Elena di Sparta nel Grande Fratello. Benvenuti al mio Teatro del Dissesto. Benvenuti nella mia casa. “Elena di Sparta. Un ideale modello utopico di esistenza”. Il monologo in reading teatrale di Walter Scudero.
Anche in questo giovedì 3 dicembre 2025 ho il piacere di accogliervi. Alcuni volti mi sono familiari, altri nuovi, ebbene tutti siete qui riuniti con un intento preciso: ascoltare una voce, quella di Grazia Pensato. E’ stata proprio Grazia, tempo fa, a chiedermi di scegliere, tra le tante pagine delle mie storie, un racconto che potesse interpretare un tema a lei caro, tra bellezza, fascino, mito e mistero.
Un invito, questo, che non non mi sono lasciato sfuggire, certo che mai altro interprete – con una voce così chiara e persuasiva, la compostezza dei modi e un’immagine tanto naturale, quanto incantevole – potesse raccontare al meglio una figura che ritengo essere la più centrale, complessa ed affasciante della mitologia greca: non esagero a definirla la figura più emblematica.
Grazia, sarai tu a farti portavoce di questa storia. Oggi ti assumerai l’impegno di reincarnare questa protagonista, raccontando ad un pubblico di cronisti del nostro tempo, la storia di Elena di Sparta, una donna che ho voluto già descrivere nel mio libro: “Quando le vicende elleniche approdavano al mito. Diciannove esempi tra i tanti possibili” (Ed. Joelle Srl, Città di Castello, giugno 2022). Così “Elena di Sparta. Un ideale modello utopico di esistenza” è il nome dell’happening di questa sera, al Teatro del Dissesto di Walter Scudero.
Elena di Sparta, considerata la donna più bella del mondo e al tempo stesso la traditrice, colei la cui fuga con il principe troiano Paride – mentre già sposa di Menelao, Re di Sparta – scatenò la guerra di Troia. Dieci anni durò il conflitto ingaggiato dai Greci per riprendere la donna e vendicare l’offesa.
Ma tanto vorrei, Grazia, che soffermassi il tuo racconto per suscitare nei cronisti intervenuti questa sera un ragionevole dubbio: quanto la sua presenza nella storia ellenica fu estremamemte disarmante? E quanto nascere in un corpo e con sembianze magnifiche ed attraenti sia stato effettivamente causa di vicende tragiche, principalmente a causa delle debolezze degli uomini che l’hanno conosciuta?
Grazia ti chiedo di raccontare di questa donna concepita per un volere ambiguo di quel dio greco Zeus: il dio che ha sempre punito l’inganno e che, a sua volta, ha usato l’astuzia per punire gli uomini.
Ti invito ad esporre la storia di Elena di Sparta con voce neutra, quasi come se stessi chiedendo discolpa per le controverse vicende del suo transito terreno. Elena di Sparta è un personaggio mitologico, non storico, dell’antica Grecia, seppure tanto narrata tra arte e letteratura, negli usi e costumi, negli impeti delle azioni mosse dal desiderio di tanti uomini a possedere la sua bellezza.
Elena di Sparta è la donna più ambita, simbolo eterno di una bellezza straordinaria, attesa fin dalla tenera gioventù e preparata al matrimonio; una donna, già consorte, che, ancora per colpa e volere di uno dio irrequieto e vendicativo, conosce un altro uomo e se ne innamora.

Elena di Sparta può essere vista come un ideale fisico irraggiungibile, che attira sia ammirazione che contesa, proprio come avvenne tra i suoi pretendenti. La sua bellezza porta alla distruzione; è una bellezza che fa pensare, per certi momenti, ad una figura ambigua, tormentata dai sensi di colpa per le sofferenze che causa e che mostra difficoltà nel vivere all’altezza di un ideale così univocamente plaudito.
Come spesso prediligo presentare la cultura greca al pubblico nel mio Teatro del Dissesto, vorrei che anche questa sera i nostri ospiti si congedasssero da me e dalla mia signora con un piccolo pensiero nella testa.
Che sia un dubbio, un’incertezza sul motivo profondo di ciò che avranno visto, quasi in un gradevole disagio che persuada e stuzzichi nel chiedere se abbiate mancato un pezzo del racconto o letto distrattamente l’invito.
Questa è quasi una particolarità del mio essere studioso prima che regista, che vorrei continuare ad instillare nelle mie rappresentazioni, augurandomi che ad almeno qualcuno avrò suscitato interesse. Ma che certamente sia un sentimento condiviso da tutti i convenuti agli incontri: il plauso alla bravura dei nostri giovani e promettenti artisti iniziati alla carriera del Teatro, inteso soprattutto come cultura, non soltanto come sano divertimento.
Ed ora permettetemi di condividere il mio pensiero, da umile cronista che ha assistito a questa rappresentazione.
Mentre ascoltavo la storia di Elena di Sparta, mi sono chiesto: quante colpe ancora attribuiremo alla bellezza? Quante volte ancora cercheremo di raggiungere chi è inarrivabile, perdendo senno e ragione? Quando smetteremo, infine, di considerare una creatura umana come un traguardo da raggiungere, una meta ambiziosa o di concepirne il possesso come fosse un bene tangibile?
La libertà umana ci offre l’alternativa: presentarci nelle nostre naturali sembianze oppure essere liberi di esprimerci migliorando nell’aspetto.
Se cambiare anche drasticamente il proprio aspetto fisico migliora decisamente l’equilibrio di ognuno: benvengano la moda, il makeup, il trucco e parrucco, la cultura del fisico, l’essere in salute anche grazie alle attività agonistiche. Benvenga l’adonarsi, l’indossare abiti cuciti sull’identità che sentiamo addosso e non perchè segnata su un documento; decidere liberamente il proprio stato mentale o sradicarsi da una concezione ritenuta arcaia.
Queste sono condizioni naturali della libera identità umana.
E tutto ciò non perchè l’espressione di sè debba proporsi come un’offerta a terzi.
Tuttavia, il mercato, per ognuna delle due o più parti, spinge sempre più persone a proporsi a chi è subdolamente celato nella rete. Grande Fratello, Isole dei Famosi, Talent show, webcam 24 ore su 24 diventano macchine mortali che per fare denaro, spesso sotto le mentite spoglie del culto della bellezza.
Invogliano a duplicazioni impossibili, illudono ad oscure celebrità ma, in realtà, spingono a chiudersi in se stessi e convincono a non poter affrontare il mondo che è fuori.
E infine, da incontrollabili intelligenze artificiali, arrivano in ogni palmo di mano e sotto sguardi sensibili ed incapaci, ammalianti spettacoli di basso livello, che lentamente distruggono autostima e amore per sé stessi.
Allora mi chiedo, quale colpa addossare ancora alla bellezza, al destino, alle opportunità?
Come nel caso di Elena di Sparta, non cerchiamo pretesti per giustificare le nostre debolezze e compiere azioni malevoli, perchè la bellezza è lo strumento che Dio ha concesso per amare il Creato.
Anche la storia di Elena di Sparta in questa “vicenda ellenica” raccontata con efficacia verbale e visiva da Grazia Pensato mi porta ad interrogarmi sui canoni dell’estetica che impone la società, attraverso mass-media e canali social, quasi sempre legati agli ideali fisici: dietro una meraviglia esteriore si nascondono complessità di scelte, spesso rinunce, rimorsi e ricerca di sé stessi.
La bellezza di Elena di Sparta – eccezionale e problematica – e il suo mito, mi evocano potere e responsabilità, due facce della stessa medaglia: la prima vorremmo spesso appuntarcela, la seconda, al contrario, fuggirla.
Tutto ciò rende la sua figura ancora oggi attuale e affascinante.
A te Grazia, i miei complimenti, ancora una volta, per la tua presenza di questa sera. Complimenti per aver raccontato con sguardo intenso e tanta pacata fermezza la storia di una donna tanto controversa, ma descritta nelle cronache e attraverso gli occhi di autori di un tempo ormai passato.
E a te Walter, grazie di cuore per non avermi mai dato l’impressione che fosse soltanto responsabilità di una parte tutto ciò che ha fatto muovere la storia della bellezza portata in scena questa sera.
Danilo de Felice
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