Giorgio Barassi: Strumentalizzazione a chi ?

Non mi piace replicare, perché farlo sulle repliche altrui è da talk show di pessima qualità, ma devo. 

Puntualizzando subito che a me non si può ascrivere strumentalizzazione alcuna, mi spiace. Essere liberi prevede, cosa ignota a molti, qualunque mestiere si faccia, proprio l’evitare la strumentalizzazione, che non è eccepibile in alcuna delle note a mia firma (io almeno ci ho messo nome e cognome, per buona creanza) pubblicate da Torremaggiore On Line. È invece palese uso di congreghe politiche quello di strumentalizzare e farsi strumentalizzare. Ho pagato del mio, sempre, per aver rispedito al mittente ghiotti inviti a comportarmi da strumentalizzato. Non l’ho mai fatto, non lo fa chi è libero. Per questo, sono scomodo agli allineati.

I miei non sono mai stati giudizi ma pareri, opinioni colorite invettive, eccezioni, perculamenti (un Principe di Goliardia non si può esimere, per statuto) e, perché no, scossoni allo status quo. Quella cosa che “si fa così, è così”, vi piace tanto.

In riferimento al concerto di Mezzanotte all’alba, le foto, note a molti, riportano lo stato di fatto come apparso in rete. “Sold Out” è abuso di un termine. Una castroneria.

Ma si sa, è una vita che, nelle manifestazioni pubbliche, se gratuite, si riferisce: “….c’erano mille persone, cento per la Questura…”. Vale anche il contrario.

Noto che nella nervosa replica da Pravda, si parla di “ticket”. Ma allora … si pagava o no ?

Non voglio citare letteralmente una definizione di Storia data dal grande Indro Montanelli, ma l’elasticità con cui si parla di numeri è inquadrabile in quella definizione perfetta. 

Come da copione, la replica è introdotta dalle solite parole usate su democrazia, comunità, critica ed affini. Ai fatti, se non la pensi come loro, se non bevi tutto quello che spacciano per cultura, non va bene. 

Non ho mai detto che quella manifestazione sia ”priva di rilevanza”. Non c’è una riga che lo dimostri. Ho contestato il titolo, il nome. Argomentando.

E se il “sito archeologico” ( per ora è una pena) di Castelfiorentino non è una arena, peggio. Vuol dire che non è il luogo in cui fare concerti, che sarebbero diversi se fatti, a quell’ora, con la musica e i musicisti, non con uno/a cantante costretto/a ad esercitarsi un paio di ore prima, quando la voce non può essere quella di altri orari. Quanto invece a quella che viene definita “mostra di Giacomo Negri”, l’errore è palese e non è mio. Denuda altre considerazioni, meglio sorvolare . Per mostra si intende l’atto di esporre delle opere. Quello chiuso, nel caso di specie, invece, è o dovrebbe essere un museo. Cioè il contenitore (nel caso di Giacomo Negri, orrendamente chiuso) di una “mostra” delle sue opere, che languono in attesa di non si sa bene di  che o chi. Questo è, ad oggi, l’innegabile stato di fatto.

Per quel che concerne le mostre propriamente dette, i culturali dovrebbero fare meaculpa, perché se e quando se ne vedono, detto da uno innegabilmente del mestiere (sono io, e non ho induttori o padroni), non hanno spessore. Si torna al tema ante quo: tu dai al popolo la solita pappa, sempre: vedrai che mangiano. Inutile proseguire sul tema, potrei anche fare esempi molto sgraditi al sistema.

Vittorioso: leggo che le mie parole sono  “…trasformate in strumenti di delegittimazione politica…”. 

Eh no. Proprio no. Nella zuffa da pollaio a cui siete abituati non mi ci trascinate. Probabilmente non mi sono spiegato bene. E sì che ho scritto chiaro, lo dicono anche i dati riferiti dall’ editore della testata on line. Più di qualcuno ha letto. Ma la sovrastruttura che ironizzando (evidentemente non hanno dimestichezza con l’ironia) ho chiamato Soviet, reagisce da Soviet. Nemmeno mi sfiora l’idea di attacchi di natura politica o destinati ai politici. Ho una totale disistima dei politici, specialmente rispetto alla politica locale che trovo assai squallida. Non siete interessanti. Credo basti e avanzi. 

A chiudere, la forma della dichiarazione finale : “…l’Amministrazione comunale considera definitivamente chiariti i fatti e non intende alimentare ulteriormente polemiche prive di nuovi e documentati contenuti…”. Eccola, la dichiarazione. Unilaterale. Statuizione da diktat. Loro “chiariscono”, loro fanno “chiarezza” e usano il “definitivamente”, ipso facto. Poi dice che non è il Kremlino dei poveri.

Vi piacerebbe. La dichiarazione unilaterale di cessate ostilità imponetela  ad altri.

Come è nella natura dei confronti e persino delle dispute di ogni tipo, se uno che è libero vede o sente cose che non gli piacciono, rileva, eccepisce, obietta, richiama l’attenzione, sensibilizza chi legge. Altro che “turbativa della serenità dei cittadini”, turbati ahimè da altro. 

Tanto è accaduto, tanto non gli va giù. Il lettore è libero di leggere o no. Di condividere o no.

(Oh, Perbacco, ho dimenticato la parola “democrazia”, che sbadato!)

Data la platea di Torremaggiore On Line, piuttosto, la gente del luogo e non solo, in occasioni del genere, leggerà finalmente di quel che succede al di là della mera cronaca o delle dichiarazioni autocelebrative. E così, forse, chi si sente così colpito andrà ad orizzonti diversi, nuovi.

Si smetterebbe di decantare “… una delle realtà più attrattive della provincia di Foggia…”  finalmente ambendo a farsi conoscere anche altrove ed evitando la misera gloria da campanile. 

Dovrebbe fare piacere il fatto di avere una qualche notorietà. Invece Giacomo Negri, Ottorino Barassi, Antonio Lippi, Giuseppe Maietta ed altri, dei quali ha parlato l’Italia e il mondo, non interessano. Non sono merce da finanziamento quanto una mascherata.

Sembra strano, ma è il modo del “nulla deve cambiare”. Film già visto.

Alle strumentalizzazioni è estraneo chi è libero di esprimersi.

Non lo sono i grigi uffici in cui si fa quello che il capo o il partito decide, in base all’uso di consolidati meccanismi che continueranno a funzionare, sappiano i lettori, nello stesso modo. Decidendo per tutti gli altri, dissenzienti o non, ostentando direzioni obbligate e, in quel caso, vere e proprie strumentalizzazioni destinate al consolidamento del solito farraginoso rituale. Sul come si “costruisce la cultura”, inoltre, non prendo lezioni davvero da nessuno.

Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore

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