La replica di Nicola De Simone sulla proposta di conferire la cittadinanza onoraria di Torremaggiore a Francesca Albanese lanciata dal Presidente dem Ennio Marinelli

Chiudo, per quel che mi riguarda, la discussione su questo tema con queste mie considerazioni. Appare evidente che da parte di alcuni si stia cercando di spostare il discorso dal merito della proposta al campo della contrapposizione ideologica. È un vecchio trucco, lo conoscono ormai anche i bambini, ma non regge. La mia riflessione non nasce da una posizione ideologica, ma da una domanda di metodo e di opportunità: una cittadinanza onoraria ha maggiore forza quando è condivisa, quando rappresenta un gesto corale della comunità, e non solo l’espressione di una parte politica. Questo non significa negare un valore all’impegno di Francesca Albanese, né ignorare le minacce che sembra aver ricevuto, ma piuttosto chiedersi se sia la figura più adatta a incarnare un messaggio di unità e solidarietà per la nostra città.

La questione non è “sinistra contro destra”, né può diventare un ennesimo referendum sull’intera storia delle cittadinanze onorarie italiane (Ancora? E basta!). Qui si parla di una proposta concreta, attuale, che riguarda una figura divisiva, con punti oscuri nel suo profilo e nel percorso che l’ha portata all’incarico ONU. Nessuna risposta è stata data su aspetti rilevanti. E no, non basta invocare la minaccia subita o l’impegno dichiarato: servono trasparenza e credibilità.

E’ vero, ogni cittadinanza onoraria è un atto politico, certo, ma dovrebbe essere anche un gesto simbolico capace di unire la comunità. Se la proposta genera scontro, anziché consenso, qualcosa non funziona. Un’Amministrazione seria punta a riconoscimenti che uniscono, non a bandiere piantate per marcare il territorio politico. Altrimenti, si ammetta apertamente che si vuole polarizzare, non costruire. Sono state poste domande precise, non provocazioni: sulle modalità della nomina della Signora Albanese, sul suo reale profilo professionale, sul contesto familiare in cui opera. Sono questioni di trasparenza che meritano risposte prima di un conferimento tanto significativo. Il valore di un riconoscimento pubblico si misura non solo nell’intento, ma nella sua capacità di parlare a tutti. Non a una sola parte.

La citazione di Liliana Segre è paradigmatica: proprio questa figura, universalmente rispettata, non ha avuto bisogno di conoscere la Città per riceverne gratitudine unanime. E questo dimostra che il legame simbolico può funzionare solo se è condiviso.

La denuncia degli orrori a Gaza è giusta e la condivido. Io aggiungo, e vorrei che anche altri lo facessero, anche la denuncia degli orrori che quotidianamente, da anni, la Russia compie in Ucraina. E non dimentico, e invito anche altri a non farlo, che in mano ai terroristi sanguinari di Hamas ci sono ancora ostaggi i cui corpi neanche da morti vengono restituiti al pianto delle madri e dei parenti. Ma anche in questo, c’è modo e modo. Se vogliamo fare qualcosa di vero, concreto e autorevole, scegliamo figure che parlino alla coscienza di tutti, senza ambiguità né appartenenze. Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa è uno di questi. Il Cardinale Pizzaballa è un esempio concreto: presente, credibile, ascoltato da tutti. Ecco dove si costruisce il consenso. Ecco dove si fa politica che lascia il segno. Se Torremaggiore vuole dare un segnale forte, che lo faccia con autorevolezza e visione, non con provocazioni ideologiche. Why not? Perché no davvero?

Nicola De Simone

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