
Il divieto di sosta. Un segnale di forma circolare, e dunque di divieto, considerato come ingiusto ostacolo per l’ automobilista moderno. Quello aggressivo, che pare vada di fretta perfino quando deve semplicemente fare una passeggiata. Quello che lascia davanti agli scivoli destinati al passaggio dei mezzi dei portatori di handicap il suo potente mezzo, accompagnando la decisione con la tracotanza del faccio-quello-che-voglio.
Quello o quella che se ne strafottono del passo carrabile, pagato dal proprietario di un garage. Soldi buttati, a pensarci.
Leggo e guardo le foto di una sosta selvaggia in Pineta, sissignori, la amata Pineta Comunale che è nei ricordi e nell’ attuale di ciascuno di noi. Dribbling agli avversari e agli alberi quando ci si giocava a pallone da ragazzini, interminabili passeggiate sul marciapiede di un lato o dell’altro, sconfinamenti amorosi fin quasi al cimitero, sedili pieni, tempo fa, quando c’erano solo quelli di metallo, di gioventù armata di chitarra. Gli anziani si sfidavano a bocce e il tradizionale cartone portato da casa proteggeva da macchie di resina o altro la seduta dei più abituati allo scambio di belle chiacchiere. Poi l’inizio della solita, immancabile devastazione, dagli anni 70 sempre peggiore. Pista di pattinaggio in cemento, come se da queste parti ci fossero solo pattinatori artistici, e via così con la costruzione delle Scuole Medie, i “Quadrati” (orribili muretti bassi attorno ad alberi datati nel piazzale), la posa dei sedili in cemento, comodi come una Vergine di Norimberga, la distruzione del muro originario di cinta del Campo Sportivo ed altre forme di offesa alla Pineta, che nella Sua integrità sarebbe (ma non lo è più) il polmone verde a cui ricorrere nel caldo, sempre più cattivo degli ultimi anni. È segnalato da almeno un trentennio l’ammaloramento degli alberi di pino. Tutto è rimasto lettera morta.


In un mondo che ormai mette il prefisso “eco” dappertutto, non ci vuole un genio per capire che la presenza degli alberi è vita. C’è addirittura un calcolo dei gradi di calore, inferiori, ma guarda un po’, laddove ci sono alberi nuovi, piantati e non segati di netto alla base come amaramente abbiamo constatato negli ultimi tempi, nonostante i trionfalistici annunci: “Abbiamo 3800 alberi censiti…”. Il che vuol dire un albero ogni 4 abitanti. 0,2337 alberi per cittadino. Na frasktèll a testa. Ci picchieremo, per avere un po’ di fresco.
Il taglio e l’espianto sono esercizio abitudinario, criminale routine. Sembra perfino che la sosta selvaggia in Pineta sia diventato un piccolo problema. Perché, nel cranio semideserto di chi devasta sentendosi un innovatore, l’espianto di un albero non vale nulla, non fa storia. Eppure il Tribunale Supremo dell’ Areopago condannava a morte chi avesse espiantato o tagliato un albero. Ma quella era l’antica Grecia, roba vecchia, si sa.
Gli alberi, invece, sono quegli eroi che resistono alle intemperie dell’ inverno e ci danno frescura nel calore equatoriale degli ultimi tempi. Mica un lavoretto da niente, direi.
Non gliene frega nulla. Via il vecchio, poi… forse, metteranno un cespuglietto striminzito, che sarà perfino snobbato dai cani per farci la pipì a zampa alzata. In questo ambiente inusitato va dunque inserito l’impedimento al transito sulla già stretta Via Carducci.
E nulla accade quando le ambulanze non possono passare causa la solita, reiterata sosta selvaggia, il lunedì del mercato settimanale. Se un incendio dovesse richiedere l’intervento dei Pompieri, meglio che di lunedì facciano passare un Canadair a pieno carico. Sulla via ostruita dal parcheggio scorretto di massa, di lunedì non si passa.
Situazione stabile e consolidata nel tempo, quella delle soste ad minchiam. Seconda, anche terza fila. E se vuoi passare, fosse anche solo per una piccola emergenza o perché vai semplicemente a lavorare, devi attendere il rientro a passo lento dai banchi del mercato del parcheggiatore senza regola.
“Spostamento provvisorio” dicono. Da Piazzale Fermi alla Pineta.
Quando il mercato del lunedì era su Via Sacco e Vanzetti era più spettacolare, lasciava spazio di transito su via Costituente o sul Giro Esterno e non creava intoppi. Era semplice sia l’accesso pedonale che il defluire del traffico.
Ma, si sa, l’U.C.C.S. Ufficio Complicazione Cose Semplici da noi funziona benissimo.
Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore
Segui Torremaggiore On Line su WhatsApp
Segui Torremaggiore On Line su Instagram
Segui Torremaggiore On Line su Telegram
Segui Torremaggiore On Line su Truth



