Arte: il Gruppo Indipendente Oltre il Muro sceglie come portavoce e critico di riferimento il torremaggiorese Giorgio Barassi

L’incarico conferito dagli artisti italiani Trentacoste, Pagnotta Monteleone, Principato Trosso e Aulicino. La nota sull’argomento è di Giorgio Barassi.

Non potevo avere occasione migliore. In questo settore difficile, quello dell’Arte che si vende, non quello delle chiacchiere di presunti esperti, il momento è giusto e la presenza, già largamente annunciata nella scorsa primavera, del Gruppo Indipendente Oltre il Muro, è un necessario toccasana e un motivo per fare di un’antica polemica un riferimento per molti. 

Con ordine: il sistema dell’ Arte, in Italia, è marcio. Le proposte di nuovi “artisti” per mostre, spesso istituzionali, non fanno che rimestare i soliti nomi. I coinvolti in questo brutto recinto, inaccessibile all’ artista che non sgancia danaro, non ha tessere di partito o non si piega alle triangolazioni di mercanti (eufemismo), istituzioni conniventi e direttori di musei, sanno bene di aver serrato il laccio al sacco dei privilegiati. E quanto vogliono è semplice: avere controllo e potere sulle esposizioni, sulle fiere, su tutte quelle occasioni aperte al pubblico che così vedrà solo quel che pare a lorsignori e non un autentico panorama di proposte, quello in cui l’artista fa l’artista e cioè uno che è davvero libero di esprimersi e di lasciare il giudizio alla gente. La radice di tutto questo è antica. Dal dopoguerra ad oggi, in Italia e non solo, la direzione degli eventi d’arte è stata (e in alcuni casi rimane) una sorta di silenzioso e serpeggiante appalto autoconferito a gente che eseguiva ed esegue ordini di scuderia, senza un giudizio o una valutazione degne di questo nome. Dirò di più. Nel mondo dei social ormai affiorano e, per legge fisica, galleggiano, i nuovi guru dell’ arte. Spiantati senza mestiere che farfugliano di presunti artisti, proponendo il peggio disponibile o solo i soliti noti. Gli speculatori sono su un materasso che li agevola, dunque. Ma, ancora, il prezzo peggiore lo paga chi guarda. Se mi fai vedere le solite cose, non avrò mai una visione né ampia né completa di ciò che era, è diventata ed è l’arte italiana. Cioè, con riferimento al passato, la migliore. Non che al tempo dei Pittori veri non ci fosse la stessa tiritera. Fior di artisti, per ottenere i favori delle istituzioni, regalavano le loro opere a non meglio definibili organizzatori di paese o città. Poco male. Ora, da quando cioè la finanza ed i suoi incravattati diverticoli hanno capito che l’arte contemporanea (che definizione stupida) porta soldi, si direziona tutto verso il sottomesso che diventa eroe: un mezzo, più o meno un poverocristo, per incassare, tenendo ben chiuso il recinto. 

Oltre il Muro è un Gruppo italiano davvero Indipendente di artisti. La definizione sa di passato e già non piace ai saputelli istituzionali, figure a cui, nel tempo, è stato dato troppo potere, oggi usato da affaristi a cui non frega nulla della diffusione e della promozione. Contano gli incassi, la captatio benevolentiae ed i favori. Si chiama “Gruppo”, come furono il Gruppo Uno, il Gruppo dei Sette del Novecento, il Gruppo degli Otto. A proposito di quest’ultimo, Renato Birolli, che ne faceva parte, rispose già nel 1948 a Togliatti, il quale, dopo aver visitato la Prima mostra Nazionale di Arte Contemporanea (che “prima” non era affatto) liquidava il Fronte Nuovo delle Arti con un sintetico “ridicola raccolta di cose mostruose, scemenze”, firmandosi con uno pseudonimo, ca va sans dire. Birolli, comunista e partigiano, replicò con dolcezza: “Se la mia pittura non piace ai compagni operai, mi dispiace; ma non posso per questo ingannarli dipingendo in un modo in cui non credo.”. Andò peggio, agli appaltatori della cultura, che ahimè esistono ancora, nel 1952, quando la Biennale era la Biennale e il Gruppo degli Otto espose con successo. Birolli, all’ennesimo attacco, risponde che in Italia chi non sa di pittura si impiccia di affari di pittura. Come fosse oggi, dico io. Uguale.

Perciò il nome “Gruppo”. Per rinforzare e riproporre quella antica idea, che una volta era legge non scritta, di collaborazione, non di contrasto, fra artisti. Niente singolaristi, niente primedonne e chiusure, che favoriscono solo e sempre chi sta dentro quel fortino voluto da pochi, per pochi. All’ultima Biennale, a titolo di esempio, nel Padiglione Italia espone una ed una sola artista. Tutto chiaro, credo, quanto incommentabile. L’uccisione mediante fucilazione al petto della storica variegata qualità dei Pittori, la loro morte artistica.

Contro tutto ciò, Il Gruppo Indipendente Oltre il Muro non denuncia e basta. Propone la ricerca di linguaggi artistici davvero nuovi, necessari oggi come in passato. Chiede spazio anche per altri, non considerati artisti dalla Cupola, nascosti dalla mafietta che dispone e propone in ragione unidirezionale, con il benestare di figurelle da ufficio, compiacenti quanto asciutte in fatto di conoscenze specifiche. Qui e così è finita la pittura italiana. Se non ci si dà una mossa, la si dà vinta ad affaristi e loro compagnucci, che paiono aspettare solo la trasfigurazione della nostra pittura, avendone determinato, di fatto, la fine. 

Il Gruppo è capitanato dal toscano Beppe Trentacoste, che espose le sue opere anche a Torremaggiore, in locali del Castello Ducale molto belli ma destinati ormai ad altro. Fu un successo, in quel febbraio 2022. Beppe, artista che stimo, parla una lingua artistica diversa, lontana dagli appiattimenti e dalle convenzioni. E con lui David Pagnotta Monteleone, scultore geniale e provocatorio e Michele Principato Trosso, vulcanico informale siciliano. L’adesione della campana Antonietta Aulicino, informale dalla leggerezza tutta femminile, completa lo zoccolo duro della formazione. Stanno aderendo, con convinzione, anche altri artisti, che vengono valutati, si badi, non solo per quanto sono bravi. Ma per la loro volontà di abbattere quel muro che coinvolge più figure, pretendere giusto spazio e fare in modo che la gente veda e consideri anche quanto è regolarmente negato alla semplice visione. Il tutto riferendosi alla tradizione dei migliori movimenti artistici che hanno, nel Novecento, tracciato vie importanti.

Dopotutto, e per Torremaggiore l’ho sempre detto, se porti la gente a vedere le solite cose nel solito modo con la solita cerimonia, i soliti celebranti e la solita trita solfa, si è costretti a dire “quanto è bello”, perché null’altro appare né viene mostrato se non quello che ordini superiori impongono. La gente non ha, praticamente, termini di paragone. Semplice. 

Trentacoste e il Gruppo hanno scelto me per avere un sostegno critico e mediatico. Sono soltanto, per età ed esperienza, una specie di allenatore. Li ringrazio e mi impegno a fare il mio. Gli ho vietato severamente di chiamarmi “critico”, perché intanto non lo sono e me ne vanto. E poi col marciume di oggi non voglio certo appartenere a una categoria in continuo ammaloramento, scadente, dalle difficoltà verbali e, peggio, scritte. Siamo nel tempo in cui ad alcuni giovani vendono l’illusione di diventare curatori, mestiere che si imparava solo sul campo.

Il Gruppo illustrerà i suoi obiettivi presentando il proprio “manifesto”, come usava ai tempi della pittura gloriosa e combattente. E sono in programma alcune mostre, dopo l’allegro blitz messo in scena, proprio alla Biennale di quest’anno. Nei giardini del Lido di Venezia, molti operatori, soprattutto stranieri, hanno apprezzato la presenza provocatrice di Oltre il Muro e le idee illustrate con cura. In molti si sono detti contenti per l’iniziativa. Vedremo.

Quelli che invece il muro lo hanno alzato lanciano strali, maledicono o, per viltà, tacciono. Non sia mai che le loro posizioni privilegiate comincino a traballare! Seguire Oltre il Muro è semplice: Istagram “art.oltreilmuro”. Ne vedremo delle belle. E di sicuro ben dipinte.

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