6 DICEMBRE 2024: TORREMAGGIORE ON LINE NON DIMENTICA LA STRAGE DI SAN NICOLA DOPO TRENTAQUATTRO ANNI

6 dicembre 1990 – 6 dicembre 2024: nel segno della riflessione della memoria e dell’attualità delle parole dell’allora Vescovo Cassati che al termine della cerimonia funebre disse: ” Politici, chiacchierate di meno e fate di più! Non imitate la Regione che chiacchera sempre e non fa niente. Tocca ai politici migliorare la situazione della casa e del lavoro, c’è scontento e sfiducia nella gente. Riflettiamo, ma chi può faccia. E lo faccia al più presto”. Sembra che a distanza di ben trenquattro anni lo scenario non è purtroppo diverso. 

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TORREMAGGIORE ON LINE NON DIMENTICA

Santa Messa di Commemorazione venerdì 6 dicembre 2024 alle ore 18.00 presso la Chiesa di Santa Maria della Strada

Giunta Comunale di Torremaggiore nel 1990 (DC-PSI-PLI)
Foto di Giovanni Alfonzo su gentile concessione per Torremaggiore.Com
Corteo Funebre 8/12/1990 – in rappresentanza del Comune di Torremaggiore il Vice Sindaco Luigi Alfonzo (PSI), tra la folla si nota anche il consigliere comunale Marco Faienza (PSI)

8/12/1990 – Funerali di Lucio Palma e Antonio Piacquaddio – Fonte FontanariTorremaggioresi.com

STRAGE DELLA FOLLIA A TORREMAGGIORE GIOVEDI’ 6 DICEMBRE 1990 – Torremaggiore.Com dal 2010 ricorda ogni anno la Strage di San Nicola avvenuta nella gelida sera del 6 dicembre 1990 affinchè il ricordo sia sempre vivo. Grazie all’intervista rilasciata nel 2010 da Piero Celozzi ( all’epoca agente della Polizia Municipale – che ringraziamo nuovamente – ) abbiamo avviato un percorso annuale di monito per tutta la collettività che prende spunto dalle parole del Vescovo Cassati che celebrò l’omelia funebre per le due vittime Lucio Palma e Antonio Piacquaddio. La loro colpa? Essere presenti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Due uomini innocenti colpiti a morte da uno squilibrato che era fuori dal carcere per colpa degli sconti previsti dalla Legge Gozzini ( legge n° 663 del 1986) e dalla Legge Basaglia (Legge 180 del 13 maggio 1978) che aveva previsto lo smantellamento dei manicomi. Questo episodio dovrebbe ancora oggi far interrogare il legislatore sugli effetti di certe leggi che forse avrebbero meritato una maggiore riflessione per evitare queste morti. NON E’ MAI TROPPO TARDI !

STRAGE DI SAN NICOLA – TORREMAGGIORE 6/12/1990 – Alle ore 20.10 della gelida serata del 6 dicembre 1990, si è consumata una delle pagine più brutte della nostra città federiciana che la stampa denominò “La strage di San Nicola”. Chi si macchiò dell’omicidio di due uomini onesti ed innocenti fu il cinquantenne Michele Manzulli (oggi deceduto) che aveva alle spalle l’omicidio del fratello avvenuto nel 1975, il ferimento di un brigadiere ed anche l’accoltellamento del proprio padre per ragioni di eredità. Nel 1987 il Manzulli, lasciò il carcere dopo solo pochi anni di detenzione, a causa degli effetti della Legge Gozzini che predispone sostanzialmente una serie di misure alternative alla detenzione in carcere in favore di coloro che hanno commesso un reato. La legge Gozzini (legge n° 663 del 1986) venne approvata in Parlamento con ampio consenso ed il voto contrario solo dell’allora Msi. Manzulli pretendeva una casa popolare ed aveva più volte effettuato questa richiesta agli amministratori locali, ma non era soddisfatto delle risposte dell’Amministrazione Comunale; decise perciò il 6 dicembre 1990 di andare direttamente a Palazzo di Città. Il Manzulli riuscì ad entrare senza problemi nella stanza dove si era appena conclusa la riunione di giunta, accompagnato dal cugino il Capogruppo consiliare DC Severino Carlucci, per parlare con il Sindaco. Urlò a gran voce:” Voglio una casa, datemi una casa!” La giunta allora replicò che potevano assegnargli una casa localizzata in Via Togliatti, egli rispose pretendendo una casa popolare situata in Via Marsala n° 105 ; i membri della giunta gli spiegarono che non era possibile perché lo stabile era occupato. A quel punto il Manzulli rispose : “Ah non mi volete accontentare? E allora di qua non esce vivo nessuno !” prese perciò le pistole che teneva nascoste nella cintura ( una revolver cal. 5,75 Velo Dog a sei colpi, un revolver cal. 38 Smith e Wesson ed una una pistola semiautomatica Beretta mod. 34 cal.9) e sparò all’impazzata colpendo mortalmente l’Assessore Palma ed il Segretario del Comune Piacquadio, colpevoli solo di essere presenti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Intanto altri membri della Giunta restavano svenuti a terra, oppure si rifugiavano sotto le scrivanie terrorizzati dall’accaduto, tre assessori riuscirono a scappare immediatamente. Anche l’allora Sindaco Liberatore iniziò a fuggire, ma il Manzulli inseguitolo continuerà a sparare, ferendolo gravemente. Subito dopo scapperà da Palazzo di Città con un furgone derubato ad un cittadino che transitava in quel momento, per recarsi a San Severo e da lì prendere un taxi per andare a Foggia. Sarà dopo arrestato dagli agenti della Polizia di Stato. Al Magistrato dopo dichiarò: “Volevo fare pulizia e liberare Torremaggiore dagli amministratori corrotti, mi ha ispirato Padre Pio….” Lo sdegno della cittadinanza non si fece attendere! Molti sostenevano che era una strage annunciata, dati i precedenti del Manzulli, c’era anche rabbia perché l’uomo non doveva essere in libertà, puntando il dito sia sugli sconti previsti dalla Legge Gozzini , che sullo smantellamento dei manicomi previsto dalla Legge Basaglia (Legge 180 del 13 maggio 1978). In tale circostanza venne anche dichiarato il lutto cittadino. Dopo questa immane tragedia furono dichiarati due giorni di lutto cittadino. Durante i funerali celebrati presso la Parrocchia di Santa Maria della Strada erano presenti circa seimila persone, oltre alle massime autorità civili e militari, c’era anche il Ministro per la Protezione Civile on. Lattanzio in rappresentanza del Governo. Le veritiere parole dell’allora vescovo della Diocesi di San Severo Mons. Carmelo Cassati sono sempre attuali più che mai :” Politici, chiacchierate di meno e fate di più! Non imitate la Regione che chiacchera sempre e non fa niente.” Concluse la celebrazione funebre con queste parole : “ Tocca ai politici migliorare la situazione della casa e del lavoro, c’è scontento e sfiducia nella gente. Riflettiamo, ma chi può faccia. E lo faccia al più presto”.

LA VICENDA GIUDIZIARIA – Michele Manzulli (classe 1940) per questa strage (rispondeva pure di sequestro di persona e porto illegale di tre pistole) è stato condannato dalla Corte d’Assise di Foggia all’ergastolo, il 24 giugno 1992. Il 21 aprile del 1993 la Corte d’Assise d’Appello riconobbe all’imputato il vizio parziale di mente e ridusse la pena a 22 anni e 6 mesi con novecentomila lire di multa. A pena espiata era stato disposto il ricovero presso una Casa di Cura e di custodia per un tempo non inferiore a tre anni. La sentenza è diventata irrevocabile il 6/06/1993. E’ deceduto il 31/08/2002.

LE CONDANNE PRECEDENTI ALLA STRAGE DI SAN NICOLA DEL 6/12/1990 – Il Manzulli era stato condannato per lesioni volontarie in danno di congiunti con sentenza del Tribunale di Lucera in data 17/10/1977 e per omicidio con sentenza della Corte d’Assise di Appello di Bari in data 30/03/1979, sentenze nelle quali era stato riconosciuto il vizio parziale di mente.

LE ARMI UTILIZZATE A PALAZZO DI CITTA’ – Il Manzulli aveva con sè un revolver cal. 5,75 Velo Dog a sei colpi, un revolver cal. 38 Smith e Wesson, una pistola semiautomatica Beretta mod. 34 cal.9 corto e sparò con tutte e tre le armi.

L’ERGASTOLO A MICHELE MANZULLI IN PRIMO GRADO – Durante il processo di primo grado fu disposta una perizia psichiatrica affidata a tre esperti che descrissero così il Manzulli: ” Manzulli Michele presenta una strutturazione di personalità di tipo anetico, antisociale, istrionico che caratterizza il suo comportamento e le sue scelte di vita. Tale personalità si estrinseca con una condotta anaffettiva, fredda ed egoistica in una mente razionale, calcolatrice e previdente. Pertanto il Manzulli, al momento in cui ha commesso il fatto delittuoso per cui è causa, era nelle piene facoltà di intedere e di volere. Ci troviamo di fronte ad una personalità che sa come utilizzare il suo stato e le deviazioni della società per realizzare un suo progetto di vita in senso egoistico, egocentrico e di piacere. Anche il carcere in tale ottica, se non proprio piacere, diventa per lui una condizione accettabile in relazione alla soddisfazione provata nella eliminazione fisica dei suoi oppositori. Mai un senso di colpa si è evidenziato durante il colloquio con i tre esperti. Afferma: La mia soddisfazione sarebbe stata completa se avessi fatto fuori anche il sindaco. Rifarei tutto ciò che ho fatto cercando di non sbagliare il colpo contro il sindaco.” Alla luce di quel parere di tre psichiatri, il pm chiese e ottenne il carcere a vita accolto con soddisfazione da Manzulli: «se non mi danno l’ergastolo mi offendo», aveva detto ai cronisti in attesa della sentenza «perchè voglio essere il primo ergastolano di Torremaggiore».

PROCESSO D’APPELLO A BARI , PENA DIMINUITA – Una nuova perizia psichiatrica, disposta nel processo d’appello celebratosi a Bari, modificò la situazione. «All’epoca dei fatti l’imputato era per infermità in stato di mente tale da scemare grandemente, senza tuttavia escludere, la capacità d’intendere e volere» scrissero altri tre psichiatri, parlando di «disturbo paranoideo di personalità con sintomi psicotici e reazioni patologiche in seguito ad eventi stressanti». In virtù della seminfermità di mente, la pena venne
ridotta dal carcere a vita a 22 anni e 6 mesi di carcere. Morirà nel 2002 all’età di sessantadue anni.

UNA STRAGE ANNUNCIATA ( LEGGE BASAGLIA E LEGGE GOZZINI SOTTO ACCUSA DALLA STAMPA NEL 1990 ) – Il giornalista Gianni Sarrocco dalle colonne del quotidiano Il Tempo il 9 dicembre 1990 scrive testualmente su questa vicenda: “Ha pagato già suo fratello Felice ucciso nel 1975 ( tre anni prima era stato accoltellato nel sonno). Ha pagato il padre Matteo, ferito in più di un’occasione. Hanno pagato Piacquaddio e Palma trucidati giovedì sera. Hanno pagato il sindaco Liberatore ancora in prognosi riservata con una pallottola in testa e il cosnigliere comunale Severino Carlucci, ferito lievemente nella sparatoria in Comune. Prima che lo Stato andasse a Canossa per rimangiarsi in parte la legge sui manicomi aperti, però le teorie basagliane hanno mandato allo sbaraglio decine di malati mentali le cui improvvise esplosioni di follia hanno provocato numerose vittime innocenti, Ma il caso Torremaggiore ha un’aggravante in più che suona come una denuncia per omissione di atti d’ufficio. Infatti in ben due occasioni il giudice dispone il ricovero del Manzulli in casa di cura e di custodia. Non solo non avviene ma nessuno si premura di controllare. A chi tocca? Alla Magistratura oppure alle USL? Intanto il personaggio catalogato come socialmente pericoloso continua a covare in sè la sua pazzia omicida.
Strage annunciata, dunque quella in Municipio. Come annunciato è pure l’omicidio del fratello dell’autore del massacro in comune. La prova? La troviamo in un archivio polveroso del Tribunale di Lucera, tra le pagine di una sentenza datata 17 ottobre 1977 riferita ad un episodio accaduto il 24 ottobre del 1972, cioè tre anni prima che il Manzulli assassinasse il fratello. Nel ’72 in pratica l’accoltella nel sonno. Viene arrestato subito. Ma è scarcerato per decorrenza dei termini il 7 agosto del 1973. Ventidue mesi dopo lo finisce a pistolettate. Nella condanna a 18 mesi per l’accoltellamento si fa riferimento ad un vizio parziale di mente per cui il Tribunale di Lucera (Presidente Raffaele Quitadamo) dispone per sei mesi in casa di cura. Ricovero che non c’è. Come pure rimane in attesa un’analoga disposizione stabilita dai Giudici della Corte d’Assise a conclusione del processo di primo grado per l’assassinio del congiunto. Almeno tre anni in casa di cura dopo i diciotto anni di carcere. Ma Michele Manzulli non solo sconta la pena soltanto in parte grazie alla Legge Gozzini ma in casa di cura o di custodia non ci va affatto. L’autore della strage in Municipio è lui. Ma è solo lui?

A TORREMAGGIORE TUTTI SAPEVANO – TRATTO DALLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DELL’8/12/1990IL RESCONTO DELL’INCONTRO DEL MANZULLI CON I SERVIZI SOCIALI DI TORREMAGGIORE NELLA SETTIMANA ANTECEDENTE ALL’ECCIDIO ED IL TESTO DELLA LETTERA DATATA 14 MAGGIO 1990 INDIRIZZATA AL SINDACO LIBERATORE ( CUGINO DI SECONDO GRADO DEL MANZULLI)

INTITOLATO IL PIAZZALE DELLA PINETA A LUCIO PALMA ED ANTONIO PIACQUADDIO NEL 1993

Nel 1993 la Giunta Comunale capeggiata dal sindaco centrista Avv. Bepi Antonucci ha intitolato il piazzale della Pineta comunale ad Antonio Piacquaddio e Lucio Palma. Nel 2020 in occasione del Trentennale di questa tragedia le istituzioni locali hanno finalmente realizzato un atto che obbliga le future amministrazioni ad effettuare ogni anno una commemorazione dedicata per le giovani generazioni affinchè questa triste pagina di storia locale sia sempre viva.

RASSEGNA STAMPA COMPLETA SULLA STRAGE DI SAN NICOLA DAL 2010 AD OGGI

STRAGE DI SAN NICOLA – IL RICORDO DEL SUPERSTITE MARIO LECCISOTTI – Torremaggiore.Com 2023

STRAGE DI SAN NICOLA, IL RICORDO DELL’AVV BEPI ANTONUCCI – Torremaggiore.Com 2020

STRAGE DI SAN NICOLA, IL RICORDO DI PIERO CELOZZI – Torremaggiore.Com 2010

GLI INTERVENTI COMMEMORATIVI NEL 2020 PRESSO LA PARROCCHIA DI SANTA MARIA DELLA STRADA – Torremaggiore.Com 2020

RASSEGNA STAMPA COMPLETA DEL 6 DICEMBRE 1990 A CURA DEL GIORNALISTA SEVERINO CARLUCCI – Torremaggiore.Com/Fontanari Torremaggioresi 1990

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