi dei tragicomici, sbrindellati sventratori.
Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore


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