

(TMOL) La Società di Storia Patria per la Puglia ha pubblicato in questi ultimi giorni nei «Quaderni dell’Archivio Storico Pugliese» il recentissimo apporto del nostro concittadino, avvocato Mario Fiore, dal titolo: “Fiorentino e Codac(c)hio – sincretismo e aggregazione: dall’Akathistos alla Sūrah (XIX) Maryam”. Abbiamo intervistato l’Autore sul senso e la motivazione del suo lavoro, dal titolo abbastanza chiaro per noi torremaggioresi; ma dal sottotitolo, alquanto criptico e sibillino a prima vista; e dalla conversazione è emersa la volontà di contribuire, sulla scorta di quanto posto in essere dalle passate generazioni, all’integrazione degli odierni immigrati, per la maggioranza di fede islamica, partendo dagli insegnamenti desumibili proprio dai testi sacri delle rispettive religioni.

Riteniamo di dover lasciare la parola direttamente all’avvocato Mario Fiore:
“l’avanzare dell’età e le personalissime esperienze vissute mi hanno indotto a porre in iscritto il mio pensiero. Il titolo che ho voluto dare non tragga, tuttavia, in inganno in quanto non è stata mia intenzione aggiungere un ulteriore, pleonastico, brandello alla già tanto tormentata storia paesana. Ho voluto, piuttosto, far cadere l’attenzione degli eventuali lettori sulle “religioni” sotto il profilo sociologico, come fattore unificante ed unificatore, tralasciando i fanatismi e gli eccessi riscontrabili in ogni epoca ed a tutte le latitudini.
“Non ho dato, volutamente, spazio alla bistrattata opinione del giovanissimo (appena venticinquenne) Karl Marx che considerò – non a torto dal suo punto di osservazione temporale – il fenomeno quale frutto velenoso degli imperversanti (lerci a quei tempi e, talvolta, ancor oggi) clericalismi sia del becero pretume che del retrivo laicismo, sempre e sovrattutto interessati al machiavellico “particulare”.
“È forse opportuno ricordare che il Filosofo-economista di Treviri, infatti, nell’introduzione del poco conosciuto saggio Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico (Einleitung zu Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie, Deutsch-Französische Jahrbücher, 1844) scrisse:
“«Il fondamento della critica irreligiosa è: l’uomo fa la religione, e non la religione l’uomo. Infatti, la religione è coscienza di sé e il sentimento di sé dell’uomo che non ha ancora conquistato o ha già di nuovo perduto se stesso. Ma l’uomo non è un’entità astratta posta fuori dal mondo. L’uomo è il mondo dell’uomo, lo Stato, la società. Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico, la sua logica in forma popolare, il suo point d’honneur spiritualistico, il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne completamento, il suo universale fondamento di consolazione e giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell’essenza umana, poiché l’essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale la religione è l’aroma spirituale.
“«La miseria religiosa è insieme l’espressione della miseria reale e la protesta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, così come è lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l’oppio del popolo (Die Religion ist der Seufzer der bedrängten Kreatur, das Gemüth einer herzlosen Welt, wie sie der Geist geistloser Zustände ist. Sie ist das Opium des Volks).
“«Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo – continua Marx – vuol dire esigerne la felicità reale. L’esigenza di abbandonare le illusioni sulla sua condizione è l’esigenza di abbandonare una condizione che ha bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è in germe, la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l’aureola.»
“Come si deduce il Filosofo pone il fenomeno religioso e, quindi, tutte le religioni sullo stesso piano.
“Il fanatismo religioso, è stato osservato, si traduce in un tifo e minaccia la convivenza pacifica e misconosce la libertà di chi ha credenze diverse; mentre quello politico porta sempremai a conflitti sociali e mai a soluzioni pacifiche. Mutuando un aforisma di Flaiano, tutti costoro, alla fin fine, “si battono per un’idea che, in effetti, non hanno.
“A questo punto sento di poter affermare che anch’io, pur non essendo qualunquista, non riesco ad immedesimarmi in uno dei diversi “credo” religiosi e politici che mi propongono, perchè a sentire chi ad essi partecipa il proprio credo è il solo ed unico ad essere sempre nel giusto, mentre tutti gli altri difettano in qualcosa.
Ho, tuttavia, voluto evidenziare, partendo dalle vicende prossime alla storia torremaggiorese, la prossimità sussistente, attraverso l’Eterno Femminino, tra l’Islam ed il Cristianesimo: Maria – ponte tra l’umanità dolente e la Divinità nell’inno Achathistos; Semprevergine eletta ad eterno da Allah, nel Corano – rappresenta il sublime elemento unificatore, dal quale potersi muovere per la pacificazione tra entrambe le etnìe.
Torremaggiore 2 agosto 2026
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