
Il Direttore della testata Torremaggiore On Line Michele Antonucci e l’intera redazione ringraziano sentitamente l’Ing. Antonio Palma per aver reso pubblica questa sua riflessione per i nostri lettori, affinchè il ricordo di questa tragedia sia sempre vivo nei cuori e nelle coscienze della cittadini di ieri, di oggi e di domani. Grazie anche per la concessione di alcune foto tratte dall’album di famiglia e presenti in questa nota. La Strage di San Nicola del 6 dicembre 1990 non fu soltanto una tragedia familiare ma dell’intera comunità cittadina. Poneva e pone tante riflessioni. Riteniamo che le istituzioni cittadine ed anche le associazioni dovrebbero organizzare eventi durante tutto l’anno per onorare la memoria di questi due concittadini caduti durante l’adempimento del proprio dovere istituzionale. Da Torremaggiore potrebbe anche partire un grosso stimolo al legislatore per rivedere certe leggi che hanno contribuito a portare a questa strage. Non è mai troppo tardi. Troppo tempo è stato perso in tal senso.

A distanza di trentacinque anni dall’assassino di mio fratello Lucio voglio rileggere e far riflettere su quello che ho scritto cinque anni fa … il tempo non può lenire certi dolori anche se il ricordo di chi abbiamo amato è sempre presente nel nostro cuore e ci (SOPRATTUTTO MI) aiuta a vivere ed a sentirci protetti … spesso penso a come poteva essere la nostra vita se non fosse successo quello che successe in queste ore 35 anni fa … ma col SE spesso scopro che sto solo sognando … forse con l’età che avanza si fa strada in me la speranza di ritrovarci e vivere per sempre quello che non ci è stato permesso di vivere …
Ing. Antonio Palma

L’Assessore Lucio Palma al Campo Sportivo di Torremaggiore 25/11/1990
foto realizzata dal giornalista Severino Carlucci e donata all’Ing Antonio Palma a dicembre del 1990
– su gentile concessione dell’Ing Antonio Palma-




IL RICORDO DI MIO FRATELLO LUCIO A TRENT’ANNI DALLA STRAGE DI SAN NICOLA A TORREMAGGIORE (FG) – 6 Dicembre 1990 – 6 Dicembre 2020
La giornata del 6 Dicembre 1990 iniziò per me con una strana tranquillità e con la voglia di partire da Milano per Torremaggiore solo dopo aver sistemato con calma a Milano ogni piccolo dettaglio … riuscii a consegnare anche le stampelle prese a noleggio per il ginocchio di Debora … mi apprestavo a partire, ma mi ricordavo sempre di dover fare altro … mi sembrava tutto irreale come se non dovessi mai più tornare a Milano. Era una giornata gelida, ma splendida … a Milano era la Vigilia di Sant’Ambrogio.
Verso le 9.30 riuscii a partire per Torremaggiore perché avevo in programma un incontro di lavoro con Lucio e perché l’8 Dicembre avremmo festeggiato come sempre, tutti insieme, l’onomastico di mamma Concetta. Prima di arrivare a Bologna sentii dalla radio che alle 10.40 circa un aereo era caduto sull’Istituto Tecnico Salvemini di Casalecchio di Reno (BO) causando la morte di 12 studenti ed il ferimento di 88 persone.
Il mio viaggio continuò tristemente pensando sempre a quei poveri ragazzi che, incolpevoli, erano morti senza rendersi conto di nulla … non potevo immaginare che nel giro di qualche ora la mia vita sarebbe stata sconvolta! Sentivo addosso a me la tragedia delle famiglie delle vittime e vivevo in prima persona il dramma … come se qualcosa di irreparabile si fosse abbattuto su di me ed io ne stavo pagando le conseguenze.
Il viaggio fu più lungo del solito sia per tutti i pensieri che mi prendevano sia per il tempo diventato via via sempre più brutto fino a trasformarsi in nevischio.
Arrivai a Torremaggiore distrutto, ma felice perché accolto dalla gioia di mia madre e da Gianna e Salvatore, che Lucio aveva lasciato dalla nonna. Chiesi di Lucio e mia madre chiamò subito il suo studio per dirgli del mio arrivo; Tommaso le disse che Lucio era in Giunta Comunale e che sarebbe arrivato presto perché avevano quasi finito. Ci mettemmo in attesa un po’ accanto al camino ed un po’ intorno al braciere decidendo di mangiare all’arrivo di Lucio … ma Lucio non arrivava. Mia madre decise di far mangiare i bambini intorno alle 20 e poi convinse anche me a mangiare qualcosa. Eravamo, io e i bambini, intorno alla tavola rotonda della sala con la TV accesa, che si utilizzava sempre quando io tornavo da Milano.
Mentre mangiavamo ad un certo punto i bambini sentirono il suono di una autombulanza e di una macchina della polizia … i bambini mi dissero dei suoni sentiti … io risposi che i suoni venivano dalla televisione. Dopo un po’ mi ripeterono la stessa cosa …. allora dissi che anche a me sembrava che questi suoni venissero da fuori … Continuammo a mangiare aspettando Lucio, che non arrivava. Ero stanco morto non solo per il viaggio, ma anche per i pensieri che mi avevano accompagnato durante il viaggio … perciò mi allungai sul divano della sala e mia madre mi portò una coperta per non farmi prendere freddo.
Nel frattempo mia madre, Gianna e Salvatore andarono in cucina dove c’era il camino ed il braciere. Pochi minuti dopo, intorno alle 21, mentre stavo cercando di riposarmi arrivò mio cugino Teverino, col volto coperto di lacrime trattenute per non far capire nulla a mia madre, e mi disse di andare un attimo in camera da letto di mia madre perché doveva dirmi qualcosa di importante … Gli dissi di dirmelo lì, ma lui quasi mi portò di forza in camera da letto dicendomi : HANNO SPARATO SUL COMUNE ED HANNO AMMAZZATO LUCIO! Per un attimo non avevo capito o speravo di aver capito male … appena feci mente locale iniziai a tremare senza riuscire a fermarmi … riuscii a mettermi qualcosa addosso con grande difficoltà e, senza dire nulla a mia madre, ci avviammo verso il Comune … tremando sempre di più e sperando che Teverino avesse capito male e ci fosse ancora qualche speranza per Lucio.
Arrivammo sotto il Comune, già stracolmo di gente, ed io cercai di entrare e salire per rendermi conto di quello che era successo … fui fermato dalle Forze di Polizia, che mi dissero che sopra c’era il Procuratore della Repubblica che stava facendo dei rilievi.
Sempre continuando a tremare urlai :
“ ASSASSINI ! … AVETE AMMAZZATO MIO FRATELLO ED ORA VOLETE NASCONDERE LE PROVE ! … MIO FRATELLO ERA L’UNICO ONESTO DELL’AMMINISTRAZIONE E L’AVETE AMMAZZATO !”.
Fui costretto poi ad allontanarmi e con Teverino incontrammo mio fratello Enzo e mio cugino Nino per vedere come gestire qualcosa di troppo drammatico per la famiglia … mia madre, che perdeva il terzo figlio giovane due anni dopo la morte di mio padre … la moglie Pina che, a 28 anni, si trovava senza marito e con due bambini di 3 e 6 anni. Piangendo tutti insieme e condividendo il dolore riuscimmo in qualche modo a sopportare ed a superare l’insopportabile … per distrarmi io dedicai anche un po’ del mio tempo ad applicare gli accessori da bagno che Lucio aveva comprato per la sua casa da poco terminata. Quello che ci aiutò ad andare avanti nei primi giorni fu la vicinanza dei tanti amici di Lucio e nostri che vissero la tragedia come una tragedia della propria famiglia … erano persone che dissero che “avrebbero organizzato la caccia all’assassino, se non fosse finito subito in carcere, per appenderlo sotto il Comune” (al di là della gravità del desiderio di volersi fare giustizia da sé le parole dimostravano il grande amore per LUCIO, che aveva saputo costruire una ragnatela di amicizie ed affetti unica). I funerali di Lucio e di Antonio Piacquaddio, carissimo amico di Lucio che subì la stessa sua sorte, furono fatti congiuntamente ed il paese pieno di gente era quasi blindato … anche per la presenza dei tanti politici, che io, in chiesa, invitai a non dimenticare quello che era successo ed a non lasciarci soli …
Come purtroppo successe …
… Con Lucio mi sentivo quasi tutti i giorni da Milano e con lui parlavo non solo dei lavori che facevamo insieme, ma soprattutto di tutti gli altri problemi familiari ed extrafamiliari e delle difficoltà che si presentavano e di come superarle.
Ricordo i giorni in cui Lucio aveva organizzato lo sciopero dei commercianti contro la malavita che iniziava a prosperare a Torremaggiore … preoccupato mi disse al telefono che nessuno degli Amministratori voleva mettersi sotto il Gonfalone, ma lui doveva esserci perché era l’organizzatore … anche se, mi diceva, si sentiva come Aldo Moro quando era stato rapito dalle Brigate Rosse … era preoccupato anche per la sua opposizione in Consiglio Comunale a certe decisioni che non condivideva …
Tutto questo mi ha fatto pensare che qualcuno potesse aver armato la mano del “pazzo omicida” vista la facilità con cui era riuscito ad entrare in Sala Giunta e la ferocia con cui si era avventato sul corpo morto di Lucio …
Con una lettera lunga e dettagliata espressi i miei dubbi al Presidente della Repubblica, che mi contattò ed avviò un’indagine che, però, non condusse a nulla che supportasse i miei dubbi, che sussistono ancora dopo 30 anni …
La morte di Lucio, dopo i tanti lutti familiari (che purtroppo continuarono) sconvolse la mia vita e quella dell’intera famiglia … da quel momento decisi che la vita dovevo viverla diversamente in ogni campo sempre con impegno e passione … ma senza rinviare a domani quello che potevo fare oggi.
Quando nella vita succedono fatti così tragici o crolli sotto il peso o ti fortifichi e ti impegni nel realizzare gli ideali tuoi e di chi ti ha lasciato … io non sono crollato anche se mi porto ancora dentro il tremore di quella sera …
Per fortuna nel mio cuore porto anche tutte le persone che mi hanno lasciato e che mi danno la forza di affrontare e superare le difficoltà della vita.
Caro Lucio, sai quanto ci siamo voluti bene e quante cose abbiamo fatto insieme! … puoi immaginare quanto avremmo potuto ancora fare e quanto tu avresti potuto fare per Torremaggiore! … spero che chi può porti avanti le tue idee ed il tuo amore per la tua città che, quando stavi a Milano, difendevi contro chiunque senza paura!
GRAZIE PER QUELLO CHE CI HAI DATO E CHE CONTINUI A DARCI !
Tuo fratello Tonino
6 Dicembre 2020


Fonte foto www.FontanariTorremaggioresi.com
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