La replica dell’Avvocato Mario Fiore ai commenti alla sua nota sulla vicenda del Cristo Bruciato

Riceviamo e pubblichiamo nota di replica dell’Avvocato Mario A. Fiore ai commenti pubblicati dopo la nota ricevuta e pubblicata il 18/4/25 ( Le parole che non vi ho detto: lettera aperta dell’Avvocato Mario Fiore sulla vicenda del Cristo Bruciato).

Carissimo Michele, non mi meraviglia più di tanto il fatto che vi siano stati encomî e rampogne riguardo alle mie riflessioni, alle quali ti sei compiaciuto di dare pubblicità. Per quel che attiene agli ecomî che mi si è voluto riservare, ringrazio, ma riconosco ex imis che sono immeritati. Quanto al resto, insegnava Socrate che mai si dovrebbe onorare un uomo, ancorchè fosse un caro amico, più della stessa verità; ma che, tuttavia, se ne dovrà pur parlare (Politeía, 607a). Aggiungeva l’Autore del testo, suo discepolo (ivi, 617ε):ἀρετὴ δὲ ἀδέσποτον, ἣν τιμῶν καὶ ἀτιμάζων πλέον καὶ ἔλαττον αὐτῆς ἕκαστος ἕξει (La virtù non ha padroni. Ogni uomo, secondo che la onori o la disprezzi, ne avrà di più o di meno). Ed altrove – dove si disquisisce della sicura immortalità dell’anima (Fedone, 91c) – si insegna che di Socrate pure è d’uopo occuparci; ma della verità molto di più (σμικρὸν φροντίσαντες Σωκράτους, τῆς δὲ ἀληθείας πολὺ μᾶλλον).

Tralascerei l’invettiva dell’altéro Cicerone (senz’altro, uomo di parte) contro il bistrattato Catilina (storicamente difensore della plebe), apostrofe facilmente a ritrovarsi anche dagli alunni delle elementari su internet; sarebbe il caso che mi soffermassi invece su quella parte della “filippica” dell’Arpinate (sconosciuta ai più, ma che si attaglia molto meglio alla circostanza che ne occupa) ove leggiamo: “… omnes cafones, omnes saxae ceteraeque pestes, quae sequuntur Antonium, aedis sibi optimas, hortos, tusculana, albana definiunt …”: ma non vi indugio. Sentenziava spesso l’Amico mio dell’anima (vero uomo e vero sacerdote secondo l’ordine di Melchisedech): “mio caro, rustica progenies semper villana fuit.” Io mi permetterei di soggiungere ben altro: la botte dà il vino che contiene; o, ancora: pro captu lectoris habent sua fata scripta. Comunque ricorda che il livore contamina, purtroppo per loro, solo quelli che lo esprimono. Da semplice cittadino potrei, ad esempio, pormi la domanda (che, per adesso, non propongo: preterizione?): quanto denaro dei contribuenti è stato erogato per l’organizzazione dell’evento e come è stato assegnato e distribuito? Quanto a me – che, more solito, nessun compenso mi son visto attribuire e che conosco le vere tragedie di questa commedia diuturna della vita – nulla riesce più a turbarmi: nè la disistima degli insipienti, nè le lodi dei benpensanti e degli intelligenti; e nemmeno il tradimento dei falsi amici.

Nell’anno dell’eterno Poeta, mi piace chiudere ripetendo col mio indimenticabile Don Antonio:

Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna ………………

E qui mi fermo e mi taccio (ma … non desisto).

Con immutata stima

Avv Mario A. Fiore

Torremaggiore lì 18/04/2025

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