Referendum falliti anche a Torremaggiore. Niente quorum: affluenza definitiva al 19,41%, le reazioni dei partiti locali

Non è stato raggiunto il quorum ai referendum con l’affluenza che si è fermata intorno al 19,41 %. Si votava su cinque quesiti: quattro sul lavoro e uno sulla cittadinanza. Chiusi i seggi alle ore 15. Molto lontano il quorum richiesto per la validità delle consultazioni.

1 – Reintegro licenziamenti illegittimi – 2.060 voti per il sì 86,55 % 320 voti per il NO – 13,45%  
Schede nulle: 30 – Schede bianche: 46


2 – Licenziamenti e limite indennità – 2082 voti per il si pari all’ 87,63% , 294 voti per il no pari al 13,45%. Schede nulle: 30 – Schede bianche: 46

3 – Tutela contratti a termine – 2.082 voti per il sì pari all’ 87,63%, 294 voti per il no pari al 13,45%.
Schede nulle: 27 – Schede bianche: 53


4 – Responsabilità infortuni sul lavoro – 2.013 voti per il sì pari all’ 84,44%, 371 voti per il no pari al 15,56%. Schede nulle: 25 – Schede bianche: 47 

5 – Cittadinanza italiana – 1.330 voti per il sì pari al 55,65% 1060 voti per il no pari al 44,35%.
Schede nulle: 25 – Schede bianche: 41

Piergiorgio Landini, leader della Cgil: “Non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Crisi democratica evidente. Al voto comunque sono andati 14 milioni di italiani, è un punto di partenza. Dimissioni? Non ci penso lontanamente”.

Lucia Di Cesare Segretaria PD Torremaggiore

Si chiude la pagina referendaria “più o meno” come previsto, ovvero senza il raggiungimento del quorum del 50% più uno, percentuale che probabilmente mai si raggiungerà durante un referendum, tenuto conto del dilagare della disaffezione dei cittadini alla politica e alla partecipazione. Questa volta, ci ha messo del suo il vergognoso boicottaggio mediatico e l’eccessiva ideologizzazione dei quesiti che, sebbene riguardassero la vita di milioni di lavoratori, tuttavia risultavano essere troppo tecnici per carpire l’attenzione dell’elettorato, lasciato volutamente disinformato. A trainare in negativo il quorum, il quesito sulla cittadinanza, l’unico “popolare” e di immediata percezione per gli elettori, ancora troppo impreparati ad affrontare in maniera seria ed organica il tema complesso dell’integrazione.
Tuttavia, tornando al “più o meno” iniziale, registro un dato matematico, ovvero 14 milioni di persone che esercitano il diritto di voto sfidando boicottaggio, disinformazione, sfottò e caldo torrido sono più di 12 milioni di elettori su cui si regge la maggioranza dell’attuale governo.
Come dice Elly Schlein :” Quando più gente di quella che ti ha votato, ti chiede di cambiare una legge, dovresti riflettere invece di deriderla”. Per il resto, rimango umanamente vicina al dramma psicologico di chi si diletta a fare valutazioni in “grave odore di diffamazione”.
È evidente che l’elaborazione del dolore è e sarà ancora lunga da venire.

Michele Ametta – Dirigente PD Torremaggiore – Il referendum su cittadinanza e lavoro si è chiuso con un’affluenza attorno al 30%: troppo bassa per essere valido il quorum. Ma il dato politico resta: oltre 14 milioni di italiani hanno votato SÌ (circa il 90% dei votanti). Un segnale chiaro su diritti, inclusione e lavoro. Il Parlamento ora dovrà decidere se ascoltarlo o continuare a ignorarlo. Si, la sinistra ha perso il referendum (i fan dell’astensione saranno contenti), ma ha portato al voto milioni di persone su diritti veri, non slogan. E ha messo sul tavolo questioni che il Paese non potrà più ignorare.

Fratelli d’Italia Torremaggiore: giornate roventi per la sinistra, ma non certo per l’amministrazione Di Pumpo

Mentre la sinistra nazionale si accapigliava in difesa di un referendum costruito più per fare propaganda che per cambiare davvero qualcosa, a Torremaggiore si faceva finta di niente. Altro che mobilitazione popolare: qualche sparuto banchetto, due comunicati in croce, e poi il solito silenzio. Niente piazze, niente coinvolgimento, niente coraggio. Solo apatia, convenienza e calcoli. E così, mentre i partiti di sinistra chiedevano la partecipazione “per la democrazia”, qui nessuno ha avuto la forza – o la voglia – di crederci davvero. Chi governa Torremaggiore, con il sindaco Di Pumpo in testa, ha preferito tenere un profilo basso. Bassissimo. Evidentemente i temi del referendum erano troppo “alti” per chi ha costruito il consenso su altre visioni.. E i numeri parlano chiaro: alle comunali, il 70% dei votanti ha sostenuto questa amministrazione. Al referendum, si è presentato il 19,41% Un crollo verticale che smaschera una verità evidente: a tenere in piedi il consenso locale non è la coscienza civica, ma il solito sistema di scambi, promesse e tornaconti personali. Fratelli d’Italia ha scelto la linea dell’astensione, coerentemente, denunciando fin dall’inizio la strumentalizzazione politica di un referendum concepito male, proposto peggio e trasformato in una bandierina ideologica. L’astensione non è disinteresse: è una presa di posizione chiara contro un meccanismo che svuota di senso i veri temi della giustizia. E i cittadini, a quanto pare, l’hanno capito. La sinistra invece ha perso su due fronti: ha perso credibilità nazionale e ha mostrato il vuoto locale. Altro che partecipazione, altro che cittadinanza attiva. A Torremaggiore regna il disinteresse mascherato da equilibrio. Ma FdI c’è, vigila e non si presta a teatrini referendari inutili. Il nostro campo è quello della coerenza, della chiarezza e del rispetto per le istituzioni, non delle passerelle ideologiche.

ESSERE ITALIANI HA ANCORA UN VALORE: GRAZIE CITTADINI – Fiamma Tricolore Torremaggiore

La Fiamma Tricolore esprime soddisfazione per l’esito del Referendum. Ha vinto l’Italia: quella che ci piace, quella che vuole orgogliosamente, tenacemente, rimanere tale. Unico rammarico…. soldi pubblici spesi inutilmente, potevano essere investiti per rafforzare i servizi sociali alle fasce deboli del nostro popolo.

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