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Invitare un ebreo a parlare al Fiani Leccisotti di Torremaggiore delle Leggi razziali a 80 anni dalla loro promulgazione? No grazie, non si fa politica

 

Apprendiamo dal sito ufficiale della Comunità Ebraica di Milano ( Bet Magazine Mosaico) la pubblicazione di un articolo scritto dalla giornalista Ilaria Myr che riguarda un evento accaduto all’ ISISS Fiani Leccisotti di Torremaggiore (Fg), lo riportiamo integralmente per dare  visibilità. La responsabilità del contenuto è ESCLUSIVAMENTE degli autori.

«Sono offeso e indignato come ebreo e come uomo. Mai avrei pensato che oggi, a 80 anni dalla promulgazione delle Leggi razziali, parlare di quella che fu una delle pagine più buie della storia italiana, sarebbe stato giudicato inopportuno. Il fascismo è purtroppo più vivo che mai». Parla con grande rabbia e indignazione in esclusiva a Mosaico-Bet Magazine lo scrittore ebreo faentino Roberto Matatia, che ha raccontato la storia della sua famiglia durante il fascismo nel libro I vicini scomodi. Storia di Storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo (Giuntina). Da anni Matatia porta nelle scuole la storia della sua famiglia e di tutti gli ebrei che durante il fascismo furono emarginati dalla società e poi deportati ad Auschwitz, suscitando profondo interesse negli insegnati e negli studenti.

«Sono stato contattato da un’insegnate del liceo classico Fiani-Leccisotti di Torremaggiore, in provincia di Foggia, per andare a parlare, come faccio sempre, della mia famiglia e degli ebrei durante il fascismo, e ho accettato con entusiasmo – spiega Matatia -. Dopo alcuni giorni però, non avendo più notizie, ho chiamato la docente che, con profondo imbarazzo, mi ha detto che l’iniziativa, che pure aveva ricevuto il plauso del preside, era stata rifiutata da altri docenti perché, a dir loro, “invitare a relazionare un ebreo è una scelta politica e, a scuola, non si fa politica”».

La docente, che si è detta profondamente indignata e offesa da questo atteggiamento, ha spiegato senza alcun dubbio a Matatia la causa di questa decisione. «”È fascismo – mi ha detto –, pura nostalgia del fascismo e di tutto quello che si riteneva andasse bene in un’epoca di dittatura e a cui la costituzione ha posto fine”. Lei stessa, per la sua proposta è stata tacciata di essere comunista. Tutto ciò è totalmente assurdo e soprattutto preoccupante».

Sicuramente la vicenda non finirà qui: l’indignazione della brava docente, interessata solo a trasmettere valori e conoscenza ai suoi ragazzi, e di Roberto Matatia sta già portando a galla questo brutto e inquietante episodio. Rimane però la triste presa di coscienza che, negli 80 anni dalle leggi che espulsero gli ebrei dalla vita civile, chi vuole parlarne e raccontare quelle ingiustizie, venga isolato e messo a tacere.

Tratto da Mosaico CEM

 

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