Grande successo per il dramma teatrale dedicato ad Anna Boleyn andato in scena al Castello Ducale De Sangro di Torremaggiore

La rivisitazione del personaggio di Anna Bolena nel dramma teatrale scritto, allestito e interpretato dalla bravissima Lucia Biasco, con il valido contributo di attori e ballerini, giovani, ma già noti al pubblico di Torremaggiore, ha avuto il merito di richiamare alla mente la tragica vicenda di questo personaggio storico. Due sono i momenti più significativi di questa narrazione in quanto ne mettono in luce i temi fondamentali: l’incontro- scontro tra Anna e la Regina Caterina e il drammatico dialogo tra Enrico e Anna, poco prima della sua decapitazione.

Nel primo, in un dialogo serrato e drammatico, emerge, descritto in modo magistrale, lo psicodramma di de donne che hanno fatto di Enrico la ragione della loro vita: la regina Caterina e la sua ex dama di compagnia, Anna. La regina Caterina, una donna tradita e profondamente ferita, che, allontanata dal cuore del suo re, di fronte all’ incalzare della sua rivale si aggrappa con tutte le forze al suo ruolo istituzionale, all’ autorità papale, al diritto dinastico, persino alla leggerezza del re, per rassicurare – inutilmente – se stessa.

Di contro un’Anna che, rassicurata dalla dichiarazione di amore strappata al re e convinta della forza invincibile dei suoi sentimenti e delle sue idee, si esalta nel vagheggiare un sogno di amore eterno, pulito, accanto a un sovrano tutto dedito al benessere del suo popolo e alla liberazione della nazione dallo strapotere papale, storico alleato dell’impero spagnolo. Sullo sfondo di questa vicenda, le lotte religiose tra cattolici e protestanti e la competizione degli stati europei per la supremazia nel continente e sui mari.Subito dopo, con un salto di alcuni anni, l’esaltazione di Anna si trasforma in tragedia: la regina, come se fosse stata colpita da una maledizione, mette al mondo figli maschi nati morti. Al suo dolore di madre si aggiunge l’assurdo- oggi- disprezzo del re che aspetta inutilmente l’erede al trono, maschio. Sopravvive un’unica figlia femmina, ahimè! Elisabetta, la futura Elisabetta l, la grande. Ed ecco in scena il dolore più puro e più intenso di una donna tradita, o meglio, disillusa dalla vita. Tutto il suo mondo crolla e con esso le sue certezze: non si può dominare il corso degli eventi e, se esso è contrario, sei inevitabilmente trascinato al fondo, anche se innocente. Se hai dei nemici, non ci metteranno molto a imbastire false accuse per perderti. L’ hanno fatto con Gesù Cristo, ed è successo innumerevoli volte nella storia.

L’ unica cosa che rimane da fare è rivendicare a gran voce la propria innocenza, rinfacciare al re la sua viltà e i suoi goffi tentativi di giustificare il suo comportamento, e morire da regina, opponendosi all’ annullamento del matrimonio, per salvaguardare i diritti dinastici della figlia Elisabetta. È lei infatti che riscatterà il sogno di sua madre, facendo dell’Inghilterra la regina dei mari e sconfiggendo l’Invincibile Armada di Filippo II. Ma Elisabetta non si sposerà mai. Il dramma di Anna peserà anche sul suo destino, condannandola a una vita sdegnosa, di solitudine, di sospetti di tradimenti da parte delle persone più vicine. Sarà una grande regina, ma inflessibile, implacabile. Nella sua vita non ci sarà spazio per l’abbandono amoroso.

Ma se in questa tragedia grandeggia la figura di Anna, ne esce molto sminuita sul piano umano quella delle Enrico VIII e non a torto, visto che ha totalizzato ben sette mogli. Ma forse, dal punto di vista storico, la sua figura ha avuto un rilievo maggiore. Mi sono fermata sulla trama della vicenda, ma bisognerebbe sottolineare il linguaggio oracolare, quasi onirico, dei vari interventi della voce fuori campo e il significato simbolico delle danze, ecc. A questo punto posso solo invitare chi non è stato presente ieri sera ad approfittare di una possibile replica. Doveroso sottolineare la bravura di tutti gli attori, la generosità di coloro che hanno contribuito al suo allestimento, ma soprattutto l’associazione Mirko Valerio Emanuele per la sua indefessa attività di beneficenza e di sponsorizzazione di molte attività anche culturali nella nostra comunità, grazie Carmen!

Nota della Prof.ssa Angela Sacco

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