Grande successo all’Auditorium Pio XII la sera del 14 marzo 2026 per la rappresentazione di Come per caso due inesistenze e una giornata insolita del regista dott Walter Scudero


E’ andato in scena a Torremaggiore il più recente spettacolo teatrale del regista-sceneggiatore, dott. Walter Scudero . La sala della rappresentazione, gremita più che mai di spettatori – rispetto a quanto si potesse immaginare, essendovi in città, attorno alla stessa ora, altri tre eventi di richiamo e interesse – ha attribuito alla performance un calorosissimo tributo di applausi per l’eleganza e l’attualità del testo dello Scudero e l’eccellenza dell’interpretazione degli artisti Gianluca Gala e Lucia Biasco . l’Autore ha ritenuto, pertanto, postare in web, su Torremaggiore on line , le sue riflessioni sul contenuto della pièce , nell’articolo che segue.

Il motivo per cui il mio spettacolo del 14 marzo 2026 : “Come per caso … due inesistenze e una giornata insolita”, ha fatto breccia sul sentimento del pubblico. Riflessioni del regista sceneggiatore, Walter Scudero.

Con compiacimento per l’ottima riuscita della rappresentrazione, il motivo per cui il mio spettacolo ha fatto breccia sul sentimento del pubblicome lo sono chiesto io tesso, non perchè non lo ritenessi possibile, ma, in considerazione del fatto che ero stato parecchio in dubbio se metterla in scena, e mi domandavo se il pubblico avrebbe condiviso la scelta, francamente inattesa, del contenuto, ossia quello dell’omosessualità maschile che, nello spettacolo, sarebbe stata l’iconico argomento conduttore di una vicenda in cui, “come per caso”, la bistrattata e censurata omofilia del passato (Anni ’30/’40 del ‘900), intrattiene un lungo dialogo con un’altra penosa condizione dell’epoca, quella della donna oggetto di sottomssione alla virilità trionfante.

Ero stato dubbioso, lo ammetto.

Eppure, la pièce era liberamente ispirata al soggetto cinematografico di “Una giornata particolare” di Ettore Scola, Ruggero Maccari e Maurizio Costanzo, ancorché in una mia nuova proposta ideativa ed una neo-sceneggiatura del progetto artistico del 1977, che, a suo tempo, era valso al film, temerariamente prodotto da Carlo Ponti, una nominational 30° Festival di Cannes eil Golden Globe 1978 a Beverly Hills-Los Angeles.

E, dunque se il soggetto era stato bene accolto in quegli anni, perché mai non avrebbe dovuto esserlo adesso?…

Ebbene, l’argomento non era dei più semplici da proporre: oggi, forse più di ieri – pensavo – nonostante lo spirito critico si sia affinato e tutto faccia immaginare che l’atteggiamento della società nei riguardi degli orientamenti sessuali sia radicalmente mutato, per cui chi abbia fatto coming out, possa vivere in tutta libertà la propria scelta e, così pure, nonostante tutto, oggi, faccia pensare che, in gran parte rispetto al passato, sia mutata la condizione sociale e sessuale della donna e dell’uomo, purtuttavia ove, più attentamente, facessimo mente locale, non potremmo con certezza affermare che tali problematiche siano, attualmente, del tutto supetate.

Questa difficoltà mi si affacciava nell’accingermi a creare, per me, i miei attori e il mio pubblico, una realizzazione teatrale scevra da dubbiosità già iniziali.

Nonostante, a rigore, egoisticamente parlando, il problema, per un ammogliato e padre di tre figli qual sono, non dovesse toccarmi, tuttavia, da uomo libero ed esente da pregiudizi, nonché da amante della verità, la questione, come ho detto, mi si affacciava. Perché?…

Perché, sebbene nel 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità avesse definito l’omosessualità una variante non patologica del comportamento sessuale, tuttavia non si poteva né si può disconoscere il disagio che tale condizione, tuttora provoca, se è vero che:

  • si parla ancora di omosessualità egodistonica, fenomeno che si manifesta attraverso l’isolamento, la vergogna, l’auto-rifiuto e una profonda e sofferta avversione verso i propri impulsi erotici omofili;
  • persone giovani LGBT subiscono violenza omofobica in famiglia in seguito al coming out;
  • il bullismo omofobico favorisce l’abbandono scolastico, compromettendo il futuro di molti ragazzi, e, in casi gravi, spinge al suicidio;
  • non poche vittime di aggressione non si è recato in pronto soccorso dopo aver riportato lesioni, principalmente a causa della paura di rivelare la propria identità omosessuale. 

Allora occorre ammettere che il problema non è ancora, come oggi sembrerebbe, completamente risolto, né ancora lo sono i preconcetti nel merito; e, dunque, v’è, a tuttoggi, un non breve cammino da percorrere.

Così, come dicevo, il dubbio sull’opportunità della mesinscena dello spettacolo, mi si affacciava … ma – forse e senza forse – la mia vocazione medica mi presentava alla mente anche tanti elementi a favore di un argomento da non sottovalutare: la comprensione che può far chiarezza e abolire i preconcetti, garantendo uguaglianza e accoglienza.

Tra gli elementi a favore:

  • quella frase di Papa Francesco, di ritorno dal suo viaggio in Brasile:

Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Il catechismo della Chiesa cattolica dice che queste persone non devono essere discriminate ma accolte. Il problema non è avere queste tendenze, sono fratelli, il problema è fare lobby di questa tendenza… questo è il problema più grave”;

  • le bellissime pagine, di tanti Autori eterosessuali (e, pertanto, liberi e non ‘di parte’), appartenenti alle sceneggiature di un Teatro, fino a qualche tempo fa discriminato e proibito, e che oggi sono state rivalutate ed apprezzate per la capacità di emozionare intensamente;
  • tra quelle pagine, un breve brano aforismatico pirandelliano recita:

“… per coloro sui quali la natura esercita la sua feroce ingiustizia, le infelicità vere, non sono quelle che si scelgono, non quelle che si possono correggere con la volontà, non quelle di cui si è in qualche misura responsabili, ma quelle che arrivano dall’esterno, dalla natura, e che si portano addosso senza aver fatto niente per meritarle”

  • e, fra tant’altro, una frase, anch’essa tratta dal Teatro, che m’aveva particolarmente colpito, al punto da impiegarla nella confessione finale della mia pièce, quando il protagonista maschile, Edoardo, con tutta la furia della disperazione e con tinte particolarmente accese per un uomo sempre “tanto gentile”, aprendo il suo animo a Mariuccia,inconsapevolmente innamorata di lui, le palesa:

E’ come un cancro che, quando ti prende, tu sai che non varrà chiederti perché solo a te… Sei un ‘diverso’ ormai; tu, uomo, non conoscerai mai cos’è la passione per una donna tutta tua, né ti sarà concesso rivederti negli occhi dei tuoi figli… Capisci?… Sei un escluso, un emarginato dalla società, cacciato via dal tuo lavoro, fatto oggetto di scherno, guardato con sospetto, non poche volte malmenato come fosse un ladro”

Poi, da uomo del suo tempo, conclude:

Cambierà, domani, l’orientamento del giudizio comune? Chissà! Muterà la mia condizione ed anche la tua di donna? Sarà possibile essere felici ed amare liberamente, senza nascondersi? Non lo so. Ma, per ora, torniamo alle nostre vite, e lo dico per il tuo bene, dimentica il tuo trasporto per me, o se vuoi, tienitelo segreto nel tuo cuore, come farò io pensando a te, amandoti ‘da divero’; ma, tutti e due, con-sideriamo questo nostro incontro come avvenuto per caso, tra due ‘inesistenze’, in una giornata insolita”.

Il Teatro, dicevo …

…Quale può essere, a questo punto, la funzione del Teatro?… Il Teatro è vita e, dunque, ha l’obbligo di portare in scena la vita così com’è: con i suoi più vari aspetti, sena pregiudizi e preclusioni.

Come, per un medico – ed io lo so bene – non vi sono distinzioni di razza, di orientamento politico, e neppure sessuale di fronte al paziente di cui si prende cura non solo fisicamente ma anche comprendendone la psicologia, così, uno sceneggiatore, un regista, a riguardo di taluni particolari argomenti, dovrà porsi nella più completa libertà mentale; dovrà dare spazio a ciascun protagonista interprete d’una vicenda e chiedersi, per taluni di essi – con Papa Francesco – “… chi sono io per giudicare? …” e, da persona libera, per la quale tutti sono uguali, senza parteggiare e senza condannare, dovrà solo proporsi di comprendere (cioè cercare di capire il tenore di quelle infelicità che non si conoscono) e di proporre al pubblico tale comprensione.

Ed è ciò che ho semplicemente fatto, per amore di verità e di chiarezza, col meraviglioso supporto dei due interpreti, Gianluca Gala e Lucia Biasco; e il mio pubblico lo ha capito, dimostrando, calorosamente, interesse per il contenuto di un “Teatro-verità” che, ancorché inatteso, ha fatto breccia sul suo sentimento, tramite l’ostensione dell’attualità dei propositi e l’apertura della proposta.

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