

Odissea di Pasqua:9 ore per 150 km, il “viaggio della speranza” da Torremaggiore a Pescara. Quello che doveva essere il tranquillo rientro dopo le festività pasquali si è trasformato, per centinaia di automobilisti, in un vero e proprio incubo a cielo aperto. Un viaggio di poco più di un’ora e mezza diventato un calvario di nove ore, vissuto tra lamiere immobili, strade secondarie impervie e una totale assenza di assistenza. Tutto ha inizio alle 17:00, con la partenza da Torremaggiore. L’obiettivo è la mia casa vicino Pescara, ma la realtà si palesa subito drammatica: l’autostrada A14 è chiusa nel tratto tra Poggio Imperiale e Vasto Sud. Con le ferrovie paralizzate e la Statale 16 rapidamente trasformata in un parcheggio a ridosso del mare, la trappola è scattata.
La cronaca del disastro segue un percorso tortuoso e surreale:
ore di coda sulla SS16.Il primo tentativo di risalire la costa fallisce miseramente,tra caldo ed incidenti.
Dopo ore in fila,si riparte a passo d’uomo fino a Termoli, dove il flusso viene dirottato verso l’interno. Inizia il “tour” forzato tra i comuni di Palata e Mafalda verso la SS650.
Strade inadeguate: Il Molise interno accoglie migliaia di auto su corsie strette, prive di illuminazione adeguata e, soprattutto, sprovviste di qualsiasi area di servizio.
Ma è il lato umano di questa vicenda quello che pesa di più. A bordo dell’auto, la tensione sale: con un bimbo di 3 anni seduto nel seggiolino, ogni ora passata fermi nel buio diventa un’eternità.
Non c’era acqua, non c’erano bagni, non c’era nessuno a dare informazioni. L’unica salvezza? Delle buste di taralli comprate in Puglia prima di partire, sono diventate la nostra cena e il nostro unico conforto.
La disorganizzazione è apparsa totale. Mentre le famiglie cercavano una via d’uscita tra i tornanti molisani, le istituzioni e le società di gestione sembravano fantasmi. Nessuna pattuglia a distribuire generi di prima necessità, nessun presidio sanitario mobile.
Dopo aver finalmente raggiunto la SS650 (Trignina), l’illusione di essere arrivati si è scontrata con un altro muro: tre ore di coda per percorrere pochi chilometri a passo d’uomo. L’accesso all’autostrada di Vasto Sud è diventato l’ultimo atto di una farsa logistica: un solo casello aperto per gestire un fiume di veicoli.
In questo scenario, il Telepass non è stato un lusso, ma l’unico salvagente per evitare di aggiungere altri minuti di agonia a una situazione già insostenibile.
Le luci di Pescara sono apparse solo all’una e mezza del mattino. Nove ore dopo la partenza, con i nervi a pezzi e un senso di abbandono profondo. Resta l’amarezza per un sistema infrastrutturale che, nel 2026, non è in grado di gestire un’emergenza annunciata, lasciando i cittadini – e i più piccoli – in balia del caso su strade provinciali dimenticate da Dio. Più che un rientro dalle vacanze, è stato il “viaggio dei disperati”.
Fabio Marinelli
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