La Germania ha diagnosticato 5.780 nuovi casi di coronavirus nelle ultime 24 ore. In tutto sono 42.288 contagi.
Nelle ultime 24 ore ci sono stati altri 55 decessi. Sale così a 253 il numero dei morti dall’inizio dell’epidemia.
Tutto ciò con restrizioni più leggere delle nostre.
Questo vuol dire che lì l’onda non è ancora arrivata e che Berlino s’inguatta i morti? Può darsi, ma se fate un bel calcolo percentuale trovate che i morti sono lo 0,6 per cento circa dei contagi diagnosticati. Che suppergiù, a quanto leggevo, corrisponde all’indice di letalità (boh, lo chiamano così?) che gli esperti stimavano.
Questo per dire che, no, non siamo il meglio fico del bigoncio e che probabilmente i tedeschi stanno andando ad accertare gli asintomatici, facendo test sì mirati, ma ampi. Non a caso ieri il medico tedesco segnalava che la loro bassa mortalità è dovuta probabilmente proprio al fatto che effettuano 500mila test a settimana. Per intenderci, ieri alle 17 il nostro ministero della Salute segnalava nella sua tabella 361mila test effettuati da inizio epidemia.
E qui parte un pesante interrogativo: ma se a fine gennaio il governo (quello italiano, intendo) proclamava lo stato d’emergenza – ammesso e non concesso che non potesse attivarsi addirittura prima con le informazioni a disposizione – perché non ha tentato quanto meno a rafforzare l’afflusso di kit diagnostici e la capacità di analisi dei laboratori, anche dirottando personale nelle aree di crisi? Oltre a fare incetta degli apparati salvavita, intendo, come i respiratori, naturalmente.
Perché non si è agito per tempo?
Lo dico a mo’ di provocazione: affidiamo alla Merkel e al suo staff anche l’Italia per sei mesi. Altro che dire caxxate come “usciamo dall’Europa”.

