Riflessione pubblica di Alfonso Colacchio sulla vicenda del gioielliere Mario Roggero : il Parlamento approva le norme di legge e la Magistratura le applica

Catturare un pensiero tra i tanti che la nostra mente genera, coltivarlo fino a fargli assumere la dignità di opinione, farlo proprio, custodirlo gelosamente ed esternarlo senza la certezza del plauso è una capacità e una prerogativa univoca dell’essere umano. Parole che lasciano un segno quando i destinatari sono platee attente e libere da preconcetti o altrimenti parole al vento come quelle dei profeti vilipesi in patria. L’architettura logica e il costrutto verbale non possono però prescindere dalla conoscenza dei fatti, dalle circostanze che li hanno causati e dalle risultanze che si sono riverberate sul vissuto di poi.

Il fatto: la condanna per omicidio volontario del gioielliere Mario Roggero. Si sono venuti a creare due schieramenti, politici e di opinione: gli “ ammazzascarafaggi “ che vorrebbero in qualunque modo fisicamente eliminare chiunque disturbi la loro vita ordinata, tranquilla e serena e coloro che credono fermamente nell’atto evangelico dell’accoglienza, della tolleranza e del perdono e nell’obbligo doveroso della società civile e oneroso dello Stato perché ci sia la redenzione, il cambiamento e il conseguente reinserimento nel consesso civile. In questo momento storico sono evidenti sia la sconcertante sperequazione della ricchezza e sia l’oggettiva difficoltà dello Stato nell’ arginare la grossolana prepotenza nell’agire delle persone, sempre più numerose, che la società ha dimenticato ed abbandonato alla vita senza regole delle ore notturne. Costoro, senza distinguere il benestante dal disgraziato, senza alcun freno inibitorio e senza alcun rimorso per la violenza cieca messa in atto, ritengono l’ appropriazione dei beni altrui un diritto sacrosanto che non trova riscontro nelle pagine dei voluminosi tomi di giurisprudenza ma nelle pagine di storia che raccontano la disumanità dei briganti nell’Italia meridionale di fine ‘800 che giustificavano le loro gesta con “ Chi non
tiene niente…le cose se le va a prendere “. La percezione del cittadino della scarsa tutela da parte dello Stato mediante le forze
dell’ordine – stipendi miseri, tanti rischi e mancanza di personale – fa sorgere in ognuno la convinzione che occorre sopperire a questa carenza di garanzie di sicurezza con mezzi propri. La civiltà costruita giorno per giorno con un suo equilibrio apparentemente stabile e l’ affinamento dell’animo umano nel corso dei secoli avevano fatto dimenticare lo spadino o il pugnale che faceva bella mostra al fianco degli uomini nel medioevo, la pistola col cinturone e la fondina nel Far West in America, il coltello a serramanico ben nascosto ma sempre pronto dei giovanotti nell’Italia dell’800, mezzi percepiti come necessari alla difesa personale, giustificati dalla carenza o dalla lentezza della giustizia umana, ma che diventavano facilmente mezzi di offesa senza motivi validi. Purtroppo oggi quella patina sottile chiamata civiltà che copre la vera natura umana sta scomparendo. Il diritto ha lasciato il posto alla prepotenza e il confronto dialettico alla violenza fisica. Il risultato è che la maggior parte dei giovani posseggono e portano sempre con sé oggetti a scopo di difesa ma che disinvoltamente utilizzano per offendere senza alcun timore delle conseguenze e senza apprezzare il regalo che hanno ricevuto: il futuro. “ Chi apre la porta di una scuola chiude una prigione “ ( Victor Hugo ) Forse non dovremmo preoccuparci del sovraffollamento delle carceri o di costruirne di nuove ma della quantità e della qualità degli studenti, della quantità e della qualità dei docenti.

E’ sempre più comune oggi l’incontro e l’inevitabile scontro con chi vuole da noi qualcosa che abbiamo ottenuto con sacrifici e con il risparmio e che lui non ha. Munito di mezzi atti all’offesa, esercita spavaldamente la propria forza su di noi in evidente stato di inferiorità per soddisfare i propri bisogni e raggiungere con qualunque mezzo i propri obiettivi. L’ umiliazione, spesso le percosse, la paura istintiva dell’ignoto e, a volte, la rabbia repressa, annichiliscono le nostre capacità di reazione. La bestia che ha terminato il suo pasto va finalmente via, con finta fretta e quella tracotante sicumera che solo pochi istanti prima aveva sbattuto in faccia alla sua vittima atterrita dalla paura, certo della rassegnazione e del senso di impotenza che ha lasciato dietro di sé In quel
preciso momento, quanti di noi, allontanatosi il pericolo e riacquistata la lucidità e avendo tra le mani una qualsiasi arma con la possibilità e la capacità di usarla, trovandosi quindi inaspettatamente in posizione di forza, avrebbero resistito alla tentazione di infierire senza riguardo alcuno sulla bestia che solo pochi istanti prima aveva mostrato solo odio e cattiveria ? Purtroppo le leggi, che piacciano o meno, sono chiare e vanno applicate…dura lex sed lex. Ma è pur vero che, quando il buon senso e non il “ sentiment “ che deriva dalla pancia del popolo, fa breccia nelle menti di quei politici capaci di condurre o trascinare il gregge presente nel nostro Parlamento, le leggi possono essere migliorate rendendole più giuste ed attuali. La società mette a nudo il peggio che è in noi e la considerazione finale è molto triste: il temperamento non può mutare né si può nascondere e spesso la rabbia calpesta l’uomo con gli stessi zoccoli della bestia.

Alfonso Colacchio

Torremaggiore lì 20 luglio 2026

Segui Torremaggiore On Line su WhatsApp

Segui Torremaggiore On Line su Instagram

Segui Torremaggiore On Line su Telegram

Segui Torremaggiore On Line su Truth