6 dicembre 2020: trentennale della strage di San Nicola avvenuta a Palazzo di Città: il ricordo dell’Avv. Bepi Antonucci

6 dicembre 1990 – 6 dicembre 2020: nel segno della riflessione della memoria e dell’attualità delle parole dell’allora Vescovo Cassati che al termine della cerimonia funebre disse: ”Politici, chiacchierate di meno e fate di più! Non imitate la Regione che chiacchera sempre e non fa niente. Tocca ai politici migliorare la situazione della casa e del lavoro, c’è scontento e sfiducia nella gente. Riflettiamo, ma chi può faccia. E lo faccia al più presto”. Sembra che a distanza di trenta anni lo scenario non è purtroppo diverso. 

TORREMAGGIORE.COM NON DIMENTICA

In occasione del trentennale della Strage di San Nicola pubblichiamo il ricordo dell’Avv. Bepi Antonucci.

Sono passati trenta anni da quel fatidico giorno eppure ancora oggi, a distanza di tanti anni, io ricordo perfettamente ogni minuto di quel pomeriggio fino a notte fonda. Il ricordo del mio fraterno amico ,Lucio PALMA, collega di partito, è ancora vivo nel mio cuore e la sua fine ingiusta e dolorosa è un dolore profondo che ritorna ogni volta che penso a quel maledetto giorno. Ricordo benissimo che nel primo pomeriggio ero stato a Castelnuovo della Daunia dove era in programma una amichevole fra il Torremaggiore calcio, di cui ero presidente, e la locale squadra di calcio.
Verso le ore 17 , comunque, ero nel mio studio in via Pastrengo n.28. Sentii suonare il telefono, all’epoca non c’erano i cellulari, e dall’altra parte del filo c’era proprio Lucio. Non ci eravamo sentiti da qualche giorno e mi disse che era stato a Bologna, con suo cugino Teverino Schiavone, alla fiera dell’edilizia. Scherzammo sul più e sul meno , parlammo dei bambini, lui era particolarmente felice per il suo secondogenito, Salvatore, nato non da molto. Poi mi avvertì che quella sera in giunta si sarebbe discusso anche di un contributo alla squadra di calcio e che si sarebbe impegnato in qualità anche di grande tifoso del Torremaggiore. Con Lucio, infatti, spesso avevamo seguito le trasferte del Torre, ma sicuramente ogni domenica era sugli spalti a tifare e darci il suo sostegno: era l’anno in cui il Torre era in promozione e lottavamo per andare in Eccellenza.

8/12/1990 – Funerali di Lucio Palma e Antonio Piacquaddio –
Fonte www.fontanariTorremaggioresi.com
8/12/1990 – Funerali di Lucio Palma e Antonio Piacquaddio –
Fonte www.fontanariTorremaggioresi.com
8/12/1990 – Funerali di Lucio Palma e Antonio Piacquaddio –
Fonte www.fontanariTorremaggioresi.com
Funerali di Lucio Palma e Antonio Piacquaddio –
Fonte www.fontanariTorremaggioresi.com
8/12/1990 La partenza del corteo dal Comune di Torremaggiore – Fonte www.fontanariTorremaggioresi.com

Lucio era contento dell’ingaggio del nuova allenatore, Delio Rossi, e sperava che centrassimo l’obiettivo prefisso. Dopo di che ci salutammo e ci demmo appuntamento alla mattina successiva per prendere il solito caffè e fare due chiacchiere. Ricordo benissimo che mi disse : “comunque ti chiamo a qualsiasi ora per farti sapere se la giunta ha votato il contributo”. Fu l’ultima volta che lo sentii e non immaginavo che da lì a qualche ora sarebbe stato assassinato in maniera vile!! Continuai a lavorare e ricevere clienti. Prima delle otto scesi dalla studio e mi avviai a prendere l’autovettura che era parcheggiata in via Goito. Sotto il Municipio incontrai Ivan di Ianni, il quale mi comunicò che la Giunta non aveva votato il contributo e mi disse di salire per lamentarmi col SINDACO, Pietro Liberatore. Non avevo voglia di andare lì, o forse il destino aveva deciso così. Andai a prende l’auto e tornai a casa a San Severo. Neanche il tempo di parcheggiare e sentii suonare il telefono di casa, andai a rispondere e dll’altro capo del filo c’era un mio cliente, Lello di Battista, il quale con
voce concitata urlava: “Avvocato sei a casa? “ “certo” gli risposi e lui riprese:” qui in Comune c’è stata una strage.Hanno ucciso Lucio Palma,il segretrario comunale Piacquadio e forse anche il Sindaco”. Gli risposi che era una fesseria perché ero passato da pochi minuti sotto al Comune
ed era tutto normale ma lui inistette perché gli era stato riferito da suo cognato, Giovanni Gravina. Cominciai ad allarmarmi chiamai il Comune ma non rispondeva nessuno. Allora telefonai ad Aldo Fantauzzi, mi rispose sua moglie Nadia la quale era agitatissima e mi disse: “si Bepi hanno ucciso Lucio e Tonino e forse anche Pietro Liberatore”. Lasciai la cornetta del telefono ed ebbi una crisi di pianto . Mia moglie mi chiese cosa era successo e al mio racconto anche Lei pianse. Subito andai a prendere l’auto e tornai a Torre in Comune. La prima persona che incontrai fu il maresciallo dei Vigili, Piero Celozzi, anche lui molto amico di Lucio, il quale in lacrime mi raccontò tutto. Dopo entrai nella sala dell’eccidio. Ricordo un silenzio assordante, il silenzio della morte!!!! Non si può spiegare ma è un silenzio penetrante , struggente, straziante: in quell’attimo rivivi tutto il tuo rapporto con un amico che fino a poche ore fa era vivo, era felice, era pieno di propositi per l’avvenire suo e della sua famiglia, e che invece non c’era più, perché una mano assassina e spietata lo aveva ucciso in maniera barbara e vigliacca. Ero lì impietrito e forse piangevo quando venni raggiunto da una voce: “buona sera avvocato,meno male che lei è qui”.
Era il sostituto procuratore della Repubblica, dr.Eugenio Turco, il quale mi raccontò sommariamente una prima ricostruzione dei fatti e dopo mi invitò a seguirlo perché aveva bisogno di me. Andammo in una altra stanza e mi nominò difensore di ufficio dell’assassino, perché occorreva un avvocato per i primi accertamenti. Ricordo che misi le firme e poi di corsa raggiunsi l’ospedale civile. Era una caos: gente che piangeva e si disperava. Pina , la moglie di Lucio, sapeva solo che era stato ferito e non che era già all’obitorio.Enzo,il fratello di Lucio, era seduto su di una sedia distrutto con lo sguardo fisso nel vuoto. Ad un certo punto dalla sala operatoria uscì il professor Nicola Bellantuono, il quale aveva operato Pietro Liberatore, e ci disse che era gravissimo e che lo avrebbe trasportato in terapia intensiva presso gli Ospedali Riuniti di Foggia. Sotto schock nel pronto soccorso c’erano Alcide di Pumpo e Severino Carlucci, contro il quale l’assassino aveva esploso dei colpi di pistola che si erano però infranti sul suo montone pesante. Ricordo che erano tutti distrutti: Aldo Fantauzzi, Raffaele Maiellaro ed altri esponenti della D.C. Era accaduta una cosa inimmaginabile, una tragedia enorme. Due servitori dello Stato, Lucio Palma e Tonino Piacquaddio, erano stati barbaramente trucidati da una mente diabolica e malata, che però aveva messo con lucidità in atto il suo piano assassino e, quindi, tanto matto non doveva essere. Ad un certo punto gli infermieri ci chiesero di lasciare l’ospedale e lo facemmo in silenzio e con il cuore gonfio di dolore. Tornai a casa e cominciai a parlare con mia moglie di tutto quello che provavo e Lei mi ascoltava con gli occhi gonfi dal pianto per quei poveri morti innocenti. Verso le 11,15 sentimmo squillare il telefono , dall’altro capo del filo c’era il Procuratore Turco il quale mi disse: “ Avvocato la sto mandando a prendere da una gazzella dei C.C. perché l’assassino lo abbiamo arrestato a Foggia, siamo in Questura, quindi, lei ci raggiungerà qui per la convalida dell’arresto”. Dopo pochi minuti arrivò un’Alfa Romeo 75 della Compagnia CC di San Severo ,la quale mi caricò e a sirene spiegate raggiunse Foggia.

AlfaRomeo 75 CC – www.mitoalfaromeo.com –

Entrai nella stanza dove c’era il dr. Turco il quale mi salutò e mi fece vedere l’arsenale che aveva addosso quel delinquente: una Beretta 7,65 ed una Colt a tamburo, ed in un foglio di giornale decine e decine di proiettili. Dopo entrò Lui. Sentii una rabbia enorme dentro di me e dovetti dar mano a tutto il mio autocontrollo per non prenderlo a schiaffi. Il dr.Turco gli chiese: “Ha visto cosa ha combinato?” e la bestia senza alcuna emozione rispose: “ non sono stato io è stato Padre Pio a dirmi vai là e uccidili tutti!”. Dopo di che non rispose a nessuna domanda che gli fece il Procuratore. Chiudemmo il verbale e fui riaccompagnato a casa. Ma ancora oggi le domande sono: chi aveva dato le due pistole ad un assassino da
poco messo in libertà? Che gli aveva dato tutti quei proiettili di cui era fornito? Perché si era accanito sul corpo del povero Lucio finendolo con un secondo proiettile alla tempia? Sono domande che a trenta anni dalla strage di San Nicola non hanno mai avuto una risposta: ma il dolore di due famiglie, quella Palma e quella Piacquaddio, non può essere dimenticato dalla nostra comunità. Quando ero SINDACO di Torremaggiore la mia Giunta intitolò il piazzale della pineta ad Antonio Piacquaddio e Lucio Palma, ma non basta ! Occorre che ogni anno la nostra comunità ricordi la fine tragica di questi suoi servitori e la trasmetta ai tanti giovani che in quel maledetto giorno non erano ancora nati. Non bisogna dimenticare bisogna ricordare.

Lo Staff di Torremaggiore.Com ringrazia l’Avv. Bepi Antonucci per la testimonianza che ha concesso in occasione del trentennale di questo evento ed il sig. Fulvio De Cesare per la gentile concessione delle fotografie scattate da Severino Carlucci l’8/12/1990 tratte dal sito FontanariTorremaggioresi.com.

Affinchè il ricordo sia sempre vivo riproponiamo anche l’articolo-intervista realizzata da Michele Antonucci nel 2010 pubblicata sul Portale e Giornale di Foggia e Provincia www.capitanata.it  e riportata ogni anno da Torremaggiore.Com a perenne ricordo di questa pagina dolorosa di storia locale  che deve far riflettere tutta la comunità.

null
null

Commemorazione Strage San Nicola – Torremaggiore 6 dicembre 2010 – Torremaggiore.Com – per non dimenticare MAI

Alle ore 20.10 della gelida serata del 6 dicembre 1990, si è consumata una delle pagine più brutte della nostra città federiciana che la stampa denominò “La strage di San Nicola”. Chi si macchiò dell’omicidio di due uomini onesti ed innocenti fu il cinquantenne Michele Manzulli (oggi deceduto) che aveva alle spalle l’omicidio del fratello avvenuto nel 1975, il ferimento di un brigadiere ed anche l’accoltellamento del proprio padre per ragioni di eredità. Nel 1987 il Manzulli, lasciò il carcere dopo solo pochi anni di detenzione, a causa degli effetti della Legge Gozzini che predispone sostanzialmente una serie di misure alternative alla detenzione in carcere in favore di coloro che hanno commesso un reato. La legge Gozzini (legge n. 663 del 1986) venne approvata in Parlamento con ampio consenso ed il voto contrario solo dell’allora Msi. Manzulli pretendeva una casa popolare ed aveva più volte effettuato questa richiesta agli amministratori locali, ma non era soddisfatto delle risposte dell’Amministrazione Comunale; decise perciò il 6 dicembre 1990 di andare direttamente a Palazzo di Città. Il Manzulli riuscì ad entrare senza problemi nella stanza dove si era appena conclusa la riunione di giunta, accompagnato dal cugino il Capogruppo consiliare DC Severino Carlucci, per parlare con il Sindaco. Urlò a gran voce:” Voglio una casa, datemi una casa!”

La giunta allora replicò che potevano assegnargli una casa localizzata in Via Togliatti, egli rispose pretendendo una casa popolare situata in Via Marsala n° 105 ; i membri della giunta gli spiegarono che non era possibile perché lo stabile era occupato. A quel punto il Manzulli rispose : “Ah non mi volete accontentare? E allora di qua non esce vivo nessuno !” prese perciò le pistole che teneva nascoste nella cintura (una calibro 22, un revolver e una calibro 9 lungo) e sparò all’impazzata colpendo mortalmente l’Assessore Palma ed il Segretario del Comune Piacquadio, colpevoli solo di essere presenti nel posto sbagliato al momento sbagliato. Intanto altri membri della Giunta restavano svenuti a terra, oppure si rifugiavano sotto le scrivanie terrorizzati dall’accaduto, tre assessori riuscirono a scappare immediatamente. Anche l’allora Sindaco Liberatore iniziò a fuggire, ma il Manzulli inseguitolo continuerà a sparare, ferendolo gravemente. Subito dopo scapperà da Palazzo di Città con un furgone derubato ad un cittadino che transitava in quel momento, per recarsi a San Severo e da lì prendere un taxi per andare a Foggia. Sarà dopo arrestato dagli agenti della Polizia di Stato.

Al Magistrato dopo dichiarò: “Volevo fare pulizia e liberare Torremaggiore dagli amministratori corrotti, mi ha ispirato Padre Pio….” Lo sdegno della cittadinanza non si fece attendere! Molti sostenevano che era una strage annunciata, dati i precedenti del Manzulli, c’era anche rabbia perché l’uomo non doveva essere in libertà, puntando il dito sia sugli sconti previsti dalla Legge Gozzini , che sullo smantellamento dei manicomi previsto dalla Legge Basaglia (Legge 180 del 13 maggio 1978). In tale circostanza venne anche dichiarato il lutto cittadino. Durante i funerali erano presenti circa seimila persone, oltre alle massime autorità civili e militari, c’era anche il Ministro per la Protezione Civile on. Lattanzio in rappresentanza del Governo. Le veritiere parole dell’allora vescovo della Diocesi di San Severo Mons. Carmelo Cassati sono attuali più che mai :” Politici, chiacchierate di meno e fate di più! Non imitate la Regione che chiacchera sempre e non fa niente.” Concluse la celebrazione funebre con queste parole : “ Tocca ai politici migliorare la situazione della casa e del lavoro, c’è scontento e sfiducia nella gente. Riflettiamo, ma chi può faccia. E lo faccia al più presto”.

targa-strage-san-nicola

Lapide commemorativa presso il Palazzo di Città a Torremaggiore

La mattina del 6 dicembre 2010, dopo la commemorazione presso il Cimitero di Torremaggiore da parte delle famiglie delle vittime, del Sindaco, della Giunta Comunale, dei dipendenti comunali e di semplici cittadini, è stata rivolta qualche domanda ad un amico del compianto Assessore Palma, Piero Celozzi, che ringraziamo per la sua disponibilità.

Che ricordo ha della sera del 6 dicembre 1990?
Di quella sera ho un bruttissimo ricordo, prestavo servizio proprio in quella serata ed eravamo rientrati con la Campagnola al Comando (che nel 1990 era presso il Castello Ducale). Il piantone nella persona di Faienza Giovanni. Appena siamo rientrati, ha ricevuto una telefonata effettuata da un cittadino che segnalava il fragore di colpi di pistola provenienti da Palazzo di Città ed erano le 20.20 – 20.30. Immediatamente io ed il vigile Gildone andammo al Municipio , vedemmo una moltitudine di gente accorsa a mò di ferro di cavallo, salimmo sopra e percepimmo subito il classico odore di cordite, cioè della polvere da sparo. Unitamente a noi, c’era il macellaio Luigi D’Errico che ci accompagnò al primo piano nell’odierna Sala Federico II, dove venti anni fa c’era la stanza del sindaco . Trovammo la porta chiusa ed io dovetti tirare un calcio per aprirla, fui il primo ad entrare e trovai la persona del Segretario Piacquadio disteso a terra già morto e l’amico Lucio disteso con la testa sull’addome del segretario anche lui, disgraziatamente morto. Diedi subito l’allarme. Arrivò il Comandante, i soccorsi , ed anche gli altri amministratori che erano nel Palazzo : il compianto Luigi Alfonzo, Marco Faienza ,Alcide Di Pumpo e Mario Leccisotti. Qualche secondo prima del nostro arrivo il Manzulli continuò a sparare in Piazza della Repubblica all’allora sindaco Liberatore.

Che evoluzioni ci furono riguardo all’accaduto?
Seguirono le indagini da parte nostra e dell ‘Arma dei Carabinieri. Andammo anche a casa del Manzulli per la perquisizione dell’abitazione e per verificare se ci fossero altre armi. Fu una serata terribile avvolta anche da una nevicata.

Venti anni dopo, crede che ci siano delle colpe, si poteva evitare? L’appello che fece durante il funerale il Vescovo ai politici come lo giudica?
Non credo che la colpa sia della classe dirigente politica, molti credono che gestire la cosa pubblica sia una cosa semplice, invece non è così.
Tutti possono promettere e dopo non mantenere. All’epoca l’accaduto non poteva sembrare solo una grave disgrazia: chi si macchiò dell’omicidio dei due nostri carissimi lavoratori ed innocenti concittadini aveva già in passato dato segni di squilibrio.
Difatti era stato arrestato e rimesso in libertà, poiché aveva ucciso il fratello e sparato anche ad un appuntato dei Carabinieri durante l’inseguimento. La Magistratura e i medici non dovevano assolutamente permettere, anche se gli era stata riconosciuta l’infermità di mente, che una persona con tali disturbi mentali tornasse in libertà.

La Magistratura a chi deve rispondere se sbaglia?
La nostra società non riesce più a contenere questi fenomeni, ci si accanisce contro chi lavora onestamente , si perdona troppo facilmente e chi è proteso a delinquere ha tutta la società a favore, tutti, nessuno escluso.
Una autentica società civile e reale deve premiare chi lavora onestamente, aiutare chi ne ha bisogno e punire in maniera giusta ed equa i cittadini che commettono dei reati. Costoro devono pagare il debito con la società secondo la loro gravità e, se necessario, anche con il carcere duro, la certezza della pena in Italia è quanto di più incerto esista. E’ uno scenario che certifica «l’assoluta inutilità della risposta dello Stato e la vanificazione degli sforzi della magistratura e delle Forze di Polizia».
(2010)