
Che Silvia Mezzanotte sia una cantante a dir poco bravissima è certo. Come lo è il fatto, in questi tempi di stonature in ogni campo, che si tratta di una voce autentica, limpida, precisa. Nulla a che fare con le squallide divette da autotune. Silvia canta con piacere, emoziona, sa stare sul palco e coinvolge. A Torremaggiore la si era già vista all’opera, qualche tempo fa, coi Matia Bazar.
In un sorgere del sole che è sempre uno spettacolo, ha eseguito le canzoni del suo repertorio “Le mie regine” vicino ai ruderi maltrattati di Castel Fiorentino, luogo mal tenuto ma usato per tante ripetute forme di “evento”, come come dicono oggi anche per la festa di inaugurazione del nuovo videocitofono dei condomìni. Silvia sa bene, lo ha scritto sul suo Instagram, che le corde vocali, ferri del mestiere per cantanti autentici, si “rifiutano di lavorare” alle 5,30 del mattino. Lo sa chiunque metta insieme qualche nozione di canto: non serve essere loggionisti del Regio di Parma.
Di fatto la sbandierata adunata oceanica all’alba, tale non è stata. Il riferito “successo di pubblico” sciorinato all’indomani delle sfilate e del concerto in orario da cambio turno di un corpo di guardia è stato, in parte, figlio della naturale passeggiata dei torremaggioresi sfiniti dal caldo, ai quali ha dato il colpo di grazia lo strapagato turututuúm annuale.
E così la bella e brava bolognese ha cantato comunque da par suo e da vera professionista per una platea che i più ottimisti stimano di un centinaio di persone. E invece i toni trionfali da successo dicono l’esatto contrario .



Dieci e lode a Silvia, zero spaccato ai promotori ed organizzatori superfinanziati con una montagna di soldi del Comune, cioè nostri. Ho ironizzato con La Silvia (come la chiamano in tanti) sul fatto che da oggi la chiamo Silvia Alba e spero che non se la prenda. Conoscendo gli emiliani per aver vissuto una ventina di anni da quelle parti, rischio al massimo un “mo vá a cagher” che è il minimo sindacale.
Ed è l’esatta espressione che rivolgo da qui a chi crede di aver creato un evento (basta leggere il significato della parola sul più stracciato dei vocabolari della Lingua Italiana per capire l’autentico valore del termine) a cui manca, e ne ho parlato, proprio la popolarità, cioè quella incondizionata e spontanea partecipazione della gente che apprezza in toto e non evita alcuna delle forme espressive dell’ “evento” stesso, abbracciandone la totalità.

Il peggio l’ho letto sui social, quando qualcuno del gruppo dei “culturali” della interminabile kermesse in costume, una inutile quaresima, ha scritto, a proposito del concerto della Mezzanotte all’alba, “Sold Out”, in uno slancio produttivo che immagino faticosissimo.
Spiegare cosa vuol dire quell’ espressione in inglese è superfluo, afflittivo e squalificante. Di fatto si fa riferimento alle vendite (to sell, oltremanica) per un evento che invece era, come è noto, gratuito. A strappare una espressione paragonabile, in italiano, sarebbe “tutto esaurito”. Ma de che ? Non sono certo immagini da pienone quelle che si sono viste in rete. Dunque, oltre al “Sub Flore”, infelice espressione di cui ci siamo già occupati, sollecitando la spocchiosa permalosaggine di qualcuno, peraltro accoppiata a “Suggestioni” (cioè… tu determini il fatto che io rimanga suggestionato da quel che fai. Sei un presuntuoso!), che evoca ai più sommozzatori o abissi, ora perfino Sold Out. A meno che, ma escludo una scelta simile, che prevede un buon uso delle lingue (al plurale) il termine sia inteso in inglese o in francese. “Suggestion” vuole infatti dire suggerimento. Allora, forse, potrebbe andare. Che tristezza, che vera stonatura !
Molto dipende dal vizio di tanti italiani, diffuso oltremisura, di voler infilare, per forza e convenzione, espressioni in inglese nella lingua che fu dei grandi scrittori e poeti, ricca, di suo, di aggettivi, sostantivi, sinonimi e contrari da fare invidia a chiunque. Si fa inutilmente fatica a spiegare a costoro che il vecchio imperativo di origine popolare, “Parla potabile!” o quello più dettagliato “Parla tricolore, in stampatello e potabile!” funziona ed ha senso. Molto più del Sub e del Flore, che distaccano e non uniscono perché non realmente masticabili da chiunque. L’efficacia della comunicazione è sconosciuta a costoro. Si autocelebrano all’alba, in pochi. Una specie di setta, praticamente.
L’appiattimento su posizioni di comodo è ormai l’unica misera ginnastica intellettiva per chi non ha idee o marcia su quelle altrui, peraltro reiterando il reato di tamburellamento intenso e persecutorio non solo delle pelli delle percussioni che tormentano tutti i giorni del costoso corteo i Torremaggioresi, ma anche dei loro zebedei. Il chiasso, si sa da un po’, pare vada di moda dalle nostre parti. Una volta era lo strombazzamento articolato e quasi melodico dei clacson delle macchine e dei camion anni 70. Ora sono, ad esempio, gli pseudocantanti che si esibiscono da strangolati e improvvisati interpreti, per due soldi, in locali all’aperto, credendo (poveracci) che vince chi alza di più il volume, specialmente di notte, quando le gente che lavora vorrebbe dormire. Naturalmente nessuno osa, tranne chi scrive, chiamare le forze dell’ordine per evitare lo schiamazzo.
Inventare, creare, produrre nuove e, perché no, rischiose idee non è roba per i subfloristi. Fanno la fotocopia dell’anno prima e quella fotocopia costa alla comunità una cifra con la quale si può fare davvero molto altro e di altra qualità. Magari proponendo il tutto con un titolo in dialetto o nella ormai quotidianamente violentata Iingua Italiana. Non risulta, infatti, che il “Palio di Oria” o “Alla corte di Federico” a Lagopesole (PZ) o il “Torneo delle Chiavi” di Lucera o lo stesso “Federicus” ad Altamura (il titolo lo capirebbe chiunque) facciano ricorso a preposizioni equivocabili, ritenute, a torto , una figata.
E si sa : a darsi le arie da gente “di cultura”, in Italia, sono specialmente i subistruiti (qua il “sub” funziona) e qualche presuntuoso che fa danni, passa da virtuoso o perfino da storico e riesce a farla sempre, sistematicamente franca.
Coi soldi degli altri.
Giorgio Barassi
Consulente d’arte, curatore & presentatore

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