Centenario morte Emilio Ricci il 4-5 giugno 2015 a Torremaggiore, ecco il programma

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Emilio Ricci (1891 – 1915)

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Medico e poeta stimato dal celeberrimo filosofo Benedetto Croce, deceduto durante la Grande Guerra a causa di una bomba austriaca caduta su una chiesetta alpina,dove egli apprestava cure ai feriti, nella qualifica di Ufficiale Medico. (Medaglia d’Argento)
Nacque a Torremaggiore nel 1891. Educato in seminario, dopo la licenza liceale si era iscritto alla Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli, laureandosi nel 1914. Lo scoppio della prima guerra mondiale lo porta al fronte, nel maggio del 1915. Il 27 agosto successivo una granata fa saltare la chiesetta nella quale si trovava per prestare le sue cure ai bisognosi, uccidendolo sul colpo. Aveva, com’è facile calcolare, solo 24 anni. L’anno dopo esce il volume che conserva i suoi scritti, composti in un periodo che va dai 15 ai 22 anni. Si tratta di versi che rivelano la sua grande passione per la letteratura e la sua impeccabile conoscenza degli autori classici. Ovviamente, appaiono chiari anche i limiti legati alla sua giovane età, alla scarsità delle sue esperienze esistenziali. Il filosofo Benedetto Croce, in ogni caso, compone delle pagine calde di apprezzamento per le sue virtù umane e morali.

Tomba Emilio Ricci - Cimitero Monumentale Torremaggiore FG - www.torremaggiore.com -
Tomba Emilio Ricci – Cimitero Monumentale Torremaggiore FG – www.torremaggiore.com –

L’Italia è impegnata in un terribile conflitto contro gli austriaci ed Emilio è un personaggio esemplare, uno di quegli uomini “docili a sottomettersi a ciò che appare razionalmente necessario, armonici nei loro concetti e nei loro atti, semplici nel loro sentire”. I suoi scritti hanno “l’alto valore di documenti di una vita di un uomo”, e dunque la loro valutazione non può essere racchiusa nei troppo angusti limiti dell’estetica. Ricci è uno spirito intimamente e profondamente religioso, di una religiosità che supera i limiti confessionali per diventare amore verso i suoi commilitoni, verso i malati bisognosi di un pronto intervento. In questo quadro appaiono interessanti soprattutto le lettere dell’ultimo periodo, indirizzate proprio alla madre. Emilio si sforza di rassicurare la genitrice rimarcando la sua tranquillità e le sue buone condizioni fisiche (“Vi basta sapere che sto benissimo, e, quel che più meraviglia, sto allegro e acquisto in salute”). Il suo cammino lo porta “nelle terre nuove d’Italia”, dove romba il tuono del cannone e ogni istante può essere fatale. L’ultima lettera inviata dal fronte è del 25 agosto, due giorni prima del tragico epilogo. Emilio è da parecchi giorni nell’occhio del ciclone, ma assicura ancora di non stare “affatto male”. Sul monte Sei Busi cadono tantissimi giovani, e lui sarà uno di questi, un eroe d’altri tempi che non si è tirato indietro nel momento del bisogno. Le parole di Croce appaiono ancor oggi come un doveroso omaggio verso il destino infelice di questo medico ventiquattrenne, saltato in aria insieme con i suoi sogni, ma ancora vivo nella memoria di una comunità e di quanti hanno l’animo sensibile.

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