DELLA CECITA’ E DELLA IGNORANZA DI CHI NEGA LA STORIA E LA GIUSTA GLORIA A CHI LA MERITA..
“… – all’ inizio di ogni sbalzo molti non si alzano più –
Il IV, ridotto a pochi ufficiali e qualche decina di paracadutisti, viene annientato all’ alba del 6, nella regione di deir El Serir, immensa conca di sabbia gialla….”
( Paolo caccia Dominioni, ” Alamein 1933-1962 “, Mursia )

Gino Lipartiti: il ricordo di Giorgio Barassi che ringraziamo per il ricordo di questo torremaggiorese valoroso.

Il 6 novembre 1942, come da nota sul suo foglio matricolare, il Cap. Magg. Paracadutista Gino Lipartiti veniva “catturato” dagli inglesi ed inviato in un campo di prigionia in Iraq. Le cose non stanno esattamente così, almeno nel senso del termine “catturato”. Nessun uomo della Folgore si è arreso, non una bandiera bianca. Dopo il martellante bombardamento della notte tra il 23 e il 24 ottobre 1942 nel deserto egiziano, l’unico fronte non sfondato dagli Inglesi e dalle forze alleate in campo fu proprio quello a sud di El Alamein, affidato alla Folgore. I fatti, riportati degnamente da un presente a quella vicenda di eroismo autentico, sono ben raccontati nel testo di Caccia Dominioni “Alamein 1933-1962”, Mursia. Molte altre sono le fonti a cui attingere, volendolo.



Al vecchio, e spero ancora operante Centro di Documentazione dell’Esercito di Roma, durante il servizio di leva andai a curiosare in quanto inviato e conduttore del Videogiornale militare della regione militare Tosco-Emiliana, aggiungendo particolari importanti a quanto conoscevo, che nel libro di Paolo Caccia Dominioni sono solo accennati per decenza descrittiva, come fanno i veri comandanti.
E’ comunque evidente che nella famosa lettera proprio di Caccia Dominioni, comandante il 31° reparto Guastatori Paracadutisti inquadrato nella 185° divisione paracadutisti Folgore, scritta allo spocchioso Feldmaresciallo B.L.Montgomery, nel giugno 1962, è chiaramente scritto: …La sua malafede, mio Lord, è flagrante. Ella da noi le prese di santa ragione. Io che scrivo e i miei compagni fummo e restiamo suoi vincitori…
In mezzo alla sabbia, a quella povere che si attaccava alle ferite, alle urla strazianti dei feriti ed ai cadaveri dei caduti, c’era anche Gino Lipartiti, Caporal maggiore dei guastatori paracadutisti con la 185° Divisione, inquadrato nel raggruppamento Ruspoli, cioè una stretta cerchia di uomini a cui toccò misurarsi contro gli enormi carri armati inglesi,in difficoltà per la scarsità di munizioni e di approvvigionamenti, travolti dalla fame e dalla sete in mezzo alla spianata di fronte a Deir-El-Munassib. Della seconda battaglia di El Alamein tanti hanno detto e scritto, ma quando, attraversando un cimitero di uomini e mezzi, i superstiti risalivano verso il mare, seppur fatti segno di colpi provenienti dai ricognitori inglesi e dalle autoblindo che intimavano di arrendersi promettendo trattamenti umani ai prigionieri, la risposta era sempre una : Folgore! E si sparavano gli ultimi colpi o si inventavano gli assalti con le bottiglie incendiarie, coi sassi, all’arma bianca, pur di non arrendersi. Perciò, dopo i fatti del 5 novembre e la forzatura di un blocco inglese composto da tre carri armati e un gruppo di quattordici autoblindo, comandato e raccontato dal Comandante Caccia Dominioni, i pochi uomini rimasti si ritrovarono feriti, distrutti, assetati ed affamati a puntare verso Fuka. Le forze allo stremo dei superstiti della Folgore non reggevano più. Molti si accasciarono svenuti e furono soccorsi e trasportati ai campi inglesi, quindi ritenuti prigionieri e perciò non “catturati”. Tanto per la dovuta cronaca, come riportata da documenti ufficiali. E tanto in relazione alla concessione, da parte dei reparti inglesi, dell’ Onore delle Armi ai Paracadutisti, battuti dal cedimento fisico ma non in battaglia.
Di Gino Lipartiti si sa e si dice poco o nulla e ad oggi non mi risulta alcun riconoscimento o celebrazione che lo riguardi, a Torremaggiore. E’ tempo che qualcuno si svegli e riconosca valore e sacrifici di chi, in tempi ormai lontani, partendo da qui ed arrivando al Corso Paracadutisti della scuola di Tarquinia nel 1939, si è ritrovato in quell’inferno di fuoco, sangue e sabbia nei giorni di ottobre 1942.Vale, sia chiaro, anche per altri compaesani di cui si sono perdute tracce di memoria, anche in ragione del fatto che loro stessi, per nobile rifiuto della crudeltà della guerra, ringraziavano il Cielo solo per essere tornati a casa.Nella certezza che nessuna guerra potrà mai risolvere problemi e nel ripudio delle armi come strumento di offesa, va comunque tenuto conto della presenza, nella storia, di un silenzioso protagonista di quei giorni tremendi e di quella gloriosa, anche se amara battaglia.Gino Lipartiti, e con lui i tanti torremaggioresi caduti e i reduci meritano una maggiore attenzione delle istituzioni, proprio perché il loro sacrificio non sia finito in inutile dimenticanza. E in un tempo in cui si usa la parola “eroe” per influencers e calciatori tatuati, l’insegnamento diventa ancor più urgente, oltre che più serio.




