6 gennaio 2026: finite le vacanze natalizie con l’Epifania anche Torremaggiore si svuota e gli emigranti ripartono per il Nord Italia e per il resto del mondo

(TMOL) Abbiamo inserito a corredo di questa notizia le foto della Stazione FS di San Severo, che resta uno dei simboli degli emigranti locali in partenza sia con il treno che con gli autobus. Rispetto al passato anche la stazione sanseverese è stata declassata: ci viaggiano solo treni regionali ed Intercity. Le Frecce di Trenitalia sono fruibili dall’utenza solo da Termoli o da Foggia sulla linea Adriatica. Il treno ITALO invece solo da Foggia in direzione Napoli, Roma, Firenze e Torino. Nei mesi scorsi la sindaca di San Severo aveva richiesto un ripensamento a RFI per far effettuare la fermate delle Frecce anche a San Severo ma è arrivata la bocciatura con questa motivazione: considerati i flussi di traffico potenzialmente attesi, la domanda intercettabile a seguito dell’introduzione della fermata AV risulterebbe di entità estremamente contenuta e tale da non giustificare commercialmente l’allungamento di percorrenza connesso alla sua introduzione. Per rientrare nei nuovi luoghi di residenza vengono utilizzati dai nostri concittadini anche gli scali aeroportuali di Foggia (per rientrare su Milano, Torino, Bologna) oltre a quelli di Bari e Pescara.

DENATALITA’ E DESERTIFICAZIONE NELLE COMUNITA’ CITTADINE – La denatalità e la desertificazione delle comunità cittadine nel Mezzogiorno sono lo spettro di una situazione di estrema gravità. Anche se dal Sud si va via verso il Nord, il Paese continua a perdere pezzi, come se non avesse bisogno di tecnici, di professionisti, di laureati, di scienziati e tutto il resto. È un dissesto demografico che toglie il respiro.

SCENARIO TRISTE IN TUTTO IL SUD ITALIA – Anche nel nostro territorio lo scenario è il medesimo dell’intero sud Italia, ovvero aumenta la spesa pensionistica e sanitaria, mentre cala la forza lavoro e s’indebolisce la crescita potenziale.

COSA DICE IL RAPPORTO SVIMEZ SUI FLUSSI MIGRATORI VERSO IL CENTRO NORD E L’ESTERO – Secondo il Rapporto SVIMEZ nel ventennio 2005-2024 il Mezzogiorno ha registrato una perdita demografica di proporzioni rilevanti, segnata soprattutto dalle migrazioni verso il Centro-Nord (Tab. 5). Complessivamente, oltre 2,5 milioni di persone hanno lasciato il Sud, a fronte di circa 1,4 milioni di iscrizioni, determinando un saldo negativo di quasi 1,2 milioni di unità. La caratteristica più critica di questa emorragia è la selettività: a emigrare sono soprattutto i giovani e i più istruiti. Più della metà degli emigrati ha tra i 15 e i 34 anni, e un circa un terzo di essi possiede un titolo universitario. Questo fa sì che circa tre quarti della perdita complessiva siano imputabili alle giovani generazioni (–858mila), con una componente consistente di laureati (–301mila). Il quadro è ancora più evidente se si guarda alle destinazioni. La gran parte delle perdite nette riguarda i trasferimenti interni verso il Centro-Nord: –917mila, di cui oltre 250mila giovani laureati. Nel 2024, per il secondo anno consecutivo, il favorevole andamento della domanda di lavoro nel Mezzogiorno ha ridotto sia il pendolarismo verso il resto d’Italia sia quello all’interno delle stesse regioni meridionali. Il calo è stato marcato e uniforme, riguardando in misura simile i flussi diretti verso il Centro- Nord e quelli verso l’estero. Gli occupati residenti nel Mezzogiorno che lavorano nel Centro-Nord sono scesi a 155mila, quasi 22mila in meno rispetto al 2023 (–12,2%, a fronte del –3,6% registrato l’anno precedente). Si tratta di un risultato che riporta i livelli del pendolarismo esterno ai valori del 2008, prima dell’avvio della grande recessione.

LA DISTRIBUZIONE SETTORIALE DEI PENDOLARI DI LUNGO RAGGIO – La distribuzione settoriale dei pendolari di lungo raggio ricalca sostanzialmente quella complessiva degli occupati, con una netta prevalenza dei servizi, seguiti da industria in senso stretto, costruzioni e agricoltura. Quest’ultima assume un peso quasi irrilevante, ancor più ridotto rispetto al già modesto contributo del settore all’occupazione totale. Nel complesso, i pendolari rappresentano una quota contenuta dell’occupazione (2,7%), con incidenze differenziate: 3,1% nelle costruzioni, 2,9% nell’industria, 2,1% nei servizi e appena 0,4% in agricoltura. Il lavoro dipendente caratterizza la grande maggioranza dei pendolari (93,7%), una quota sensibilmente più alta rispetto a quella rilevata sull’insieme degli occupati meridionali (76,4%). All’interno del lavoro dipendente spicca il ricorso ai contratti a termine, che coinvolgono il 30,1% dei pendolari, il
doppio della media complessiva (15,3%). Pur mantenendo un peso rilevante, questa tipologia ha registrato un forte ridimensionamento (–17,5% dopo il –18,6% del 2023). Il lavoro a tempo parziale è invece poco diffuso (5,1%), una scelta che riflette la necessità, per chi affronta costi elevati di spostamento, di preservare i livelli salariali garantiti dal tempo pieno. Anche nel 2024 si conferma il più elevato livello di istruzione dei pendolari meridionali rispetto alla media degli occupati del Mezzogiorno, così come la loro maggiore presenza in mansioni di profilo professionale più alto. La propensione al pendolarismo cresce infatti con il livello di qualificazione, sostenuta dall’attrattiva di migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. I pendolari con qualifiche elevate rappresentano il 42% del totale: dopo la crescita dell’anno precedente, tuttavia, registrano una prima flessione (–17,4%). In calo risultano anche i pendolari di medio livello (–5,4%) e, in misura più marcata, quelli con profili più bassi (–23,7%).

IN QUALI STATI ESTERI EMIGRANO I CERVELLI MERIDIONALI – Il pendolarismo meridionale assume spesso i tratti di una migrazione non ancora formalizzata dal cambio di residenza. Nel 2024 le principali destinazioni estere sono state Germania (21% del totale), Svizzera (13%), Francia (11%), seguite da Spagna e Stati Uniti (6% ciascuno). In ripresa, dopo la contrazione seguita alla Brexit, anche i flussi verso il Regno Unito (5,7%).

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