Luigi Marangi: il cimitero dei vivi

La parola cimitero deriva dal greco e significa “luogo di riposo”. Verso la fine del II secolo i parenti si radunavano per l’eucaristia nel giorno anniversario della morte che, alla luce della fede, diventava il vero dies natalis, il giorno della nascita alla vera “vita eterna”. Sant’Ambrogio ricorda che solo in seguito prevalse l’idea dell’incertezza circa la sorte del defunto al giudizio di Dio e l’eucaristia assunse un valore propiziatorio. Tutti i nostri più importanti poeti da Dante a Foscolo hanno spesso tratto ispirazione per i loro scritti dal culto delle tombe, e nelle loro opere si intravede la speranza di una possibile continuazione della vita oltre la tomba. Fino ai primi del novecento i cimiteri monumentali sono stati dei veri e propri musei a cielo aperto e quello di Torremaggiore ne è prova tangibile. Il cimitero di Torremaggiore deve tornare ad essere luogo di decoro, di sicurezza, di bellezza e di arte. Oggi la morte è vista in modo più maturo, il cittadino chiede a questa amministrazione di poter entrare in questo luogo e di avere servizi efficaci e di essere messo nella condizione di non incontrare difficoltà e degrado nel recarsi a ricordare i propri cari.

AURES HABENT ET NON AUDIENT.

(HANNO ORECCHIE E NON SENTONO)

Luigi Marangi.