6 DICEMBRE 2023 TORREMAGGIORE: TRENTATRE’ ANNI DALLA STRAGE DI SAN NICOLA AVVENUTA A PALAZZO DI CITTÀ, IL RICORDO DEL SUPERSTITE MARIO LECCISOTTI

6 dicembre 2023: verso il trentatreesimo anniversario della Strage di San Nicola in esclusiva a Torremaggiore.Com il Maestro Mario Leccisotti presente a Palazzo di Città il 6 dicembre del 1990 ci rilascia un ricordo di questa brutta pagina locale rendendo pubblica la sua versione. La stessa sarà pubblicata sul libro ” Storia di un maestro diversamente abile – Come superare le difficoltà ( cap. 7 – pag. 73 – 74 – 75 – che sarà pubblicato nel corso dell’anno solare 2024. Per la foto della Giunta Comunale del 1990 si ringrazia il sig. Giovanni Alfonzo ( figlio del compianto Luigi Alfonzo, all’epoca Vice Sindaco in quota PSI) per la gentile concessione. La responsabilità del contenuto riportato è esclusivamente dell’autore.

LA SERA DEL 6 DICEMBRE 1990 : ECCIDIO AL COMUNE DI TORREMAGGIORE – Nel trentatreesimo anno della ricorrenza dell’ eccidio al Comune di Torremaggiore desidero dare un mio piccolo contributo per la Ricostruzione Storica della tragedia della sera di San Nicola che ha colpito un’ intera comunità e l’Italia. Una cicatrice profonda che non si riesce a chiudere, che spesso sanguina ancora e che mi accompagnerà fino alla morte. Eppure quella soddisfazione di essere stato nominato Assessore ai Lavori Pubblici, poteva, anche per me, trasformarsi in tragedia. La sera del 6 dicembre 1990 piovigginava e faceva freddo. La giunta municipale aveva terminato la riunione, quando nella sala si presento’ un pregiudicato che aveva già assassinato suo fratello. Egli, accompagnato da un consigliere comunale – parente, ebbe libero accesso a palazzo di città senza alcun filtro da parte dei vigili urbani in servizio. Questi in preda al delirio e armato di tre pistole che nascondeva sotto il cappotto grigio cominciò a inveire contro il sindaco, il segretario comunale e il consigliere parente. I tre, a suo dire, gli avevano ” promesso” una casa popolare, come ex-carcerato, pur in assenza di una sua domanda per l’ammissione nella graduatoria dell’ Istituto Case Popolari. È a dire che già abitava, gratuitamente, in una casa di proprietà comunale. Nella sala della giunta si svolse una scena da Far West : il malvivente iniziò a sparare con foga e precisione, ferendo prima il sindaco alla schiena e, in seguito, alla testa, quindi colpendo a morte il segretario comunale ed un assessore e ferendo alla spalla lievemente il consigliere parente. I restanti assessori spaventati e traumatizzati uscirono indenni da quella stanza bagnata di sangue. Per quanto mi riguarda uscii per primo da quel tragico posto. Forse il ” sesto senso” mi aveva guidato ancora una volta. Tuttavia ero in preda alla confusione e al panico. L’amico Giorgio Nesta, da buon samaritano, che si trovava per caso vicino al municipio mi prrse in braccio e mi accompagnò in un’abitazione vicina. Subito mio fratello Matteo venne a prendermi e mi accompagno’ a casa. Qui abbracciai, calorosamente ed affettuosamente, la moglie e le figlie. Nel frattempo la mia casa si riempi’ di parenti e di amici che mi chiedevano in anteprima cosa fosse successo. Alcuni parenti mi consigliavano di ritirarmi definitivamente dalla vita politica, altri amici mi invitavano a resistere. La tragica vicenda mi aveva sconvolto e mi mancava la lucidità e la serenità per rispondere. Verso mezzanotte le forze dell’ordine avevano arrestato l’assassino e ciò mi tranquilizzo’ per un attimo. Durante la notte dormii malissimo, mi svegliai diverse volte spaventato, pensai sempre alle vittime. Il mattino mi recai normalmente a scuola ( Apricena), era l’anno di prova, dopo sette anni di supplente e otto anni di precariato, pur gestendo da quindici anni il POTERE, senza pensare mai a me stesso-persona diversamente abile ma sempre e solo al prossimo, nonostante il profondo ricordo doloroso continuasse a tormentarmi. I colleghi e gli alunni mi abbracciarono e mi espressero solidarietà. A Torremaggiore i cittadini commentavano l’accaduto : diversi davano ” ragione” all’omicida, ancora oggi alcuni affermano : ci vorrebbe un altro… al comune, e criticavano la classe politica, senza alcuna distinzione.



IL GIUSTIZIALISMO PIÙ VERGOGNOSO – Questi commenti mi ferirono profondamente ( ero stato eletto consigliere comunale per la prima volta a 21 anni ed allora avevo 36 anni). Anch’io politico per sbaglio e senza alcun interesse personale e familiare, venni coinvolto nella critica generale. Fu la tipica goccia che fece traboccare il bicchiere. Era giunto davvero il momento di abbandonare la politica attiva ed amministrativa, di dimettermi da tutte le cariche ricoperte, di lapidare un patrimonio di impegno, di sacrificio e di servizio durato 15 anni ( in politica poche persone si sono dimesse spontaneamente e senza alcun problema). Seguii convinto il detto di Giulio Cesare ( 100 a. C. – 44 a. C.) : ” Il dado è tratto”. Era arrivato il momento di pensare a me stesso ( come fa il 99% per cento dell’uomo – storia), al mio lavoro, ai miei studi ed alla mia famiglia. Così, in ventiquattro ore, mi dimisi irrevocabilmente con comunicazione raccomandata agli organi comunali. Questo atto di rispetto e di solidarietà verso i morti rappresentava un forte segnale di cambiamento e di discontinuità verso l’intera comunità locale. Purtroppo il mio gesto rimase isolato e non trovò uguale comportamento da parte del sindaco, gravemente ferito, degli assessori e dei consiglieri ( solo il sottoscritto si dimise su 29 amministratori di maggioranza e di minoranza, di centro, di sinistra e di destra). VIVA LA DEMOCRAZIA !!!! I torremaggioresi, onesti intellettualmente e liberi, finalmente avevano aperto gli occhi e avevano riconosciuto realmente la testimonianza e l’onestà del sottoscritto. I ” professionisti” della politica locale, di ogni bandiera, avevano preso atto che non ero attaccato al POTERE. La credibilità politica degli amministratori in carica era sceso ai minimi storici. Anzi, ingenuamente, avevo rischiato la vita e il futuro della mia famiglia ( mia moglie casalinga e senza reddito, con due figlie di 5 e 3 anni) per il bene della comunità locale. Questa è la vera storia umana e politica del sottoscritto nella PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Ancora oggi qualche cittadino si permette di parlare sul sottoscritto pur conoscendo bene la mia storia. Queste persone insignificanti e frustate dovrebbero vergognarsi di fronte a se stesse e alle proprie famiglie. Nel 1991 ( purtroppo non ero a conoscenza essendomi dimesso) Alcide Di Pumpo e Fernando Parisano, consiglieri comunali, insieme ai consiglieri comunali dell’opposizione sfiduciarono l’amministrazione di Pietro Liberatore.

Ai posteri l’ardua sentenza

MARIO LECCISOTTI