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E SE DOMANI…. I NUOVI SPAZI “VACANT” NELLA POLITICA DELLE POLTRONE.
Storie ed avventure di una Italia secondo il Sociologo Giovanni Corleone.
E se Vannacci fuori coalizione nel 2027 togliesse il 3/4% a Giorgia Meloni facendo prevedere una maggiore probabilità di sconfitta? E se Matteo Renzi riuscisse ad essere il punto di unione tra Forza Italia ed il Partito Democratico; e se nascesse una “Margherita 2.0”; e se…… insomma ci sono nuovi scenari.
Puntare al Quirinale, per Tajani, per Casini o per la Moratti è una sfida pericolosa per la stabilità di Governo. Anche questo un motivo gravoso per cui Forza Italia prende le distanze dagli alleati sui diritti civili e dialoga con il Partito Democratico. Oltre all’ambizione di prendere i voti dai centristi che stanno analizzando gli errori di un campo largo fallimentare e non hanno tante idee innovative per rigenerarsi.
Ceto medio da supportare, autonomia, premierato e altre riforme sul tavolo del Governo avranno un percorso più o meno complesso sulla base degli equilibri che si creeranno dentro e fuori le coalizioni consapevoli della visione in una nuova Giustizia e legge elettorale. La politica estera ottimamente valorizzata da Giorgia, ma anche gli altri burrascosi temi di confronto parlamentare potranno incidere sulla tenuta del Centrosinistra e del Centrodestra, modificando i rapporti di forza tra i partiti, anche in vista di partite ancora lontane ma che già s’intravvedono, come la successione a Sergio Mattarella. Mancano quattro anni e mezzo alla scadenza del suo secondo mandato al Quirinale, ma visto e considerato che a fine 2027, salvo interruzioni anticipate della legislatura, si voterà per le politiche, la sfida per la poltrona di Capo dello Stato è già entrata nelle informali discussioni tra i leader, ferma restando l’incognita premieranno e tutte e tutti vogliono essere protagonisti di una scelta storica che vedrà per la prima volta dal dopoguerra un eletto non comunista, non socialista ma liberale e più….
Se la riforma della legge elettorale dovesse materializzarsi entro quella data, il prossimo Presidente del Consiglio verrebbe eletto dai cittadini, altrimenti saranno i parlamentari a sceglierlo sulla base delle intese tra le forze politiche.
Di qui le tensioni già in atto, con alcuni segnali inequivocabili che destano più di un sospetto. Le recenti e ripetute aperture di Forza Italia al PD non possono essere derubricate a sterili vaneggiamenti di Ferragosto. C’è molto di più negli ammiccamenti tra esponenti del partito berlusconiano e colonnelli del Partito democratico.
Forza Italia e Lega sono ai ferri corti, e non da oggi e le ragioni sono molteplici. C’è una competizione anche in termini elettorali tra i due partiti, ma soprattutto le prospettive degli azzurri e quelle dei leghisti sono molto diverse: i primi sono stabilmente collocati nell’area dei popolari e dei moderati con un rapporto ideale con Noi Moderati, l’UDC ed altri moderati in altri Partiti, anche in sede Europea, e appoggiano concretamente il bis della Von der Leyen, mentre i Salviniani si muovono sulla Destra, in un’area che anche la Meloni vuole presidiare per non lasciare campo libero al Capitano di Pontida.
Forza Italia vuole attrarre a sé i centristi, i moderati di Centrodestra e di Centrosinistra che non si ritrovano nelle posizioni di Giorgia Meloni e neppure in quelle di Matteo Salvini. Per ottenere risultati differenti su temi non strettamente legati al programma elettorale, ad esempio i diritti civili o la cittadinanza ci vuole impegno e mettere la faccia. Non a caso Antonio Tajani ha aperto un altro fronte di scontro con Matteo Salvini a proposito dello ius scholae (il diritto degli stranieri che studiano in Italia di diventare cittadini italiani), che il leader della Lega esclude e che invece l’esponente azzurro sembra cavalcare, in sintonia con il PD, o meglio con la maggioranza dei “Rossi”.
All’orizzonte, oltre che l’allargamento al Centro della Coalizione di Governo, con l’ambizione di Forza Italia di accrescere il suo peso specifico nel Centrodestra, s’innesca una chiara ambizione personale di Antonio Tajani e, più in generale, del mondo berlusconiano, di succedere a Sergio Mattarella alla scadenza naturale, senza escludere “stop” anticipati del suo secondo settennato.
Secondo la mia “visione aggiornata” oggi più che mai le opportunità più determinanti si creano nelle poche Regioni governate del Centrosinistra, dove il malcontento del Popolo e gli scarsi risultati delle gestioni della Sinistra e del Partito Democratico nel pieno delle sue spaccature, genereranno crescita di Civismo, Moderati e Centristi che saranno così trasversali da far aumentare gli sviluppi liberali di Giorgia Meloni e nello stesso tempo il socialismo dei riformisti. Ho idee in merito ma preferisco tenere voi lettrici e lettori attenti ai miei prossimi video, considerato che sono tra i più seguiti sui social per avere interazioni costruttive e continuative come da anni a questa parte rivendico essere una parte sociologica e comunicazionale capace di farci analizzare e denunciare ciò che non aiuta il miglioramento della qualità della nostra vita e soprattutto di farci proporre soluzioni strategiche e aumentare partecipazione alla cosa pubblica.
P.S. A proposito…. Grazie.
Dott. Giovanni Corleone
Sociologo esperto di Internazionalizzazione.
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