Riflessione pubblica di Giorgio Barassi: storia triste della toponomastica locale

In tutta Italia, l’intitolazione delle strade o di impianti, monumenti, luoghi pubblici segue una storia naturalmente locale. Le vie principali dei nostri Comuni hanno spesso traverse dedicate a persone del luogo che sono nella storia. Basta viaggiare per la nostra Nazione, che di uomini e donne alla storia ne ha dati in abbondanza.

Anche in questo, Torremaggiore fa eccezione. Siamo un caso quasi unico, perché basta guardare a chi e come sono intitolati luoghi pubblici e si capisce quanto sia tristemente becera l’abitudine a sottostimare, nascondere ed ignorare gente che ha fatto grandi cose, a favore di soliti e noiosi noti o di gente che non ha grandi meriti.

Basta vedere che al Generale Antonio Lippi, torremaggiorese, uno dei primi italiani a fregiarsi della V rossa di pilota Velocista (superare i 500 kmh in volo orizzontale era un record per pochi), il trasvolatore oceanico, è stata dedicata una via buia e piccola. O basta vedere, e si vede, che il giochetto delle intitolazioni di luoghi pubblici è parte dei capricci e dei pateracchi da politicuccia locale: tu intesti una via ai tuoi, io ai miei. Che tristezza. Che squallore.

Ottorino Barassi, segretario e presidente della FIGC, vicepresidente della FIFA, è ritornato ai vertici di buona cronaca quando, nello scorso gennaio, la testata torremaggiore.com mi ha chiesto notizie della Coppa del Mondo, allora Coppa Rimet, che fu nascosta ai tedeschi proprio nel nostro paese, sotto il letto della zia di mio padre, Lisetta Barassi, per decisione del cugino famoso,  Ottorino. Me ne strafotto, sia chiaro, di chi pensa (ma non dice) che la faccenda sia una sorta di autoencomio. Se mi chiamassi Brambilla o Patané avrei fatto la stessa cosa e posso garantirlo.

Il fatto è che Ottorino Barassi è noto nel mondo, ha lavorato nel calcio che contava per tutta la vita e, sia detto a titolo solo cronachistico, dall’Argentina e dal Brasile mi hanno chiesto ultimamente notizie del trofeo nascosto. Famoso fuori, sconosciuto a casa sua. Destino o cecità ignorante e complice ?

La promessa di intitolare lo stadio a Ottorino è diventata perfino “delibera di giunta”. Ma niente. Dopotutto fa comodo al pollaio della politicuzza locale lasciare le cose come stanno, si sa. Altrove avrebbero fatto cose importanti, compresi, ahimè, quei convegni che non sono altro che un permanente tamburellamento scrotale senza un fine o un risultato concreto. Ma da noi, niente. Solo chiacchiere e, come prevedo, “skús e m’l tèmb”. Si dirà che la Prefettura non ha risposto, che la FIGC è in crisi (lo è, ora più di prima). Si preferisce il panem et circenses spicciolo, robetta per acquisire voti e posizioni.

Si grida al miracolo per cosette che altrove fanno ridere e così si tiene contenta la popolazione, nel rispetto del dileggio-incitamento di una volta: “Vútt, ka u pòpl yé gnoránd”.

Sanno, gli ineffabili intitolatori, che Torremaggiore ha dato i natali a gente che si è distinta per veri valori in più campi? Sanno che in tutta Italia esistono vie dedicate a Cicerone, Virgilio, Catullo e da noi no? Sanno  che, ad esempio, i nostri artigiani muratori di un tempo venivano chiamati fuori sede per la loro riconosciuta bravura? E sanno che, a vedere le devastazioni ultime, passate per virtuose innovazioni, le loro ossa si ribaltano nelle umili bare ? No. Non lo sanno. Ignorano.

Quanto ad Ottorino (tutti quelli che sanno di lui lo chiamano così), invito i lettori a conoscerne meglio la storia e le capacità.

 “Vecchia volpe”, lo chiamava il mitico Gianni Brera, riconoscendone l’abilità. Ma della intitolazione dello stadio, nessuna notizia. Eh già. Ormai è agosto. Il rituale della vacanza di massa è al suo vertice quanto le mise disastrose che si vedono in giro, in orrida abbondanza. Quanto le urla sconnesse di pseudocantanti da baraccone davanti ai locali, che squarciano la quiete della notte e devastano il sonno di chi, come i nostri agricoltori, hanno poco tempo per riposare, perché di mattina si va al lavoro prestissimo. Ma si sa, anche i luoghi di aggregazione sono sacche di voti, a dispetto di leggi e regolamenti.

In quello, si, siamo Campioni del mondo. 

Uno che ha contribuito alla prima vittoria mondiale dell’Italia nel calcio, invece, conta meno. Che tristezza.

Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore

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