La Gran Festa del Cielo: riflessione pubblica del Dott Walter Scudero

LA GRAN FESTA DEL CIELOWalter Scudero

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella Tua Presenza,
dolcezza senza fine alla Tua Destra.

(Salmo 16:11)

Nell’attesa del gioioso evento del 22 maggio 2026, data in cui è stato fissato l’avvio del Processo di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Nicola Bellantuono, l’amatissimo chirurgo accanto al quale ho lavorato, come anestesista, per quindici anni della mia vita, il Professore “Gentiluomo” che tutta Torremaggiore, e non solo, vuole Santo essendo note le esemplari sue doti d’umanità e devota religiosità, e considerando il drammatico momento storico che stiamo vivendo, vado comparando l’angoscia di questi giorni, alla “festa” che il Signore ci concede, quando, sulla terra, viene avviato il procedimento formale che conduce alla proclamazione della santità di chi, in Cielo, è già Santo.

E, di fatto, la Causa di Beatificazione e Canonizzazione riflette profondamente la teologia cattolica, secondo la quale la canonizzazione, ossia la proclamazione ufficiale di un santo da parte del Papa, è il riconoscimento terreno di una realtà già avvenuta in Cielo: l’accoglienza, nella Gloria di Dio, di un’anima, per la quale, dal processo, risulti accertato che abbia vissuto cristianamente, non solo in maniera esemplare ma, altresì, praticato, in grado eroico, le virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali (prudenza, gustizia, fortezza e temperanza).

Pertanto, nell’attesa – come dicevo – dell’evento felice del 22 maggio, voglio condividere, con chi mi legge, alcune considerazioni che spero siano condivisibili e/o condivise.

E, dunque, mi chiedo: cos’è la Gloria di Dio nei Cieli, cui tutti siamo chiamati a partecipare, perché tutti, se liberamente lo vogliamo, simo in cammino verso la santità?

La Gloria di Dio è la manifestazione luminosa e visibile della maestà, potenza e santità divina dell’Amore Creatore e Salvifico, alla cui fonte si disseta, in una gioia festosa, eterna ed ineffabile, chi, meritando il Paradiso, dopo la morte, apre gli occhi alla visione beatifica del Suo Volto Trinitario di Padre-Figlio-Santo Spirito.

Ma, cos’è il Cielo… il Paradiso?…

Il Paradiso è lo stato di Grazia del “non più”. Non ci saranno più lacrime, dolore, né cordoglio (Apocalisse 21:4). Non ci sarà più separazione, perché la morte sarà stata sconfitta (Apocalisse 20:6), e sarà, lo stato della “Presenza del nostro Signore e Salvatore” (1 Giovanni 3:2). Saremo faccia a faccia con l’Agnello di Dio che ci ha amato e che ha sacrificato Se stesso per noi, affinché possiamo godere della Sua Presenza per l’eternità.

Qui sulla terra, ciascuno di noi ha sperimentato cosa possa essere la gioia di un attimo di bellezza, attimo che, però, ha appunto la brevissima durata di un attimo; l’eternità del Pa- radiso, fuori dal tempo e dallo spazio, sarà un attimo ineffabile di felicità completa, senza principio né fine.

Gesù dichiara di essere “disceso dal Cielo” (Gv 3:3), e che vi farà ritorno (Gv 6:62).
Il termine “Paradiso” nel NT si trova in 2 Cor 12:4 e in Ap 2:7, ma è soprattutto la promessa di Gesù crocifisso al ladrone pentito (Lc 23:43) a far identificare la vita dei beati con lo stare con Cristo Gesù, nel “Paradiso”, ossia in una condizione di vita ultraterrena piena e felice in comunione perfetta col nostro Dio.

E, dunque, com’è il Paradiso per chi lo merita e si sntifica? E come possiamo configurarci la “Festa dei Santi”?

Voglio rileggere e leggervi cosa scrisse in proposito, nel dicembre del 2022, P. Amerigo Berti dell’Ordine dei Servi di Maria. Pertanto, riporto il brano anche se non per intero:

« Siete mai stati ad una vera festa? Non quelle dove bisogna far finta di divertirsi, ma in una realtà dove la nostra gioia era autentica, tutti attorno ad un evento che ci rallegrava immensamente. Se sì, provate a tenere fissa quella immagine, proprio in quanto rara. Poche volte nella vita noi viviamo tali momenti. Moltiplicate per mille o centomila tale percezione gioiosa e tenetela come base di partenza della gioia del Paradiso. Questa base non è fissa, perché aumenta di grado ogni volta che in terra c’è una conversione e/o una santificazione. Tali eventi avvenuti nel tempo hanno aumentato – mi si passi l’immagine – il potenziale gioioso del Paradiso. La gioia, quindi, ad ogni passo in avanti, diventa sempre più incontenibile per l’eternità, perché in Cielo non v’è tempo; e tale gioia, tale festa ha un nome: la gloria di Dio, che è infinita. Mi direte che questi sono sogni da bambino o elucubrazioni avventate. Forse lo saranno, ma proprio mentre lo sguardo sullo stato degli uomini in questo tempo provoca tristezza e angoscia, la sottolineatura della “festa del Cielo” mi dà una grande speranza che non so descrivere altrimenti ».

…”Se conoscessi il mistero immenso del Cielo dove ora vivo, se potessi vedere e sentire quello che io sento e vedo in questi orizzonti senza fine e in questa luce che tutto investe e penetra. Sono ormai assorbito dall’incanto di Dio dalle Sue espressioni di sconfinata bellezza”. (di P.Giacomo Perico; attribuzione a Sant’Agostino)

“Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è legge“. (Galati 5:22-23)

“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”(Giovanni 15:12)

“Rallegratevi con quelli che sono nella gioia”(Romani 12:15)

“Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità per giungere a un sincero amore fraterno, amatevi intensamente a vicenda, di puro cuore.” (I Ep Pietro 1:22)

Basterebbero queste quattro estrapolate frasi neotestamentarie, al cui contenuto i Santi si sono uniformati, già, prima del Paradiso, sulla terra, a motivare la ragione della “grande festa del Cielo”, quando sulla quaggiù viene proclamato un Santo. E la “festa” è un’immagine che descrive la gioia della Comunione dei Santi, nella quale la Chiesa pellegrina sulla terra si unisce alla Chiesa Celeste nella lode. Sarebbe meraviglioso se, nella nostra vita, avessimo costantemente presente tale Comunione. Impareremmo dai Santi che sono in Cielo l’amore fraterno che vige tra loro. Sarebbe per noi vivere il Paradiso già qui sulla terra. Impareremmo che Dio Padre ci ama tutti allo stesso modo e colma il calice della gioia di ciascuno di noi, minuto o capiente che sia, sino all’orlo. E, allora, cosa potremmo desiderare di più se non gli uni il bene degli altri? Si narra che San Giuseppe Moscati e San Bartolo Longo, grandi amici votati già in terra alla santità, si dicessero scambievolmente: “Vorrei avere la felicità, qualora tu morissi prima di me, di saperti proclamato Santo”; consapevoli entrambi che con la canonizzazione, la Chiesa non “crea” un santo, ma dichiara infallibilmente che quella persona è in Paradiso ed è un modello di vita cristiana degno di essere imitato.

Cosicché la vita del santo diventa una testimonianza visibile della Luce di Cristo, una sorta di “luna” che riflette la luce divina, incoraggiando gli altri nel cammino verso l’Alto.

Impregnati, come siamo un po’ tutti, di spirito di competizione e di sopraffazione (le guerre insegnano) sarebbe, per ciascuno di noi una deludente colpevolezza e disastrosa mancanza l’impegnarci – pur credendo di far bene – nel ‘tifare’ (mi si passi il termine) per la beatificazione di un Servo di Dio piuttosto che per quella di un altro, anziché ringraziare il Signore di averceli donati, consentendoci di partecipare alla “gran festa del Cielo”.

Ringraziamo, pertanto, Dio di aver fatto la grazia, alla nostra Diocesi, di avere in corso, tre Processi di Beatificazione e Canonizzazione: quello del venerabile don Felice Canelli, del Servo di Dio, don Francesco Maria Vassallo e del nuovo pro-posto alla Beatificazione e Canonizzazione come Servo di Dio, Prof. Nicola Bellantuono.


Alla loro benevolenza e protezione affido queste mie povere elucubrazioni.

Segui Torremaggiore On Line su WhatsApp

Segui Torremaggiore On Line su Instagram

Segui Torremaggiore On Line su Telegram

Segui Torremaggiore On Line su Truth