Largo Fosse: il granaio a cielo aperto di Torremaggiore

Il Largo Fosse di Torremaggiore

Come altri paesi agricoli della Capitanata, dediti alla raccolta alla conservazione e al commercio dei prodotti cerealicoli,  in particolar modo del grano, anche Torremaggiore ebbe il suo Piano delle Fosse Granarie.Il territorio del Tavoliere contava numerosi centri abitati in cui la pratica della conservazione sotterranea dei cereali era molto sviluppata, tra questi: Foggia, Manfredonia, Cerignola, San Severo e Torremaggiore.

Questa pratica ha origini molto antiche, e nasceva dall’esigenza di conservare ed immagazzinare grandi quantità di risorse cerealicole destinate alla vendita, all’uso proprio e\o alla risemina.Nei vari paesi coinvolti nello sviluppo di questa usanza, i piani delle fosse venivano posizionati in prossimità di quelle che erano le piazze principali del commercio e dei mercati; erano inizialmente ubicati in grandi piazze periferiche e successivamente inserite nel tessuto urbano della città.

A Torremaggiore, la presenza di fosse granarie dedicate allo stoccaggio del grano, risale al lontano 1500 ed erano di proprietà della famiglia dei De Sangro. Erano situate all’interno del Castello Ducale, e/o nelle immediate vicinanze, e servivano alla conservazione dei prodotti cerealicoli che poi erano esportati. Nascevano dal fabbisogno di conservare grossi quantitativi di cereali, al fine di una perfetta conservazione e per far sì che si mantenessero integri fino al momento dell’utilizzo o del trasporto. Anche nelle residenze delle famiglie nobili e più benestanti del paese erano presenti delle fosse granarie, naturalmente ad uso privato.

 Le “fosse da grano” erano dei veri e propri silos scavati sotto terra a forma di tronco di cono o cilindrici, di una larghezza variabile dai 4 ai 7 metri di diametro, per la base, e da 6 a 10 metri di profondità e potevano contenere circa 400-500 q di grano; l’apertura, a livello del piano stradale, era di forma rotonda e per delimitarla venivano usati quattro elementi in pietra disposti in forma quadrata affiancati da un cippo lapideo (detto Titolo) che recava sul davanti la sigla del proprietario con l’indicazione di un numero progressivo e spesso anche della capacità contenitiva della fossa.

Disegno di una tipica fossa granaria in uso in Capitanata

La chiusura della fossa era realizzata con tavole in legno di quercia, coperte poi da un cumulo di terra, disposto a piramide , battuta, inumidita e lisciata, strato per strato, fino a renderla perfettamente impermeabile in modo da favorire il deflusso delle acque piovane. L’esatta ubicazione di ogni fossa granaria era anche riportata sulla mappa catastale.

Imboccatura di una fossa granaria

Il processo di “infossamento”dei cereali avveniva svuotando i sacchi di grano, trasportati dalle campagne con carretti ,  all’interno delle fosse, mentre lo “sfossamento” prevedeva che operai esperti (i carlentini), scendendo nella fossa, riempissero di grano i cesti che altri operai calavano e tiravano poi in superficie.

Con l’uso delle fosse si assicurava, al grano depositato, anche la salvaguardia dai possibili furti. Le fosse, di solito, si riempivano a metà; nella metà superiore rimasta vuota, si sviluppava anidride carbonica, che procurava la morte di larve e parassiti,  e per questo motivo, prima di poter accedere al prelevamento del grano, era necessario un periodo di 2-3 ore circa in cui la fossa rimaneva aperta, affinchè l’anidride carbonica si dissolvesse.  La perizia degli operai addetti ai lavori doveva essere meticolosa e si ricorda come, prima di scendere nella fossa, si facesse la prova di calare una candela accesa per assicurarsi che ci fosse abbastanza aria. Una volta chiusa la fossa, le derrate in essa immagazzinate (grano, orzo,fave), rimanevano ermeticamente isolate dall’atmosfera esterna. L’ambiente diventava sterile e molto fresco, garantendo alle derrate una lunga conservazione. 

È degno di menzione anche il periodo, durante la Seconda Guerra Mondiale, in cui il Largo Fosse di Torremaggiore divenne collocazione della Rescue Unity. Era il 29 Settembre 1943 quando gli alleati arrivano a Torremaggiore con reparti inglesi, con il compito di eliminare gli ultimi tedeschi rimasti in giro e far strada all’arrivo delle altre unità della V Armata alleata. Il Generale Abe Posner prese il comando del luogo, venne incaricato del controllo del Comune e dell’ agro di Torremaggiore e fece insediare gli ufficiali nelle case patrizie del paese, collocando la Rescue Unity sul Largo Fosse.

La Rescue Unity era strutturata come tendopoli nella quale operava il personale medico, tra cui le “Sisters” – le crocerossine, gli ufficiali medici e un reparto della U.S. Air Force; a questo presidio faceva riferimento anche, e soprattutto, la cittadinanza, presa dalla fame e dagli stenti dopo giorni di assenza di acqua ed energia elettrica.

La Rescue Unity era di estrema importanza per i reparti in guerra e, per logistica, era collocato nelle aree urbane oggetto dell’azione; faceva da riferimento anche per i civili e ricoverava nella tendopoli medica ovviamente i feriti. Inoltre vi era un reparto denominato “Medevac” (Medical Evacuation), che era quello peggiore, nel quale i cadaveri dei caduti vengono ricevuti in un sacco e poi bruciati per evitare epidemie. Ma la tendopoli sul Largo Fosse era anche punto di approdo per la popolazione civile; infatti qui si soccorrevano le vittime di piccoli incidenti domestici e il luogo divenne presto un riferimento paragonabile ad una ambulatorio, e quindi un centro per le richieste dei civili, oltre che il punto di primo soccorso per i militari.

Andando avanti nel tempo, è degno di ricordo il momento in cui il Largo Fosse di Torremaggiore divenne scenario di un tragico episodio, avvenuto alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso. Una ragazza, poco più che adolescente, in un giorno qualsiasi, e come certamente aveva fatto tante altre volte, si trovava, forse per passeggiare forse per giocare, sul piano delle fosse.

In quel tragico giorno il destino volle che cadesse in una di esse ed a causa dell’anidride carbonica, presente all’nterno della fossa, il decesso avvenne per asfissia per non farla ritornare più alla luce e alla vita.

Il Piano delle Fosse prima della trasformazione in piazza pavimentata

Successivamente al fatale incidente, l’amministrazione comunale dell’epoca decise di adoperarsi per trasformare il piano delle fosse in una piazza pavimentata e munita di spazi verdi e panchine.

Nonostante gli interventi di ristrutturazione e pavimentazione del piazzale, alcune delle antiche fosse granarie sono state lasciate a vista, e le loro superfici ricoperte con delle lastre in vetro che fanno intravedere l’imboccatura e l’originaria forma e dimensioni della fossa.

Alcune delle fosse granarie allo stato attuale, ricoperte dalla lastra di vetro

Neve Torremaggiore 31/12/2014 - www.torremaggiore.com -
Largo FOSSE – Neve Torremaggiore 31/12/2014 – www.torremaggiore.com –

Il Largo Fosse può, e deve, essere considerato a tutti gli effetti un luogo simbolico e storico di Torremaggiore, non solo perché protagonista della storia ed evoluzione del nostro paese, ma soprattutto perché meritevole di cure ed attenzioni e per far sì che venga custodito, preservato e rivalutato in nome della sua meritata importanza storica e culturale. (R.R.)

Bibliografia: “I tempi della terra”.

Si ringrazia, inoltre, il Sig. Giorgio Barassi per foto e notizie storiche.