Nota di Giuseppe Ariano: “morire democristiani”

Segue nota del Prof. Giuseppe Ariano di Torremaggiore, la responsabilità del contenuto è ESCLUSIVAMENTE dell’autore.

“Morire democristiani”

Cara Sinistra (torremaggiorese),
ti scrivo perché mi sono distratto un po’ e siccome sei molto lontana più forte ti scriverò.
Questa parafrasi di una famosa canzone esprime lo stato d’animo non solo mio, ma anche quello di tutta la gente autentica che ho sentito per strada e a cui provo a dar voce. L’anno che verrà, appunto, non si prospetta essere dei migliori- quanto attuale è la canzone di Dalla!-, non certo per la candidatura del dott. Costanzo Di Iorio. Di certo egli è professionista stimato e cittadino integerrimo. Costituisce una scelta tattica inoppugnabile, uno snodo irrinunciabile che “può venir buono per le elezioni”, per usare le parole dell’indimenticabile Gaber, ma risulta figlio di una visione strategica rinunciataria e deficitaria. Provo a spiegarmi. Viviamo una crisi planetaria economico- finanziaria senza precedenti e attraversiamo tempi sbandati. La bussola gira all’impazzata, nessuna direzione è segnata. Per molti è un disorientamento, per i relativisti una condizione di vita, per pochi non è un problema, sorretti dal pensiero forte, per pochissimi un’opportunità. Non sta a questo discorso trovare le ragioni, data la necessaria brevità cui è sottoposto, ma i pochissimi di cui sopra rappresentano un’oligarchia finanziaria che, senza nemmeno avere troppo studiato macroeconomia, si buttano a capofitto nella speculazione per trarre enormi profitti. Già, per loro, la crisi non esiste. Ma questa la avvertono i lavoratori licenziati, in cassa integrazione, quelli che formano il precariato storico, coloro che rischiano il lavoro a causa della piccola e media imprenditoria strozzata da un mercato globale deregolato e sottratto a ogni forma di controllo sociale. A ogni uomo di buona volontà, nel senso più laico possibile, toccherebbe esclamare: “Fermate il mondo: voglio scendere!”. Ma lo squallido teatrino continua a girare. Mai il momento è stato tanto propizio per cercare di ridiscutere le regole di un mercato che aggancia il prezzo dei cereali a quello del petrolio, perché essi producono combustibile naturale, causando espropri (per nulla proletari- si tratta di “imprenditori” nostrani) in Africa di milioni e milioni di chilometri quadrati a danno di contadini che ci sfamavano le famiglie e non possono dimostrare la proprietà, dato che la napoleonica invenzione del catasto non è in quelle contrade arrivata (ultima puntata di Report dell’anno http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ed703d3b-6276-4f49-8b55-5b1de4fdd21a.html). Non possiamo rassegnarci a questo stato di cose. L’opposizione deve cominciare dal basso; en passant giova ricordare che la cosiddetta primavera araba parte dall’Egitto in cui il prezzo del pane, per l’ineffabile meccanismo messo in luce da quanto sopra, raggiungeva livelli inaccettabili…
Ma in Italia, nella mia dolce Italia, è già primavera, per continuare a usare vecchie canzoni?
Dal punto di vista meteorologico direi che siamo abbastanza lontani. Ma non disperiamo: mancano solo tre mesi o poco meno. Un dio soltanto sa quanto dal punto di vista politico. Adesso abbiamo il mitico governo targato Mario Monti. Un governo sorretto per realpolitik (?) da quasi il 90% del Parlamento. Questo esecutivo ci ha fatto credere che il problema di questo Paese fosse la riforma delle pensioni. Per un po’ ha anche accarezzato la cancellazione dell’art. 18. Pensa te! Si aumenta l’età pensionabile e si licenziano i lavoratori senza troppo strepito e si risolvono tutti i problemi. Sembra la famosa soluzione definitiva. In realtà, senza troppo essere apocalittici, ricorda la Grecia. Però un merito a questo governo va riconosciuto. Ha realizzato l’impresa che nemmeno Berlusconi aveva mai osato immaginare: la riunificazione dei confederali. Si è assistito, come nella migliore tradizione dei film dell’orrore, senza risultare altrettanto divertente, al risveglio della comatosa Camusso, al riemergere dalla tomba dello zombie Angeletti e, meraviglia delle meraviglie, prodigioso portento che i poeti negli anni a venire avranno a cantare, la resurrezione del Bonanno di cui anche tra i vivi, i morti e i non morti, gli zombie si erano perse le traccie, almeno per quanto riguarda la lotta e le rivendicazioni. Lo spread rimane costante, intanto: ma niente paura! Arriva la fase due. Dopo tutto quello che abbiamo preso in saccoccia da svariate manovre berluscon- tremontiane e il salva-Italia (a me ha ricordato il famoso mottetto secondo il quale si diceva “dio salvi il re”, perché la regina rompeva i gusci di noce tra le gambe) ho paura di scoprire la fase due. Vedremo. Forse ci sarà una patrimoniale reale? le province saranno abolite? saranno tassate a livello europeo le rendite finanziarie? Un aumento del prelievo sui capitali scudati? Lotta all’evasione? Liberalizzazioni? Chissà! Di certo il più fido scudiero di questo governo che aumenta le tasse, altre ne reintroduce, non taglia pensioni d’oro, rimanda e rimanda sotto i veti incrociati, è Casini, se devo dar retta a quanto leggo e sento.
E qui veniamo al punto. Non ci si può rassegnare a questo stato di cose. Una sinistra degna di questo nome, che abbia ancora la voglia di cambiare il mondo con lo sguardo sognante e rivolto al futuro al di sotto di un basco sormontato da una stella rossa, dal basso deve costruire l’alternativa. Nessun rimpianto o nostalgia. Bisogna capire fino a quanto si può scendere a compromessi con chi va al family day con una reazionaria idea di “famiglia tradizionale”, con chi crede in questo libero mercato deregolato e liberista (a chiacchiere, visto che si tengono in piedi caste che vanno dai tassisti ai notai) che sta implodendo e depredando il pianeta, con chi chiede agli studenti ai ricercatori di questo paese di stare calmi e tranquilli nonostante gli stiano negando il futuro, con chi , a livello di medioevo, in nome di chissà quale principio morale vorrebbe far aggio del corpo delle donne privandole dell’autodeterminazione. Potrei continuare ancora, ma credo di avere espresso il succo del discorso. Qui a Torremaggiore abbiamo peso un’occasione per partire dal basso a dare un segnale vero a una autentica svolta, per “dire qualcosa di sinistra”. Una consolazione: in molti non siamo nati democristiani, difficilmente in questo stato arriveremo alla tomba. Buon anno che verrà a tutti.

Giuseppe Ariano