Riflessione pubblica del regista torremaggiore dott Walter Scudero dopo dell’ultima rappresentazione teatrale andata in scena la sera del 4 ottobre 2025


Si è tenuta a Torremaggiore, il 4 ottobre 2025, nell’Auditorium dell’Istituto Comprensivo di Via Sacco e Vanzetti, la mia più recente rappresentazione teatrale:

Ogni cosa s’è svolta come da progetto e regia, grazie alla bravura degli interpreti già noti e nuovi e dei tecnici. Gremita la sala, presenti le autorità, plaudente – bontà sua – il pubblico, e bla-bla-bla …

Ma, di ciò, è giusto parlino – olteché per apprezzare, anche per criticare – gli altri.

Quanto a me, cari Amici del mio Teatro che mi seguite da ben oltre trent’anni, voglio narrarvi quanto è indicato nel titolo di questo mio articolo, in maniera che possiate, altresì, rendervi conto (anche se, certamente, non pensate il contrario) di quanto il progettare e metter su uno spettacolo, non sia poi, propriamente, anche solo dal punto di vista dell’applicazione, una … pazziella. Pertanto, prendendo il via dalla genesi della rappresentazione del 4, così come potrei farlo per qualsiasi altra mia produzione, colgo l’occasione – considerato che non l’ho mai fatto prima su di un giornale – per raccontarvi in queste inconsuete righe (che potrebbero interessarvi o anche no), oltreché dell’avventura della creazione dell’evento teatrale “Per nostalgia e per burla”, anche degli intoppi incontrati nel produrlo.

«Una donna misteriosa, sconosciuta, mai veduta prima, cui non si sa dare un nome, che s’incontri di sfuggita per strada … Questo archetipo di donna rivestì un fascino particolare nell’immaginario maschile comune dell’Otto-Novecento.

Nell’epoca odierna della celebrazione della notorietà, dell’incubo dell’anonimato, del qualunquismo e del protagonismo forzato, possiamo dire che il fascino della “sconosciuta” sia immutato? …»

Seducente m’era apparsa, all’inizio della mia stagione teatrale 2018, il 26/I, la presentazione al Rotary Club di San Severo, di unaRelazione mediata da letture e canzoni d’Autore, dedicata al “…fascino della ‘Dama sconosciuta’, nell’immaginario maschile otto-novecentesco”, ambito storico, letterario, musicale e di costume che mi ha da sempre affascinato. Tale relazione – a mezzo tra la conferenza e il Teatro – alla cui sceneggiatura avevo posto mano già dal dicembre 2017, tenni io stesso, come unico interprete, replicandola poi, all’Archeoclub di San Severo, il 15/XII/2018, per la serata augurale che anticipò le festività natalizie. Un trafiletto del Corriere sanseverese, ne riportò notizia sul primo numero del gennaio 2019: «La “relazione mediata da letture e canzoni d’Autore” – tenuta dal Dottor Walter Scudero, scrittore e regista, non nuovo a performance culturali di notevole pregio – questa volta era imperniata sul “fascino della dama sconosciuta, nell’immaginario maschile tra ‘800 e ‘900”. Una piacevole carrellata nel tempo e nello spazio, sulla donna affascinante dei secoli passati, di cui nulla è rimasto ai tempi nostri, tempi in cui i contatti con la donna sono di ben altro genere e si realizzano con ben altre modalità. Agli applausi tributati all’Autore di così piacevoli incontri culturali, è seguito un brindisi di auguri che ha chiuso la manifestazione.»

E, dunque, tale realizzazione, a Torremaggiore non era ancora mai stata proposta, e ne avevano, se mai, fruito solo quei concittadini che, in vario modo, avevano partecipato, invitati, alle performance sanseveresi.

è anche da dire che, dopo la primitiva stesura di quel testo, ne avevo preparato un piccolo format differente, ammiccante al burlesco e al canzonatorio, da impiegare come sketch, a divertente conclusione di una messinscena più complessa, da realizzare. Poi ci avevo ripensato ed avevo accantonato e posto in serbo tale versione che inclusi, come copione, fra i tre editi col mio libro (che qualcuno dei miei lettori avrà già) dal titolo “Dal Dramma alla Farsa – 3 pièce teatrali (del 2023/’24) tra il vintage e l’attuale” (XII/2024).

Tanto sin qui considerato, ecco che, già prima d’inizio estate di quest’anno, comincio a lavorare a quell’idea della nuova e più complessa messinscena (che, come ho detto, avevo deciso di accantonare), da rappresentare qui a Torremaggiore. Si sarebbe trattato di una performance di tipo ipertestuale, nella quale il vintage nostalgico – con tema: il fascino della Dama sconosciuta – si sarebbe stemperato in un finale burlesco, in maniera che lo spettacolo destasse l’interesse, oltreché dei meno giovani, anche dei giovani. Solo un’aggiunta nel titolo: Per Nostalgia e per Burla – memorie, canzoni e sketchsu la Dama sconosciuta, nell’immaginario maschile otto-novecentesco, così come compare sulla locandina che ha pubblicizzato l’evento del 4 ottobre 2025.

Guardando i titoli di coda della rappresentazione, ci si può rendere conto di quanto, rispetto alla primitiva Relazione della quale ero io stesso l’interprete, quella recente si sia complessizzata:

Gli interpreti recitanti e/o cantanti sono diventati 4 e, di ciascuno, ho dovuto tener conto della disponibilità [e non di meno della mia], vuoi per le prove che per lo spettacolo, ossia giorni ed ore. C’è stato chi ha avuto la possibilità di partecipare, venendo da fuori, solo il giorno dell’evento e, quanto alle prove, ha potuto farle in videochiamata. Si consideri che gli artisti – tanto gli attori che gli esecutori di musica dal vivo – o hanno il loro lavoro o, se giovani, hanno obblighi di studio e, specie se al loro debutto o prime uscite in pubblico, vanno seguiti, spronati e scusati per le loro eventuali défaillance. Vi parlo di gruppi filodrammatici che mutano ogni volta e non di artisti di professione o di gruppi ‘stabili’. Non sto certo ‘creando la ricotta’: questo che dico, ogni regista amatoriale indipendente lo sa bene quanto me; è il pubblico, invece, che, molte volte, non conosce quanto sia difficile ‘far quadrare’ quello che spesso ‘non quadra’… Ma, con pazienza, omnia possum. Ne volete sapere una? Beh, ricordo che, in passato, per una pièce con una dozzina di attori, non mi è riuscito una sola volta, di avere, alle prove, il cast al completo. Che bellezza! No?…

Ma torno allo spettacolo del 4. Progettandolo, prevedo una sfilata iniziale di 6 girl in abiti d’alta moda (cortesemente offerti da boutique, previa scelta di modelli e taglie), col volto celato sotto una mascherina di pizzo nero; e penso anche ad un valzer figurato, a metà spettacolo. Per ottenere ciò ‘inseguo’ letteralmente senza tregua, già dall’estate, la gentile ma da me ‘vessata’ coreografa. E, alla fine, quando il risultato collima con la mia idea coreutica, posso dire che anche queste prospettive dello spettacolo sono OK.

Fra le altre cose da fare, ho da scegliere, oltre a una quarantina di slide da proiettare on stage, almeno una decina di canzoni vintage e temi musicali, per audio o da eseguire al pianoforte, epperò anche la preparazione pianistica vuole il suo tempo; oltretutto scelgo, per motivi di disaccordo o impedimenti dettati da altri impegni, una esecutrice su tre ‘impegnatissimi’ artisti dello strumento; e, intanto, le settimane volano … E sia.

Ma, il problema si fa serio quando arrivo alla fase della realizzazione degli sketch della 2^Parte: e, dunque, i testi ci sono perché li ho già scritti, mancano i motivi musicali d’accompagnamento … Li trovo e progetto che al cantar/recitando (speack/singing) di un attore, risponda, dialogando in prosa, un’attrice. L’ideale sarebbe che un pianista (sì, un pianista è da preferire) segua, suonando dal vivo, il dipanarsi del ‘botta e risposta’, accompagnando l’attore/cantante e sospendendo la musica per tutto il tempo della risposta in prosa di lei. Così, in passato, ho sempre organizzato e diretto i numerosi spettacoli di musica-parola – e non son pochi – che ho prodotto; ma, oggi come oggi, dove lo trovi un pianista provetto – che non sia plurimpegnato – disposto a provare, anche molte volte, con due attori, sino a raggiungere il risultato da me voluto?… Non lo trovi facilmente. Eh no. E, tuttavia, la preparazione dello spettacolo must go on.

E allora ocorre preparare le basi musicali da impiegare in sottofondo, senza stressare il fonico. Come si fa? … Bene, si calcolano esattamente i tempi sia del recitar-cantando che delle rispettive risposte in prosa, poi si cercano gli spartiti only piano dei pezzi per lo speack/singing e li si affida ad un amico pianista (nel mio caso, un’amica, distante da me una novantina di Km d’auto, contattata tramite whatsapp e ricevendone per la stessa via la risposta) perché li esegua, li registri e te li mandi. A questro punto, collegando tali basi musicali ai tempi (che conosci per averli già calcolati) delle risposte in prosa, che registrerai come space of silence, otterrai ciò che ti serve per le prove e per lo spettacolo, cioè un espediente funzionante – ecco l’’uovo di Colombo – anche senza avere il pianista sul posto: sulle basi musicali di fondo si esibirà il cantante/recitante, mentre, nei momenti registrati di silenzio, colloquierà con lui l’attrice; attrice, fra l’altro, all’occorrenza, capace – oh fortuna insperata!- anche di cantare a cappella.

Ovviamente, è uso consolidato l’accordo col fonico ed il datore di luci, secondo quanto da me preordinato e stilato in un apposito copione di disposizioni registiche. E poi – beh, questo è aspetto consueto – pensare ai costumi, prestabilire le entrate in scena e le uscite, i movimenti sul palco, la caratterizzazione dei personaggi e, nondimeno, inoltrare per tempo le richieste per la concessione della sala della performance.

Ed ecco, in breve (in breve, perchè potrei parlarne più a lungo) come una Relazione da me solo tenuta, è diventata spettacolo completo e, grazie agli artisti, miei ineguagliabili collaboratori, ha ottenuto il gradimento e la stima del mio pubblico.

Concludo ribadendo che questo mio scritto è riservato al pubblico e non certamente a chi, come me, con le sole proprie forze, con buona volontà, passione ed un pizzico di caparbietà, gestisce una regia;a costoro, lungi da me il voler insegnare alcunché.

Mi auguro, con questo articolo, di essere riuscito, almeno in certa misura, a dare l’idea del lavoro che sta a monte e alla base di un qualsiasi spettacolo creato da un regista filodrammatico, a partire dal’ideazione e dalla sceneggiatura (scrittura del testo/copione), alla lettura “al tavolo” – dove il regista deve farsi egli stesso attore – attraverso la direzione globale delle prove, sino alla messinscena teatrale definitiva. E spero che tale lavoro venga riconosciuto (non a me solo, ma a tutti i colleghi che operano nello stesso campo artistico), in maniera che più non avvenga che, a fine spettacolo, stringendo la mano del regista, gli si riconosca, complimentandosi con lui, solo l’’organizzazione’ di un evento, quasi si fosse trattato unicamente di aver messo in bell’ordine – come un capo-cantiere – i vari articoli di un magazzino che gli è apartenuto solo come organizzatore degli spazi. Sarebbe come dire ad un chirurgo (mi si scusi l’esempio che porto come medico) che l’intervento che ha progettato e condotto, si sia felicemente concluso grazie alla strumenteria da lui ben organizzata ed impiegata nell’operare. Uno spettacolo, al pari di un intervento chirurgico, nasce dalla mente di chi lo realizza e, passo passo, lo segue, portandolo in porto, imponendosi:«nihil satis nisi optimum»; salvo, ovviamente, umani ‘incidenti di percorso’, on stage, dovuti spesso all’ansia (una battuta dimenticata, una stecca nel cantare, una nota erronea nel suonare, un passo di danza sbagliato, ecc.)

Tanto mi premeva chiarire. Ne ho avuto il destro, e l’ho fatto.

Dott Walter Scudero

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