A Roma al G8 delle Diete Chetogeniche tra gli esperti a confronto anche il torremaggiorese Prof Luigi Barrea

Giunto alla III Edizione, anche quest’anno si è svolto il G8 delle Diete Chetogeniche dove 8 esperti nazionali e internazionali si sono incontrati a Roma il 26 e 27 Giugno 2023 per un dibattito sulle più accreditate argomentazioni scientifiche sullo stato dell’arte e le possibili applicazioni cliniche delle Diete Chetogeniche nelle otto aree cliniche più citate in questi ultimi anni dalla letteratura scientifica internazionale.

Tra i massimi esperti che hanno partecipato al G8 del 2023, spicca, come negli anni precedenti, il Prof. Luigi Barrea,

Professore Universitario Associato di Nutrizione Clinica e Dietetica Applicata presso l’Università Telematica Pegaso, nonché Specialista in Scienza dell’Alimentazione, il Prof. Barrea è stato recentemente riconosciuto come il primo scienziato italiano sul tema dell’obesitàTop Italian Scientist, secondo la graduatoria stilata dall’agenzia americana di rating, Expertscape.

Il Prof. Barrea è tra i primi 15 migliori scienziati al mondo sullo stesso tema e, nel 2021,  è stato il vincitore, del prestigioso premio SIE 40, bandito dalla della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) che lo accredita come miglior ricercatore italiano di Endocrinologia e Metabolismo under 40.

Il Prof. Luigi Barrea annovera tra le cariche ricoperte quella di  coordinatore del Club della Società Italiana di Endocrinologia (SIE) denominato “Terapie Dietetiche in Endocrinologia e Metabolismo”, ed  è anche Vicepresidente della Società della Società Italiana dell’Obesità (SIO) nella Regione Campania  e membro della Commissione Scientifica e di Aggiornamento Professionale della stessa società nazionale.

E’ tra gli scienziati più attivi nella ricerca medica sul tema delle diete chetogeniche in Italia e nel mondo ed è il Direttore del primo e unico Master Universitario di II livello nell’area sanità sulle dieta chetogeniche, presso l’Università Telematica Pegaso.

Nella sua relazione al G8 il Prof. Barrea è intervenuto sul tema Dermatologia e dieta chetogenica, un campo tanto affascinante quanto complesso affermando : “L’infiammazione cronica e l’aumento dello stress ossidativo contribuiscono allo sviluppo e all’aumento della severità clinica di molte malattie croniche non trasmissibili, come la psoriasi e l’acne, due patologie infiammatorie croniche immuno-mediate ad eziologia multifattoriale. L’acne, in particolare, è una malattia infiammatoria cronica dell’unità pilosebacea derivante dall’aumento della produzione di sebo indotta dagli androgeni, da una alterata cheratinizzazione, dall’infiammazione e dalla colonizzazione batterica da parte del Propionibacterium acnes dei follicoli piliferi del viso, del collo, del torace e della schiena. Nel complesso, l’infiammazione e le risposte immunitarie sono fortemente implicate nella patogenesi dell’acne e della psoriasi. L’influenza della dieta su queste due malattie è un argomento di ricerca scientifica in forte crescita. Psoriasi e acne sono spesso associate con l’obesità, la quale influenza negativamente sia l’incidenza di queste due malattie sia la loro severità clinica e, soprattutto, la risposta al trattamento farmacologico. I corpi chetonici attivati in corso di dieta chetogenica sono attori chiave per la modulazione del sistema immunitario e possono portare alla regolazione negativa della produzione di citochine pro-infiammatorie, sostanze che sono alla base della patogenesi sia della psoriasi che dell’acne. La dieta chetogenica a bassissimo contenuto calorico (VLCKD) porta dunque sia alla perdita di peso che alla riduzione dell’ossidazione e dell’infiammazione sistemica che può, in questo modo, ridurre l’esacerbazione delle manifestazioni cliniche o addirittura può bloccare l’innesco di queste due malattie dermatologiche invalidanti.

Il Prof. Barrea conclude: Attualmente, le diete chetogeniche ipocaloriche sono tra i trattamenti “medici-nutrizionali” con un potenziale beneficio in tutti gli aspetti sia della psoriasi che dell’acne e sono considerate una sorta di “terapia adiuvante al trattamento farmacologico convenzionale” e potrebbero quindi rappresentare un potenziale trattamento “non-farmacologico” di prima linea nei pazienti con malattie infiammatorie cutanee.