
Cari genitori, insegnanti , personale ATA, non ho il dono della Fede ma tuttavia voglio farvi i miei auguri per questa importante ricorrenza religiosa. Lo voglio fare per rispetto alle tante persone della nostra comunità scolastica che credono e per il profondo Umanesimo del messaggio cristiano che condivido. In questi giorni siamo preoccupati, addirittura impauriti; la nostra sicura, a volte arrogante quotidianità, è stata spazzata via dall’oggi al domani. Ma c’è un tempo per ogni cosa e c’è anche il tempo della sofferenza, delle privazioni. Lo sappiamo perché ciascuno di noi ha avuto ed avrà questo tempo nella sua storia personale.
Adesso, invece, è nella storia collettiva che stiamo vivendo questo tempo difficile e questo non deve essere motivo di disperazione ma di coraggio.
In questi giorni è stata usata molto la parola “resilienza”. Questa parola indica la capacità che ha un sistema socio-economico, a seguito di sconvolgimenti nel suo ambiente, di cambiare il suo modo di funzionare per mantenere inalterato il livello di benessere degli individui componenti il sistema. Certamente è importante preoccuparci di una resilienza “materiale”, dobbiamo continuare ad avere beni e servizi adeguati ad una vita dignitosa, ma dovremmo preoccuparci anche di una resilienza “etica”, dobbiamo cioè mantenere i nostri livelli di civiltà, in ultima analisi la nostra Umanità.
In questa azione di resilienza tutti abbiamo un ruolo, compiendo non solo compiutamente il nostro dovere, ma dando a questo dovere un senso, che è quello della solidarietà di chi condivide la stessa condizione umana. E La Scuola, quale Comunità Educante, è in prima linea in questa ricerca di senso, educando attraverso l’istruzione. Quindi è proprio questa voglia di resilienza “etica” che fa la differenza tra lo sprofondare nella disperazione e il reagire con coraggio!
Questo concetto è stato espresso molto bene nell’Omelia di Padre Cantalamessa durante il rito del Venerdì Santo, omelia che vi invito a leggere con attenzione nella sua interezza. Ed è con le parole finali di questa Omelia che voglio farvi i miei auguri: Non facciamo che tanto dolore, tanti morti, tanto eroico impegno da parte degli operatori sanitari sia stato invano. […]Destiniamo le sconfinate risorse impiegate per gli armamenti agli scopi di cui, in queste situazioni, vediamo l’urgenza: la salute, l’igiene, l’alimentazione, la lotta contro la povertà, la cura del creato. Lasciamo alla generazione che verrà un mondo, se necessario, più povero di cose e di denaro, ma più ricco di umanità!
Serena Pasqua a tutti!
Omelia del Padre Cantalamessa

