Giovanni Corleone (IdV): tre punti per una vera politica contro i personalismi

Segue comunicato di Giovanni Corleone dell’IdV; la responsabilità del contenuto è ESCLUSIVAMENTE dell’autore.

“…Credo che la deontologia professionale dei farabutti in politica debba essere sospesa almeno nelle promesse fasulle di lavoro che si fanno continuamente in campagna elettorale ai giovani imprenditori e lavoratori” [Giovanni Corleone]

Pur senza cadere nel rischio di adottare ottiche generalistiche o retoriche nell’analisi del rapporto tra le nuove generazioni e la politica, risulta opportuno notare come l’apatia e l’assenza di impegno politico siano fenomeni ormai largamente diffusi tra i giovani.
Da un’indagine svolta nella provincia di Foggia nel 2011 (su un campione di 1000 giovani fra i 15 e i 29 anni d’età) apprendiamo che nella scala dei valori di riferimento l’attività politica è relegata al sesto posto dopo la famiglia, la libertà e democrazia, l’amicizia, il partner e l’autorealizzazione.
Nonostante risulti necessario che, in questo determinato contesto, i giovani riconoscano le proprie responsabilità e prendano coscienza dell’importanza di un’azione che nasca e venga portata avanti da loro stessi, bisogna tener conto di come le nuove generazioni siano il frutto della società nella quale sono inserite. Una società ormai permeata dall’individualismo e dalla difficoltà di “vedere” il rapporto io-noi. Questo conduce ad un ripiegamento verso la vita privata e ad una maggiore attenzione verso i problemi della sfera individuale a scapito della vita pubblica e dei problemi della comunità. Tale tendenza all’individualismo ha prodotto soggetti più ricchi nella loro singolarità in quanto microcosmi, ma in fondo sempre monchi, in quanto non bastevoli a sé stessi.
E’ oggi necessario coniugare la ricchezza del singolo con l’appartenenza e partecipazione attiva ad un ente nel quale sistema di valori gli individui possano riconoscersi, nel quale possano fermamente credere e per la cui realizzazione e trasmissione alle generazioni future possano operare e lottare.
Sembra però che oggi quel substrato di valori un tempo condivisi, pur nella diversità di opinioni politiche, sia fortemente in crisi. Che sia per la “naturale” evoluzione storico-sociale, che sia per la crescente preponderanza del valore della ricchezza economica, per un’incapacità delle generazioni passate di trasmetterlo alle nuove o delle nuove di recepirlo, ad ogni modo le attuali generazioni hanno il compito e il dovere di lottare perché questa crisi non si trasformi, a seguito di un ulteriore inaridimento, in una totale perdita.
Deve così venirsi a creare una sorta di relazione di mutua assistenza tra lo stato e i cittadini.
E’ in primo luogo la nostra Costituzione che, tra i suoi principi fondamentali, ci ricorda come da lato ogni cittadino abbia il dovere di concorrere al progresso materiale o spirituale della società e di esercitare la solidarietà politica, economica e sociale; e dall’altro lo stato abbia il dovere di garantire lo sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione del paese.
La distanza tristemente grande della situazione attuale dal sistema di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione fa riflettere sulla necessità di un’azione più profonda e seria da parte di un partito che miri a portare in salvo la nostra democrazia prima che sprofondi.
Tale azione, che auspico possa essere portata avanti almeno in parte dall’ Italia dei Valori, partito a mio parere fornito degli strumenti adeguati, deve quindi svolgersi su tre punti:
Il primo è la trasmissione dei valori alle nuove generazioni. Pur nella difficoltà di affermare nel relativismo odierno la giustezza di determinati valori, è fondamentale fornire ai giovani dei buoni modelli dai quali questi possano trarre ispirazione, in special modo considerando che è ormai sostenuto dai più che è tra i 16 e i 25 anni d’età che si formano i valori, le opinioni e gli atteggiamenti che riguardano la sfera sociale e politica.
Entra qui in gioco il secondo punto: garantire la serietà delle istituzioni rendendole credibili, operanti dentro la legge, ad essa soggette e per il suo rispetto ferree e incorruttibili.
Oggi infatti è proprio la nostra classe politica che in larga parte né crede in questi valori, né li concretizza. Unico loro baluardo sembra essere rimasta la legge, quando invece essi dovrebbero essere condivisi, rispettati e “sentiti” a priori. La legge viene così concepita come una limitazione della libertà personale, non come una garanzia di eguaglianza e giustizia volta a sanzionare gli inevitabili casi di devianza criminale.
Tale visione deriva anche dal deterioramento delle istituzioni, le quali fin troppo spesso applicano la legge in modo diverso a seconda del potere detenuto dal singolo o dal gruppo di volta in volta ad essa sottoposto. Possiamo notare incidentalmente che forse anche in questo è riscontrabile una causa dell’enorme importanza attribuita oggi alla ricchezza materiale, considerata uno fra i più importanti valori. Se infatti il cittadino scopre che il denaro può comprare davvero tutto, riterrà ovviamente che sia per lui necessario ottenere denaro. Se le istituzioni si dimostrano soggette ad esso e corrotte il cittadino perderà la fiducia in esse ed esse perderanno il loro valore. Non basta quindi la, seppur fondamentale, cultura della legalità; il cittadino deve avere rispetto delle istituzioni in quanto convinto che esse siano espressione della volontà popolare (essendo i loro titolari stati eletti) , ma soprattutto che esse operino davvero per il bene comune e non per sé stesse o per ristrette cerchie detentrici di potere. Inoltre il cittadino non ha ormai più fiducia nelle istituzioni anche perché le sente lontane dalla propria vita e chiuse in sé stesse. Viene così meno anche la partecipazione attiva e l’interesse per la politica, il più delle volte teatro di lotte per la spartizione della torta fra i pochi che riescono ad accaparrarsene una fetta. Da qui emerge il terzo punto: una politica vera deve partire dal cittadino ed essere per il cittadino . Quest’ultimo deve sentirla a lui vicina,vicina alla sua vita quotidiana, ai suoi bisogni. Essendo inoltre proprio nella realtà locale che è maggiormente possibile ed accessibile la partecipazione politica , è qui che va incentivata , soprattutto a livello giovanile. Infatti, uno studio realizzato dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) nel 2011 dimostra che è proprio nei comuni, rispetto agli altri organi istituzionali, che si registra il più alto livello di partecipazione giovanile (il 16 % dei consiglieri comunali ha meno di 35 anni). Questo risulta sintomo della volontà di alcuni giovani che sta di recente emergendo, come dimostrano gli eventi relativi alle proteste causate dai tagli a scuola e università, di “giocare la partita in prima persona”, di avere un ruolo che spesso i partiti non concedono loro, non prendendo adeguatamente sul serio le loro potenzialità.

Giovanni Corleone