Torremaggioresi illustri: il 6 ottobre 1956 moriva l’Ing. Luigi Grassi promotore della tramvia elettrica Torremaggiore San Severo in servizio dal 1925 al 1962

In occasione del sessantaseiesimo anniversario della dipartita dell’Ing. Luigi Grassi, lo staff di Torremaggiore.Com riporta la nota creata dal dr Marcello Ariano e già da svariati anni presente nella Rubrica Personalità Torremaggioresi affinchè il ricordo di questo illustre cittadino sia sempre vivo.

Ing. Luigi Grassi ( 1870-1956) – Benemerito professionista, si deve a lui l’iniziativa di voler realizzare nella tratta da Torremaggiore e San Severo una tramvia elettrica che fu inaugurata nel 1925 ma completata nel 1927. Il tram era costituito da due motrici, due rimorchi e un locomotore, con capolinea presso l’edificio scolastico “San Giovanni Bosco”; cessò di funzionare nel 1962 e fu sostituita da autobus. All’inaugurazione del tram era presente il Segretario del Partito Nazionale Fascista on. Augusto Turati.

Ing. Luigi Grassi – l’ingegnere della tranvia Torremaggiore San Severo – www.torremaggiore.com –

L’ingegnere Luigi Grassi è stato un esponente altamente qualificato di quel ceto tecnico-professionale (ingegneri, medici, architetti, tecnici ed economisti agrari), emergente in Capitanata nel corso del primo cinquantennio del secolo XXº, il cui contributo alla soluzione delle innumerevoli problematiche provinciali (bonifiche, trasformazioni fondiarie, irrigazione, lotta al paludismo e alla malaria, innovazioni infrastrutturali) fu di non poco conto, anzi, rappresenta, sul piano storico, una delle peculiarità nei processi di modernizzazione del territorio pugliese.

Di modeste origini – il padre, Michele, è intagliatore ebanista, la madre “donna di casa” si chiama Concetta Angelitto – nasce a Torremaggiore, “nella strada di Santo Nicola”, il 20 ottobre 1870, compie gli studi universitari a Napoli, conseguendo la laurea in ingegneria civile il 6 settembre 1894. Già la scelta di un percorso impegnativo di studi è indice del suo abito mentale, della sua volontà di affrancarsi dallo stato di appartenenza e di progredire socialmente attraverso l’istruzione e l’attività professionale. Si può ritenere che l’orientamento del giovane Grassi sia di “rottura” rispetto al sistema dei valori culturali e ideologici allora dominanti e alla consolidata prassi meridionale del tempo, più che altro giuridica e letteraria. La sua scelta, in sostanza, assecondata dalla famiglia con gravi sacrifici, significa che egli si dispone ad affrontare la realtà del suo tempo con una nuova mentalità, quasi un antesignano nel concepire il “sapere” collegato al “fare”.

Dopo la laurea, ritorna a Torremaggiore. In breve tempo, trova ampi spazi per l’esercizio della professione, essendo la città, nei primi lustri del Novecento, in fase di espansione edilizia. Si guadagna la stima e la fiducia dei propri concittadini, è chiamato a progettare numerosi edifici privati, non solo, ma progetta e dirige molte opere pubbliche di notevole importanza. Tra queste, ricordiamo gli edifici scolastici di Troia, Casalnuovo Monterotaro, Serracapriola, la strada circumgarganica Mattinata-Vieste, il ponte sul Fortore tra Casalnuovo e Colletorto, etc. Va ricordato, inoltre, che quando agli inizi del ’900, a Torremaggiore, per l’erigendo nuovo edificio scolastico sito in Corso Vittorio Emanuele (l’attuale Corso Matteotti) si decise di cambiarne l’uso e la destinazione per farne il nuovo Palazzo Comunale, “stante la sua centralità” (come si legge in un documento dell’archivio comunale) tra la parte antica dell’abitato e quella di più recente formazione (il cosiddetto Borgo Nuovo), l’incarico di dirigerne i lavori di modifica e conversione sono affidati all’ingegner Luigi Grassi.

Ma il suo nome è legato principalmente alla prima ferrovia in concessione della Provincia di Foggia: la tranvia elettrica San Severo-Torremaggiore, a scartamento ordinario. La tranvia fu costruita in due “tranches” e fu aperta all’esercizio il 25 agosto 1925 per la tratta Torremaggiore-San Severo per il solo traffico viaggiatori; il secondo tratto relativo al collegamento con la stazione ferroviaria di San Severo fu ultimato dopo circa due anni, e inaugurato il 19 giugno 1927 alla presenza del Segretario del Partito Nazionale Fascista, Augusto Turati. L’ultima corsa avvenne il 31 marzo 1962, quando il tram fu sostituito dai pullman di linea, sempre gestiti dalla STIEC (Società Tranvia e Industria Elettrica di Capitanata), la società fondata dall’ingegnere torremaggiorese.

L’armamento tranviario riguardava i due settori del trasporto, il servizio viaggiatori e il servizio merci. Per il primo servizio, il materiale rotabile era composto di due elettromotrici bidirezionali a due assi suddivise in posti di prima e seconda classe, numerate 1 e 2, ognuna con la capacità di 54 posti, 32 a sedere e 22 in piedi; di due vagoni rimorchiati, pure a due assi, con soli posti di seconda classe, numerati 21 e 22; ogni vagone aveva la capacità di complessivi 54 posti. Per il secondo servizio, la STIEC disponeva di un locomotore, sempre a due assi, con ampio bagagliaio merci al centro; era dotato di doppio aggancio tranviario e ferroviario, sicché ne era possibile l’utilizzo sul tratto che raccordava la tranvia alla stazione ferroviaria di San Severo. Infatti, particolare tecnico di non poco conto, la linea tranviaria essendo a scartamento normale, era compatibile con la linea ferroviaria. Completavano la dotazione del materiale rotabile il carrello per la manutenzione della rete aerea della linea elettrica e alcuni carri, del tipo pianale, per il trasporto merci. Le elettromotrici e il locomotore erano equipaggiati con due motori del tipo CT 135b, costruiti dalla CGE di Milano, della potenza di 50 HP ciascuno con relativi controllers; la presa di corrente era a pantografo. Il fabbricato delle officine, delle rimesse e degli uffici della STIEC sorgeva a Torremaggiore su un ampio spiazzale in prossimità di quello che allora era il Piano delle fosse granarie: era costituito da una vasta rimessa con tre binari, capace di contenere ben 9 vetture; vi era poi la sottostazione elettrica per alimentare la linea. Annesso c’era un locale con la batteria degli accumulatori, che veniva caricata dal gruppo speciale Pirani. Attigui c’erano altri locali, per gli uffici, magazzino ed abitazione del personale.

Il collegamento tra i due centri del Tavoliere inizialmente era garantito con diciotto corse giornaliere, in rapporto ai treni di passaggio per la stazione di San Severo; la «corsa in tram», in un senso o nell’altro, durava circa mezz’ora, con diverse fermate facoltative; successivamente, nel secondo dopoguerra, le corse giornaliere in entrambi i sensi furono aumentate a trenta.

I dipendenti, tra personale viaggiante, addetti macchine e manutentori, erano tutti di Torremaggiore: c’erano il capo officina, il capo deposito, cinque manovratori e bigliettai, tre operai addetti alle officine e alle rimesse e due cantonieri. A questi andava aggiunto il personale amministrativo, composto da un ragioniere e una contabile-segretaria.

La tranvia elettrica è stata una tappa significativa nel cammino delle comunità di San Severo e di Torremaggiore. Innanzitutto, fu una “bretella” con la ferrovia adriatica (facente parte di quella rete ferroviaria “secondaria” confluente sul Capoluogo da Lucera, da Manfredonia, da Rocchetta, dal Gargano), e stabilì un nuovo equilibrio tra la parte interna, subappenninica e basso-molisana, e la parte pianeggiante della Capitanata, gravitanti sui due centri che con i loro ordinamenti produttivi (vite, olivo, mandorlo) costituivano un significativo modello gravitazionale. È stata la prima opera, nella prima parte del secolo Ventesimo, volta a creare un rapporto nuovo fra le due comunità dell’Alto Tavoliere, e ad instaurare in breve in tempo un costume nuovo garantendo continuità e regolarità alla comunicazione e agli scambi; per certi aspetti, ha costituito per i due comuni una finestra sulla modernità. Quello che si può sostanzialmente dire è che la tranvia ha rappresentato un fattore propulsivo della crescita locale, scenario e sanzione di un passo avanti alla ricerca di diversi equilibri territoriali e politico-sociali.

Luigi Grassi, fondatore e amministratore della “prima e unica tramvia della Daunia”, come scrisse l’autorevole giornale locale il Foglietto dell’11 ottobre 1956, alla particolare competenza tecnica nel ramo dei trasporti (non a caso fu per diversi anni Delegato per la Provincia di Foggia della Confederazione dei Trasporti e socio apprezzato del Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani) univa una grande oculatezza amministrativa. Nel 1952, a Foggia, alla presenza di numerose autorità e con l’intervento del Presidente nazionale dell’Ordine degli ingegneri, gli fu conferita dall’Ordine degli Ingegneri della Capitanata la medaglia d’oro per le alte benemerenze acquisite in quasi sessant’anni di attività professionale.

La prerogativa di Grassi, non diversamente dagli altri esponenti del nuovo ceto tecnico provinciale, è stata quella di richiamare l’interesse dei pubblici amministratori «addetti ai lavori» alle priorità e ai problemi concreti del territorio, di puntare alla valorizzazione delle risorse locali – con lo sguardo attento a cogliere i risvolti sociali – sollecitando gli ambienti politici ad uno sforzo di interpretazione, segno peraltro di una «pedagogia» dei fatti davvero inconsueta, e a fornire il proprio ingegno e le proprie capacità professionali per l’attuazione dello sviluppo. Tanto più questo vale per la vicenda della tranvia elettrica di Torremaggiore che si sviluppa tutta, nell’arco d’un cinquantennio, come strumento privatistico che svolge un servizio di pubblica utilità.

Luigi Grassi si spense a 86 anni, il 6 ottobre 1956. Le sue spoglie riposano nella cappella di famiglia, nel cimitero monumentale di Torremaggiore.