Io sono il Rettifilo, e adesso parlo io! Lettera pubblica di Giuseppe Balsamo

Lettera aperta del Corso agli amministratori e ai cittadini di Torremaggiore


Cari amministratori, cari cittadini, adesso lasciate che sia io a parlare. Sono il Rettifilo. Quello che avete attraversato per generazioni: il luogo dell’infanzia, della scuola, degli incontri, degli amori, del lavoro, delle feste, dei funerali, delle passeggiate e dei ricordi. Prima di essere definito un semplice “intervento di riqualificazione”, ero già qualcosa: ero Torremaggiore.

Ho una memoria che nessun progetto può contenere. Ricordo le vostre famiglie, le vostre storie, le vostre abitudini, le vostre passeggiate e persino le promesse fatte nel tempo. Per questo non sono semplicemente una pavimentazione: sono memoria, storia, ricordo, identità, appartenenza, comunità e … tante altre cose.

Una strada può essere rifatta, una pietra sostituita, una quota modificata. Ma il tempo cancellato non si può ricostruire. Andare avanti non significa necessariamente cancellare ciò che ci ha preceduti. Il futuro non dovrebbe arrivare facendo tabula rasa della memoria e dell’identità di un luogo. Un progetto approvato non è automaticamente un progetto giusto. E avere finanziamenti non
significa essere obbligati a spenderli in qualunque modo. Il denaro pubblico è una responsabilità, non un lasciapassare.


C’è poi una contraddizione che riguarda tutti: non basta celebrare tradizioni, radici, storia, cortei e feste se contemporaneamente si trasformano i luoghi che quella memoria hanno custodito. Non si può celebrare il passato sul palco e smontarlo nella realtà. Se le radici contano davvero, bisogna rispettare anche pietre, strade, piazze ed edifici che hanno visto vivere quella storia. E ai cittadini dico: non voltatevi dall’altra parte. Non aspettate di poter dire domani “una volta era bello”. La memoria non è nostalgia: è responsabilità. Il Rettifilo appartiene a tutti, non a una parte politica, a un’amministrazione, a un progettista o a un interesse particolare.

Chi amministra deve ricordare che la città non finisce con un mandato elettorale. Gli amministratori passano, mentre ciò che viene costruito o cancellato può restare per generazioni. Un giorno qualcuno cercherà il luogo della propria infanzia e potrebbe non trovarlo più. Troverà qualcosa di nuovo, moderno e perfetto, ma forse completamente estraneo. La vera domanda, quindi, non è quanto abbiamo speso o quando inaugureremo. È: “Che cosa consegneremo a chi verrà dopo di noi?” Io ricordo le mie pietre, la mia struttura, i palazzi, l’acqua e soprattutto il mio carattere. Quella sensazione che fa dire a una persona: “Questo è il mio Corso.” Se quella sensazione scompare, non mi state restaurando: mi state sostituendo.

Non chiedo di fermare il tempo né di trasformarmi in un museo. Chiedo soltanto di non cancellarmi per dimostrare di saper cambiare. Conservare bene è difficile. Restaurare con intelligenza è difficile. Rispettare ciò che non è nostro è difficilissimo. Ma è proprio questo che significa amministrare. Io resterò qui. E un giorno, quando tutti quelli che oggi decidono di me saranno passati, altri cammineranno sulle mie pietre.

Non sapranno chi ha firmato, progettato o approvato. Ma sentiranno — oppure non sentiranno — quella sensazione irripetibile che fa riconoscere un luogo. Il giudizio non lo daranno i comunicati stampa, le inaugurazioni o le fotografie del giorno del
taglio del nastro. Lo darà il tempo. E il tempo è l’unico amministratore che non si può eleggere, sostituire o prendere in giro.
Io sono il Rettifilo. Vi ho visti passare tutti.

Adesso tocca a voi decidere se volete che io possa continuare a riconoscervi, oppure se un giorno sarete voi a non riconoscere più me.

Giuseppe Balsamo

Segui Torremaggiore On Line su WhatsApp

Segui Torremaggiore On Line su Instagram

Segui Torremaggiore On Line su Telegram

Segui Torremaggiore On Line su Truth