Nota dell’ex sindaco centrista Alcide Di Pumpo sulla beatificazione di Rosario Angelo Livatino

La cerimonia di beatificazione di questa mattina di Rosario Angelo Livatino ha suscitato in me tanta emozione e gioia, soprattutto attraverso le significativa parole del Cardinale Semeraro, che ha messo in risalto la splendida figura del giovane Magistrato di Canicatti’, ucciso dalla mafia il 21 Settembre del 1990.

Una santità della” porta accanto” come l’ha definita Papa Francesco, ordinaria, di una persona semplice, pienamente inserita nel tessuto sociale del suo difficile territorio, ma che lascia il segno, con il suo delicato lavoro di giudice, competente, attento e scrupoloso, leale e fedele al principio di giudicare per rendere giustizia, ma con uno sguardo di amore verso l’uomo che gli è di fronte, anche se mafioso, criminale, delinquente ed operando sempre sotto lo sguardo di Dio, buono e Misericordioso, consapevole della difficoltà del giudicare e decidere. Egli sosteneva che il peccato è ombra e per giudicare occorre la luce che nessun uomo possiede, solo Dio è luce assoluta. Una visione cristiana, una umanità profonda e testimonianza di valori che hanno sempre ispirato le scelte professionali del giudice Livatino, la sua indispensabile indipendenza di giudizio, nel pieno rispetto dei principi di legalità e giustizia, sanciti dalla nostra Costituzione. Una santità raggiunta attraverso una vita caratterizzata dalla coerente testimonianza cristiana, di laico credente, ma soprattutto credibile, nell’esercizio del suo impegno civile, familiare e professionale. A tal proposito, egli affermava che l’indipendenza del giudice è nella credibilità delle sue decisioni, moralità, trasparenza, condotta personale, pubblica e privata, fedeltà ai principi, nella normalità delle sue relazioni e scelta di amicizie, nella rinuncia ad ogni desiderio di popolarità, successo, potere, ricerca di incarichi, che potessero creare pericoli di interferenze, contaminazioni e limitazioni delle indispensabili libertà di giudizio. Nel suo diario, Livatino scrisse: “un giorno non ci verrà chiesto quanto siamo stati credenti, ma quanto siamo stati credibili “. L’esempio di Rosario Livatino, martire della giustizia e della fede, possa suscitare anche in noi il desiderio di agire, quotidianamente, con semplicità e coerenza, sotto lo sguardo di Dio, sperimentare la Sua infinita bontà e misericordia e giungere alla santità che è di tutti e per tutti.

Alcide Di Pumpo
già sindaco di Torremaggiore ( (eletto due volte nel 2002 e nel 2005)