La scommessa di Cenzino, nota di Andrea Lariccia

giardinaggio

Si dice normalmente che nel nostro vecchio paese non avvenga mai nulla, che tutto scorra come di routine. Niente di più sbagliato invece! Qualche settimana fa, in piazza della Repubblica, è apparso un “monumentino” strano. C’è chi lo chiama scultura, chi un mezzo per intralciare il passaggio e chi, come invece l’autore, un vero e proprio personaggio. Si tratta di una realizzazione in ferro raffigurante un personaggio, Cenzino per l’appunto, in atto di srotolare una distesa di terra erbosa verso il centro città. Superfluo, forse, riportare i riscontri degli abitanti: chi lo ha considerato un’inutile spesa, chi invece lo ha apprezzato e chi, indifferente, gli è passato accanto magari con un ghigno sarcastico. Tutto questo però non meraviglia e nemmeno lo ritengo degno di nota.

Al di là di interpretazioni e di giudizi per i quali credo di non essere affatto competente, vorrei sottolineare invece ciò che potrebbe, con un po’ di sforzo, rappresentare Cenzino per tutta Torremaggiore, ovvero un’opportunità. Dovremmo riflettere bene su questa parola, il cui valore credo sia stato abbandonato da qualche tempo oppure relegato nel campo del solo profitto economico. Quando penso ad un’opportunità, penso ad un momento, meglio ad un evento che non si ripeterà mai più e che, se non colto nella sua irripetibilità, svanirà per sempre. Quante occasioni, quante opportunità lasciate svanire! I più avveduti lo sanno e, prima ancora di indignarsi, ci soffrono. Per me, l’irruzione di quello strano personaggio di nome Cenzino rappresenta una vera e propria opportunità. Per tre motivi.

Primo, perché ha rivelato un volto di Torremaggiore che non si vedeva da tempo (o almeno credo di non aver fatto caso): la sua capacità di accogliere il linguaggio dell’arte e ospitarla nel cuore stesso della sua vita, la piazza. Secondo motivo, perché è un’opera dinamica. Pur senza permettermi di scendere nel campo delle interpretazioni artistiche, di cui ripeto di non essere all’altezza, oggettivamente l’opera rappresenta un personaggio in movimento. Non so se l’artista, il caro amico Felice, possa concordare, ma se avessi dovuto rappresentare visivamente lo spirito della mia città, avrei realizzato un uomo con le braccia incrociate. È una città che lavora tanto, questo lo vedo e ne vado fiero, ma quanto a spirito propositivo esente da critiche sterili, mi permetto di riconoscere che siamo un po’carenti. Cenzino invece “spinge” una grande ruota con dell’erba. Non si perde in congetture astratte sulla opportunità o meno di fare qualcosa: rischierebbe l’immobilismo. La fa e basta! In questo vedo un autentico spirito propositivo. Terza ragione: l’opera contiene in sé qualcosa di vivo, l’erba appunto. Con buona pace di quella che viene comunemente chiamata “a chiazz ‘i mort”, la ruota spinta da Cenzino trasporta erba viva, naturale quindi. Esposta maggiormente alle intemperie o alla incuria di chi le sta attorno. Lo sanno bene i contadini o le mamme: tutto ciò che è naturale ha bisogno di cura per crescere.

Mi vengono alla mente le parole di quell’opera letteraria straordinariamente bella qual è “Il piccolo principe”: «È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante». La rosa di Cenzino ha una particolarità però: è la “nostra”. È mia, è tua, è di ciascuno! Purtroppo è anche di chi, in questi giorni, ha cercato di violentarla saltando all’interno della ruota, procurando qualche piccolo danno. Pazienza, vuol dire che ciò che è nostro, riceve sempre meno cura rispetto a ciò che è mio. Ecco, dunque, l’opportunità che ci dà Cenzino: la crescita in consapevolezza di ciò che è “nostro”. È evidente che più sentiamo che qualcosa ci appartiene come comunità cittadina, maggiore sarà il rispetto e la cura che avremo per essa. La palla che ci lancia Cenzino ha un nome: responsabilità. Acchiapparla o lasciarla cadere? Ecco qual è in fin dei conti la scommessa di Cenzino…

Nota di Andrea Lariccia

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