Teresa Coppola (ACLI Terra Puglia): è grave la crisi del grano duro in Puglia

Le quotazioni di questi giorni delle Commissioni Cereali delle Camere di Commercio Pugliesi stanno segnando una forte tendenza al ribasso del prezzo del grano duro, dopo il rincaro stellare dei costi di produzione e, una siccità senza precedenti che ha fatto crollare la produzione 2022 del 30-40 %. È evidente che è in atto una speculazione a danno dei produttori cerealicoli pugliesi, proprio quando i prezzi del grano sono balzati del 6,6% a livello mondiale.

Negli ultimi anni, la Puglia ha prodotto mediamente 9,5 milioni di quintali di grano duro, vale a dire il 35% della produzione nazionale, impiegando una superficie pari a circa 350 mila ettari. Da sola, la provincia di Foggia riesce in media a produrre oltre 7 milioni di quintali su una superficie di 240 mila ettari.

In una logica di mercato reale, data la situazione di stallo cerealicolo determinato dalla guerra tra Russia e Ucraina, anche le quotazioni del grano duro avrebbero dovuto risalire e dare ossigeno ai produttori. Ma così non è stato, anzi, il prezzo per quintale continua a scendere.

Per la campagna 2022 a causa della crisi derivante dalla guerra in Ucraina subito dopo quella generata dalla pandemia Covid, abbiamo assistito a forti aumenti dei costi di produzione dal 30 al 40%

Coltivare e raccogliere un ettaro di grano prima della pandemia aveva un costo che oscillava fra i 700 e i 750 euro, mentre oggi occorrono ben più di 1000 euro. Grossa parte degli aumenti è da riversare sull’aumento del costo del carburante agricolo, schizzato a 1,60 euro al litro, delle sementi e dei fertilizzanti.

Ancora una volta assistiamo allo strano fenomeno dove l’aumento dei prezzi dei prodotti finali ai consumatori (pane, pasta, farine, biscotti), non dipende da un aumento dei prezzi dei prodotti agricoli.

Le Acli Terra Puglia, a fronte di questa ulteriore crisi che incombe sui produttori agricoli, reclamano per le quotazioni del grano duro il giusto prezzo di mercato, altrimenti le aziende non riuscendo a coprire i costi di produzione saranno disincentivate a seminare grano nel prossimo autunno, e considerando che la Puglia produce più di 1/3 del grano italiano, l’Italia dipenderà ancora di più dall’estero.

Per questo, come Associazione del mondo agricolo, ci appelliamo alla responsabilità di tutti i protagonisti della filiera, affinché si possa essere veramente uniti in questo momento difficile per l’economia agricola pugliese e italiana

Teresa Coppola

Presidente Regionale Acli Terra PUGLIA