Perchè andare a votare al Referendum dell’8 e 9 giugno 2025: riflessione del Direttore della Caritas della Diocesi di San Severo Don Andrea Pupilla

Domenica 8 e Lunedì 9 giugno prossimi i cittadini italiani sono chiamati ad esprimersi su cinque quesiti referendari sui temi importanti del lavoro e della cittadinanza. La Conferenza Episcopale Italiana, con il comunicato ufficiale del Consiglio Permanente riunitosi nei giorni scorsi in riunione straordinaria, ha invitato ad “un attento discernimento” sui temi in oggetto. Per compiere questo “attento discernimento” occorre, innanzitutto, essere ben informati sulle questioni poste dai quesiti del referendum.

Negli ultimi tempi si registra un preoccupante calo di partecipazione alla vita democratica e alla costruzione del bene comune. Questo appuntamento rappresenta una opportunità per infrangere questo “silenzio democratico”, vincere la tentazione del disimpegno e dell’apatìa ed esercitare questa forma di partecipazione diretta alla vita politica del nostro Paese, contribuendo al cambiamento. Non è più tempo di restare a guardare, ma di fare la nostra parte.

I temi che sono posti all’attenzione dei cittadini chiamati a votare sono temi che riguardano la vita quotidiana di tanti che passano attraverso i servizi offerti dalle nostre Caritas diocesane e parrocchiali.
Informarsi significa partire dallo studio e dall’analisi dei dati e non dalla propaganda o da luoghi comuni. “Solo i popoli informati possono fare scelte libere” è quanto ha detto papa Leone XIV nella prima udienza al mondo dell’informazione. Sul tema della cittadinanza occorre dare uno sguardo al Rapporto Immigrazione CaritasMigrantes che ci parla di una presenza di oltre 5 milioni di persone straniere che ormai sono parte del nostro tessuto sociale: vivono stabilmente tra noi, lavorano, pagano le tasse, crescono i figli, mettono radici. Più di un milione sono minori, molti dei quali nati in Italia. Ma per la legge restano stranieri, come se la loro appartenenza fosse sospesa. Come comunità cristiana siamo chiamati a
generare un futuro di speranza in cui nessuno si senta invisibile. Oltre a creare una comunità in cui
ci si senta più inclusi e che respiri più sicurezza. Sul tema del lavoro – molto più complesso, a dire il vero – occorre ricordare che i rapporti Povertà di Caritas Italiana di questi ultimi anni che ci dicono come, oggi, si è poveri pur lavorando.

La povertà assoluta aumenta, ma la novità è che tra i nuovi poveri ci sono persone che lavorano. Una su quattro tra coloro che per mangiare si rivolgono alla Caritas ha un’occupazione. In Italia c’è
un problema di salari non dignitosi, occupazione precaria. I quesiti posti dal referendum mettono in risalto i temi del lavoro come luogo di restituzione di dignità e di speranza, il lavoro come sostentamento economico personale e per la propria famiglia, il lavoro come un diritto e il lavoro come posto sicuro. La dinamica del lavoro non può prescindere da questi elementi che devono essere garantiti a tutte le persone che svolgono un’attività lavorativa.

Il lavoro è una delle prime azioni sociali a cui siamo chiamati a partecipare. Lo dice la nostra Costituzione all’art. 1. Attraverso l’azione quotidiana e partecipativa del lavoro contribuisco al miglioramento di un piccolo pezzo di mondo che, insieme a quello degli altri va a immaginare nuovi modelli e nuove prospettive, con la speranza di poter costruire un mondo migliore per tutti. Ogni quesito referendario, che si presenta forse nella sua definizione più tecnica, merita una riflessione approfondita, tenendo conto di questi principi e valutando gli impatti sulle persone e sulla società nel suo complesso.

In allegato le schede informative sui referendum lavoro e cittadinanza pubblicate dal sito della rivista dei gesuiti Aggiornamenti sociali.



Un fraterno saluto!

San Severo, 6 giugno 2025

Il Direttore
Don Andrea Pupilla

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