
“Governo non mette a terra nulla di concreto per il nostro olio evo. Servono filiere differenziate e prevenzione puntuale nei controlli per la tutela di uno dei prodotti più contraffatti al mondo“
“Tante le iniziative e le proposte a sostegno del comparto olivicolo-oleario italiano che il sottosegretario al Masaf, Patrizio La Pietra, ha elencato nella lunga risposta alla mia interrogazione parlamentare: nei fatti però, ad oggi, il settore olivicolo è in netta crisi, con mobilitazioni in tutta Italia, proprio perché questo governo non riesce a mettere a terra quanto dice di voler fare”.
È l’incipit della replica della senatrice del Movimento 5 Stelle, Gisella Naturale, alla risposta del sottosegretario La Pietra rispetto all’interrogazione presentata dalla stessa pentastellata sulla crisi del comparto olivicolo italiano, con l’aumento dei costi di produzione e la progressiva compressione dei prezzi riconosciuti ai produttori, la cui formazione risulterebbe fortemente condizionata a ribasso dalla grande distribuzione organizzata: dinamiche che provocano non solo effetti distorsivi sul mercato incompatibili con la sostenibilità economica delle aziende agricole e con gli obiettivi di valorizzazione della qualità e dell’origine del prodotto italiano, ma anche il pericolo stesso dell’abbandono delle superfici olivetate nazionali.
Ecco perché la senatrice Naturale (presidente dell’Intergruppo sulle Strategie di sviluppo e valorizzazione del settore olivicolo) aveva chiesto nella propria interrogazione al ministro Lollobrigida se il Masaf ritenesse promuovere specifiche iniziative risolutive delle criticità evidenziate, oltre a un opportuno monitoraggio attivo dei margini commerciali lungo la catena distributiva, valorizzando il prodotto nazionale e prevenendo ulteriori fenomeni di crisi strutturale del comparto; e se il Masaf ritenesse necessario, inoltre, adottare specifiche strategie nazionali per la valorizzazione della qualità dell’olio evo italiano, anche attraverso campagne istituzionali di informazione e sensibilizzazione rivolte ai consumatori e finalizzate ad accrescere la consapevolezza del valore nutrizionale, ambientale, culturale ed economico del prodotto nazionale, nonché a favorire scelte di acquisto maggiormente orientate alla qualità e alla trasparenza della filiera.

In risposta all’interrogazione presentata a maggio da Naturale, nelle scorse ore il sottosegretario La Pietra ha richiamato – in materia di monitoraggio dei margini commerciali e delle dinamiche dei prezzi lungo la catena distributiva (per prevenire fenomeni speculativi e garantire una più equa distribuzione del valore lungo la filiera) – l’iniziativa congiunta del Mimit e del Masaf con l’istituzione di un tavolo con i rappresentati delle principali sigle della gdo; nonché l’avvio del governo di ulteriori confronti con le industrie alimentari e le associazioni agricole nell’ottica di assicurare un’equa distribuzione del valore generato.
In relazione, poi, a un distinto profilo d’intervento su tracciabilità e qualità dell’olio nostrano, La Pietra ha citato i numeri dell’Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari) nel triennio ‘23-‘25, con 266 verifiche presso porti e punti di ingresso, e il controllo documentale e analitico di 342 prodotti del comparto oleario; mentre dallo scorso gennaio, ha detto il sottosegretario al Masaf, è stato ulteriormente rafforzato il sistema dei controlli attraverso specifiche linee di indirizzo per gli uffici territoriali e i laboratori, con il potenziamento delle attività di vigilanza sulle partite di olio sfuso importato, mediante verifiche presso stabilimenti, porti e valichi, controlli incrociati sul registro Sian e attività di tracciabilità lungo la filiera presso frantoi, confezionatori e operatori commerciali.
Riguardo, infine, alle strategie di valorizzazione dell’olio evo italiano, La Pietra ha ricordato il progetto nazionale “Valorizzazione dell’olio evo italiano” che prevede la prossima diffusione di un nuovo spot istituzionale per accrescere la consapevolezza dei consumatori rispetto al valore nutrizionale, ambientale, culturale ed economico del prodotto nazionale e per favorire scelte di acquisto più orientate a qualità, trasparenza e tracciabilità della filiera; oltre ai programmi di promozione cofinanziati dall’Ue con particolare attenzione ai prodotti dop e igp del comparto oleario e al contrasto dei fenomeni di “italian sounding”.
Una risposta, quella fornita dal sottosegretario al Masaf, che per la senatrice Naturale suona come “parole al vento” data la deriva economica verso cui il comparto olivicolo italiano continua a procedere. “In primis – ha proseguito Naturale – l’olio evo italiano, la cui qualità va certificata da un controllo puntuale, dev’essere differenziato, attraverso una filiera preferenziale, dagli oli esteri. Se siamo grandi esportatori di olio, come lo stesso sottosegretario ha richiamato nella sua risposta alla mia interrogazione, è solo perché in Italia produciamo blend fatti con tanto olio importato – ha osservato Naturale – e questo non deve accadere ai danni dell’olio di produzione interna: l’alta qualità dell’evo italiano va tutelata, così come vanno tutelati i nostri produttori locali. Come si fa a scrivere nel nuovo Piano olivicolo nazionale che va implementata la coltivazione di uliveti se quest’attività non è più sostenibile dal punto di vista economico?”, ha rincarato la dose la senatrice pentastellata. Che poi ha aggiunto: “Bisogna far comprendere quali sacrifici e quali eccezionali attenzioni produttive impiega chi vuole seguire una filiera di qualità rispetto a chi, invece, come tanti semplici imbottigliatori, mischia oli di annate passate o di provenienza estera confondendo il consumatore con prezzi bassi. Cosa c’è veramente dentro queste bottiglie? Che danno si fa ai nostri olivicoltori? La tracciabilità nei porti – ha allora contestato la senatrice pentastellata – va garantita anche con bolle elettroniche in partenza, perché è chiaro che non si può controllare le bottiglie d’olio quando sono già arrivate sugli scaffali, sarebbe una lotta contro i mulini a vento. Va invece accertato in origine cosa arriva in Italia, proprio per differenziare i prodotti esteri e anche le miscele cosiddette ‘made in Italy’ dal vero prodotto nazionale 100% italiano. Il settore olivicolo italiano è in allarme, i prezzi sono in caduta libera, e si prevedono sciagure imminenti per il comparto riguardo alla prossima annata olivicola. Questo governo – ha chiosato Naturale – non sta facendo nulla di utile per il settore. Mentre il pur apprezzabile lavoro dell’Icqrf non basta a garantire la prevenzione puntuale che serve nelle verifiche e nei controlli su uno dei prodotti italiani a più alto valore aggiunto e per questo più contraffatti al mondo”.
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