Purtroppo sono tanti gli episodi avvenuti nella II guerra mondiale che vengono volutamente dimenticati dalla stampa e dai partiti di un determinato orientamento. Tali comportamenti sono tesi a mettere in risalto le gesta di una certa parte e svilire o addirittura mettere nel dimenticatoio certe brutture commesse dai partigiani comunisti, italiani filo titini che operarono in Friuli sul finire della guerra.
Oggi mi voglio permettere di commemorare , affinchè la memoria non la scordi, la strage di Porzius, ovvero lo sterminio della Brigata Partigiana Cattolica Osoppo da parte dei partigiami comunisti.
Le brigate Osoppo vennero coinvolte anche nel tragico episodio dell’Eccidio di Porzûs, verificatosi a partire dal 7 febbraio 1945 presso le malghe di Porzûs (comune di Faedis, Friuli orientale). La vicenda, connessa alla specifica situazione sul confine orientale con le forti motivazioni ideologiche dei componenti garibaldini comunisti e i rancori nazionalistici tra slavi e italiani, fu il più grave fatto di sangue tra formazioni partigiane durante la Resistenza. A Porzûs aveva sede il comando del Gruppo delle Brigate Est della Divisione Osoppo, comandato dal capitano degli alpini Francesco De Gregori, detto “Bolla”, zio ed omonimo del cantautore Francesco de Gregori. La formazione autonoma di “Bolla”, che teneva inalberata presso il proprio comando – e ben visibile a distanza – la bandiera italiana con lo scudo sabaudo, operava all’interno di una regione dominata dalle formazioni garibaldine che su ordine del PCI dalla fine del 1944 erano state inserite nell’esercito di liberazione della Jugoslavia, alle dipendenze del IX Korpus sloveno. Gli osovani, con le loro continue proteste contro le mire nazionalistiche jugoslave e contro la politica di collaborazione garibaldina, presentate anche direttamente da “Bolla” presso il CLN di Udine, suscitarono la reazione delle componenti comuniste del Comitato, che attivarono i gappisti operanti nella zona, incaricandoli di attaccare la sede del comando osovano. Sul posto vennero quindi inviati un centinaio di gappisti, guidati da Mario Toffanin “Giacca”, elemento fortemente ideologizzato ed estremista, che catturò con un trucco “Bolla” ed altri comandanti della Osoppo, tra cui il giellista Gastone Valente “Enea”, e li fucilò subito, sottraendo carteggio, armi e provviste. Gli altri partigiani osovani presenti, tra i quali Guido Pasolini (fratello minore di Pier Paolo), vennero tutti quanti fucilati successivamente ad esclusione di due, che accettarono di entrare nei GAP. L’eccidio ebbe rilevanti seguiti giudiziari con un lungo processo, che si concluse con pesanti pene, peraltro in grandissima parte non scontate a causa della fuga di un sostanzioso numero di imputati in Jugoslavia o in Cecoslovacchia, nonché per i vari provvedimenti di amnistia e indulto che si susseguirono dopo la guerra.
Dopo tanti anni dalla strage fu un comunista pentito,Giovanni Padoan, detto “Vanni”, commissario politico della divisione Garibaldi-Natisone, il quale a proposito della strage dichiarerà: «L’eccidio di Porzus e del Bosco Romagno, dove furono trucidati 20 partigiani osovani, è stato un crimine di guerra che esclude ogni giustificazione. E la Corte d’Assise di Lucca ha fatto giustizia condannando gli autori di tale misfatto. Benché il mandante di tale eccidio sia stato il Comando sloveno del IX Korpus, gli esecutori, però, erano gappisti dipendenti anche militarmente dalla Federazione del Pci di Udine, i cui dirigenti si resero complici del barbaro misfatto e siccome i Gap erano formazioni garibaldine, quale dirigente comunista d’allora e ultimo membro vivente del Comando Raggruppamento divisioni “Garibaldi-Friuli”, assumo la responsabilità oggettiva a nome mio personale e di tutti coloro che concordano con questa posizione. E chiedo formalmente scusa e perdono agli eredi delle vittime del barbaro eccidio. Anche la Corte di Cassazione confermò l’ergastolo per i maggiori responsabili dell’eccidio e in particolare per il capo gap Mario Toffanin, al quale venne concessa la grazia nell’anno 1978 dal Presidente della Repubblica Pertini (un ex partigiano) non appena insediato ai vertici dello Stato.
Questo è il ricordo e la verità giudiziaria dell’eccidio comunista di Porzus e dello sterminio barbaro della Brigata OSOPPO.
Avv. Bepi Antonucci

