Per chi rimase nel buio: L’Ultimo Abbraccio della Pietra, nota del Comitato 10 Febbraio di Torremaggiore

Non ci fu tempo per gli addii, né un altare su cui posare un fiore. Ci fu solo il rumore secco dei passi sulla roccia tagliente e il gelo di un fil di ferro che stringeva i polsi, legando destini sconosciuti in un unico nodo di terrore.
​Siete caduti nel silenzio, inghiottiti da una terra che avrebbe dovuto essere madre e che divenne prigione. Ma la pietra, pur dura, non ha potuto soffocare il vostro grido. Oggi quel grido risale dagli abissi del Carso per ricordarci che non esiste ideologia che valga più di un respiro, e che ogni nome scivolato nel buio è una stella che oggi deve brillare nel firmamento della nostra memoria. Siete pietre vive nelle fondamenta della nostra identità.
​Per chi partì: La Patria in una Valigia
​C’è un dolore che non fa rumore: è quello di chi chiude una porta sapendo che non girerà mai più la chiave. Sul molo, l’aria sapeva di sale e di pianto. Nelle valigie di cartone non c’erano solo vestiti, ma le radici di intere generazioni: il profumo del rosmarino di Lussino, il dialetto delle calli di Fiume, il marmo bianco di Pola.
​Siete stati esuli due volte: dalla vostra terra e dalla memoria del vostro Paese. Avete viaggiato su treni che il pregiudizio voleva fermare, portando con voi l’unica cosa che nessuno poteva confiscarvi: la dignità di essere italiani. Il vostro esodo non è stata una fuga, ma un atto d’amore estremo verso la libertà.
​Queste parole sono piccoli lumi contro l’oblio. La storia può essere scritta dai vincitori, ma la memoria appartiene ai giusti.

Comitato 10 Febbraio Torremaggiore

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