La grande bellezza di Walter Scudero: recensione di Danilo De Felice sull’ultima rappresentazione andata in scena all’auditorium del plesso scolastico San Giovanni Bosco di Torremaggiore

Sabato 4 ottobre 2025 presso l’Auditorium “San Giovanni Bosco” dell’Istituto Comprensivo di via Sacco e Vanzetti di Torrremaggiore è andata in scena l’ultima rappresentazione del regista Walter Scudero.

Associo il titolo di un famoso film a questa mia cronaca perchè ritengo che il regista abbia voluto offrire allo spettatore uno spazio libero, lasciando che potesse definire per sé il significato di bellezza, rapportandolo ai giorni nostri.

Il fascino e il mistero che ha suscitato la donna nell’immaginario, non soltanto degli uomini, ha sempre restituito una definizione piuttosto confusa, certo non obiettiva, nei due secoli precedenti a questo nostro nel terzo millennio.
Credo fermamente che la grande bellezza non esista, ma è vero che uno sguardo fugace, un abbigliamento all’apparenza scevro di malizia, un volto nascosto da una veletta, possano suscitare desideri e ambizioni e questi risiedere per un’intera vita nell’immaginario dell’uomo, che a volte è spettatore inerme di un momento inaspettato, così che il breve momento di uno sguardo o di un incontro, come un “frame”, come un imprinting possa restare suggellato al punto da destabilizzare in quell’istante per poi diventare un ricordo a distanza di anni.

Tanti simili momenti sono stati raffigurati nell’arte e oggi rappresentano anche storia, hanno ispirato racconti e musiche e con alcuni di questi, in un ensemble, il regista Scudero ha voluto raggruppare reading letterari e piece teatrali, interpretati dagli artisti della sua mission “Walter Scudero Artistic Projects” che, sin dalla genesi del personalissimo “Teatro del dissesto” vedono nutrita la loro crescita e ottengono successo.

Poteva essere mera esposizione cronologica dei fatti, almeno all’apparenza, la prima parte del momento teatrale, dove viene raccontato il fascino e la seduzione di alcune donne dei due secoli trascorsi, incipit che è parte del titolo dello spettacolo: “Per nostaglia e per burla: memorie, canzoni e sketch su La dama sconosciuta nell’immaginario maschile otto-novecentesco”.
Storie di Gabriele D’Annunzio, altre ricongiunte nel termine “mistero” e descritte dal librettista di Tosca; storie citate da Maddalena Tiblissi nel suo “La donna misteriosa” e quella raffigurata nel dipinto: “La sconosciuta” del pittore russo Kramskoy che viene messa in parallelo – come fa lo stesso Scudero – con la poesia dall’omonimo titolo di Aleksandr Blok nel 1906, tutte esposte dalla voce narrante di Alex Faienza ed impreziosite dalla camaleontica voce recitante di Gianluca Gala.

Sguardo ed attenzione si soffermavano sull’immagine de “La donna della metropolitana di Mosca” e su quello di “Ligeia” incontrata nel racconto di Edgard Allan Poe. Per restare nell’idioma anglosassone e annoverare anche un racconto fiabesco, questo enarrato in lingua inglese, un ritratto in epoca romantica del poeta John Keats nel racconto “La belle dame sans merci” e per concludere, una breve piece tratta da “Così è se vi pare” di Pirandello.
La trattazione di queste “dame sconosciute” è stata impreziosita durante l’ascolto di brani di musica leggera quali: “Le passanti” di Fabrizio De Andrè, “Vipera” cantata negli Anni Venti da Luciano Virgili e “Chi siete?” di Mario Cosentino e Tommaso De Filippis del 1917, nonchè un piccolo saggio di “Come pioveva” riproposta da un giovane Massimo Ranieri e quasi nell’interezza “Addio mia bella signora” cantata da Achille Togliani.

Tuttavia inizialmente percepivo l’assenza di un contraddittorio o una connessione emotiva che potesse suscitarmi curiosità e motivare una mia reazione dopo aver appreso di tali circostanze di fascino e mistero, impressi nel ricordo di tanti artisti. La spiegazione mi è giunta nella seconda parte, quando ho potuto dare un senso personale all’intera narrazione.

Nel primo sketch dedicato alla “nostalgia”, recitando sulle note di “Addio signora” ripresa da Achille Togliani nel 1956, Gianluca Gala ha vestito i panni di un anziano signore che si imbatte in una giovane donna interpretata da Grazia Pensato, la cui bellezza era chiara espressione del nostro tempo: ella ha dovuto destreggiarsi tra le avances del bizzarro vecchietto che, confondendo ricordi ed esperienze di un tempo trascorso, tra consapevole malizia e improvviso rinato ardore, sembra cercare attenzioni impossibili. Il momento è però breve e alla fine viene mestamente ricondotto alla “nostaglia” del suo crudele presente. “Giovinezza” è il nome che l’uomo dà alla donna e questo mi ha portato a pensare che fosse solo una toccante allucinazione.

E’ seguito un cambio d’abito durante il quale si sono pregevolmente esibiti Luana De Gennaro e Ferruccio Rosito, nelle coreografie della Studio Danza New Ars Life.

Nel secondo sketch, di carattere “burlesco”, rientrano in scena Gala e Pensato. Nel corso di una conversazione telefonica, in cui campo e distanza non stanno aiutando l’uomo a ricucire il rapporto sentimentale con la sua donna, interviene la bellezza ammaliante della (straordinaria) voce di Grazia Pensato che cantando senza appoggio musicale “Insieme”, un brano di Mina del 1970, rende difficile, confuso, quasi ostile questo approccio tra i due amanti, determinandone probabilmente l’epilogo. E sinceramente, ho dovuto “googolare” il significato della canzone della pantera di Cremona: quella canzone assume oggi le sembianze di ogni distrazione in un rapporto di coppia, che confonde ciò che di reale si sta vivendo da ciò che è malevolmente nell’etere, a distanza, ed anche questo credo rappresenti sia fascino che mistero.

Oggi, come nell’Ottocento e nel Novecento, bellezza femminile può definirsi ogni segno che resta impresso nell’immaginario dell’uomo. Sono cambiati gli strumenti per rinvenirla, sono cambiati gli approcci e certo in questo Ventunesimo Secolo tutto è raggiungibile con semplicità e immediatezza. Eppure parliamo ancora di fascino e di mistero, quegli stessi che un tempo governavano di ardore l’impeto, facevano sussurrare frasi di amore, ispiravano poesie e ogni altra forma di arte.

Lo spettacolo ha avuto il suo inizio sulle note al pianoforte di Grazia Karola Lamedica, quando sei ragazze hanno sfilato indossando i meravigliosi abiti di Padalino Fashion Store, con lo sguardo celato da una mascherina nera, in linea con il tema della rappresentazione: Sofia Manzelli, Stella Di Pumpo, Giada Gagliardi, Angelica Angeloro, Benedetta Biuso e Martina Manzelli.

Samuele Petrucci, invece, con molta simpatia e naturale verve, ha introdotto la serata, così come ha congedato il numeroso pubblico intervenuto, non prima però che Gianluca Gala riprendesse microfono e parola per invitare e ringraziare il regista Walter Scudero, che ha concepito, organizzato e diretto ogni cosa, confermandosi unico nel suo genere, al di fuori dei canoni standard.

Un plauso particolare va ai fonici Francesco Paolo Iammarrone, Marco Lumenti e Carlo Giustizia che hanno saputo assicurare in maniera puntuale e rigorosa ogni particolare tecnico, di luce e audio, rendendo ancora più gradevole l’offerta dello spettacolo nella storica Aula Magna delle Scuole Elementari di Torremaggiore.

Rigrazio Walter per avermi concesso questa occasione di racconto. Lo ringrazio soprattutto per il suo costante impegno per la cultura della nostra Città: in un tempo in cui dedicare risorse ed amore al teatro è sempre più difficile, è riuscito costantemente e con successo a motivare nuovi interpreti e a consolidare la collaborazione di attori già affermati.

Il tuo amico Danilo de Felice

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