{"id":34702,"date":"2026-08-21T00:29:14","date_gmt":"2026-08-20T22:29:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/?p=34702"},"modified":"2026-08-21T09:07:17","modified_gmt":"2026-08-21T07:07:17","slug":"uguccione-chi-era-costui-per-la-microstoria-torremaggiorese-la-porta-di-c%ca%89ccione-coccione-ed-i-collegamenti-con-michele-de-sangro-ed-elisa-croghan-seconda-puntata-a-cura-dellavvoc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2026\/uguccione-chi-era-costui-per-la-microstoria-torremaggiorese-la-porta-di-c%ca%89ccione-coccione-ed-i-collegamenti-con-michele-de-sangro-ed-elisa-croghan-seconda-puntata-a-cura-dellavvoc\/","title":{"rendered":"Uguccione! Chi era costui? Per la microstoria torremaggiorese: la porta di C\u0289ccion\u00eb \u2013 C\u00f8ccion\u00eb ed i collegamenti con Michele De Sangro ed Elisa Croghan. Seconda puntata a cura dell&#8217;Avvocato Mario Fiore"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"http:\/\/www.arlemarredamenti.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1060\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/arlem-promo-veneta-fino-15-09-2026.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-33916\" srcset=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/arlem-promo-veneta-fino-15-09-2026.jpg 1060w, https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/arlem-promo-veneta-fino-15-09-2026-768x261.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1060px) 100vw, 1060px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Iuris praecepta sunt haec:<\/em><em> \u2026<\/em><em><strong>suum cuique tribuere<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Iuris prudentia est divinarum atque humanarum rerum notitia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em><strong>iusti atque iniusti scientia<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><a><\/a><a><\/a> (Ulpianus,<em> Liber secundus regularum<\/em>, in: D. 1.1.10. pr.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima di avviarmi nel vivo dell\u2019indagine, avverto la necessit\u00e0 di soffermarmi sui particolari di uomini ed avvenimenti che, unitamente a quanto gi\u00e0 si osservato nella prima parte, hanno contribuito a <em>formare l\u2019ambiente<\/em> nel quale si form\u00f2 e seppe vivere il nostro <em>C\u00f8ccion\u00eb<\/em>: mi riferisco, innanzitutto, a Michele de Sangro ed Elisa Croghan, la grande, appassionata ed appassionante <em>Dama Forestiera<\/em>, della quale volle scrivere romanticamente l\u2019indimenticato Antonio (Nino) Casiglio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emendo in questa sede quanto gi\u00e0 ebbi a scrivere di Michele de\u2019 Sangro, nella parte del lavoro \u2013 secondo volume de <em>I de\u2019Sangro, feudatari in Capitanata<\/em>, Nicola Caputo, Torremaggiore, 1971, pp. 109, ss. \u2013 pubblicata in occasione delle celebrazioni del secondo centenario dalla morte del principe Raimondo, non riuscendo agevole ripetermi sull\u2019argomento allo stesso modo che a quel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 frustraneo far riflettere che il motivo principale che mi spinge a mutare punto di vista dipende in primo luogo dall\u2019approfondimento del tema che ho potuto maturare successivamente con la conoscenza di ulteriori pi\u00f9 cospicue fonti; oltre che alla nausea generata dalle sdilinquite sviolinate, ridondanti negli scritti coevi, nei confronti dei potenti di turno, o ritenuti tali, fra i quali, non ultimo, il nostro Michele de\u2019 Sangro \u2013 <em>degli antichi duchi di Borgogna, Conte dei Marsi, principe di San Severo e di Castelfranco, duca di Torremaggiore, marchese di Castelnuovo e di Casalvecchio, Barone di Fiorentino e di Dragonara, utile di Cantigliano, di Torre e Porto di Fortore e di Sant\u2019Andrea, Grande di Spagna di prima classe<\/em> e chi pi\u00f9 ne ha, pi\u00f9 ne metta. \u2013 Tanto personaggio, nella prima giovinezza (tra i sedici ed i diciotto anni) rest\u00f2 orfano di entrambi i genitori e venne praticamente educato dalla egocentrica e forte nonna Teresa Carafa, dei conti di Policastro (i cui resti mortali, in uno a quelli del marito, riposano nella chiesa matrice torremaggiorese).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quantunque non abbia mancato di recarsi nelle pi\u00f9 note localit\u00e0 europee del suo tempo (pi\u00f9 per forza di cose, sembra, che di spontanea sua volont\u00e0), per quel che \u00e8 mi \u00e8 dato evincere dagli scritti (ex. gr. i due olografi), denota <em>prima facie<\/em> una scarsa acculturazione. Mentre era all\u2019estero o, comunque, lontano dalle redditizie propriet\u00e0 pugliesi, curavano i suoi interessi dapprima la ridetta ava paterna, che risiedeva stabilmente a Torremaggiore, dopo che venne giustiziato il fratello Antonio (che prese parte ai moti del 1799) e, successivamente, la germana Teresa (che viveva tra Napoli e Firenze), col marito principe di Caramanico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 utile e necessario premettere che, nel mio piccolo, sto tentando, con scarso successo ne son certo, di adeguarmi, con la guida degli stud\u00ee di Jacques Le Goff, ad una ricerca che abbia per metodo quello indicato da Marc Bloc e Lucien Febvre, fondatori e prodromi dell\u2019<em>\u00c9cole des Annales<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Michele de Sangro intraprese e port\u00f2 a termine numerosi giudizi, tra i quali quello contro i Gaetani \u2013 d\u2019Aragona, duchi di Laurenzana, iniziato dal suo famoso trisavolo Raimondo Maria, per i diritti sulla dote della nonna di codest\u2019ultimo, Aurora Sanseverino.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrisse di lui il prete e panegirista Emanuele Jacovelli: \u201c<em>Principe di buon cuore, di bello ingegno, di larga cultura e molto caritatevole, pass\u00f2 la sua vita in Napoli, ora in Parigi, ora in Torremaggiore, ove possedeva i suoi ricchi beni di fortuna. In quelle due grandi metropoli non se la pass\u00f2 ozioso perch\u00e8 si mise a studiare alacremente l\u2019agricoltura, fonte principale di ricchezze per l\u2019Italia, e specialmente per le nostre provincie \u2026 per il che gli piacque visitare i pi\u00f9 celebri Istituti agrari della Francia, cominciando dalla scuola di Grignon ai metodi agrari della Gran Brettagna. E tanto si addentr\u00f2 in queste sue speculazioni che rare volte egli veniva allora nella nostra provincia, anche allorch\u00e8 fu invitato dal Gargano, Deputato al Parlamento. Finalmente egli si decise ritirarsi in queste Appule contrade, e prendere cura de\u2019 suoi estesi fondi, non trasformando i metodi di coltivazione usati fra noi, ma migliorandoli con prudente accorgimento, giacch\u00e8 sapeva come siano civili i pugliesi, come ci\u00f2 che facevano era secondo che dettavano le antiche esperienze, e come fosse necessario tener conto del clima, della natura dei terreni, e forse ancora della scarsezza delle braccia e della deficienza dei concimi, vegnenti dal gregge e dagli armenti, essendosi provato che i concimi chimici fra noi hanno poca presa per l\u2019aridit\u00e0 specialmente delle regioni, e per la mancanza delle acque pluviali ed irrigue.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Con questi criteri egli si ritir\u00f2 fra noi, allorch\u00e8 vide installarsi la Repubblica in Francia (1870), bench\u00e8 avesse fatto costruire per s\u00e8 in Parigi un magnifico palazzo, che \u00e8 uno dei pi\u00f9 splendidi di quella Capitale. Venuto qui, e tentata inutilmente la mezzadria si addisse alla seminagione dei cereali, la quale egli volle estesa fino a millecinquecento ettari. E perch\u00e8 molto aveva appreso, molto voleva fare: alla forza dei cavalli e degli uomini egli sostitu\u00ec la forza del vapore sia negli aratri principalmente che nelle trebbiatrici. Egli non risparmiava spese affinch\u00e8 giungessero sopra i suoi poderi tutte le macchine agrarie, che l\u2019Inghilterra principalmente e l\u2019America inventasse. Egli fu il primo ad introdurre nelle Puglie e ad impiantare in Torremaggiore, per proprio uso, il Mulino a fuoco e i Torchi per trarne olio, tutti di felicissima invenzione, che venivano curiosati da non pochi abitanti dei paesi circonvicini, i quali, conosciutane la grande celerit\u00e0 ed utilit\u00e0, hanno anche eretti molti mulini a fuoco, stabilimenti pastifici ed altri, modellati tutti su quelli portati fra noi<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">\u2042<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La realt\u00e0, invece, nascondeva un episodio riposto nell\u2019oblio per un senso di comprensibile riservatezza, ma che \u00e8 stato registrato e trasmesso dai nostri pi\u00f9 anziani, che lo riferivano piuttosto in sordina. Tale episodio, se reale, serve ad illuminare e a far comprendere in tutta la sua drammaticit\u00e0 umana la personalit\u00e0 del Nostro ed a gettar luce, altres\u00ec, non soltanto sui suoi anni di giovent\u00f9, ma, soprattutto, su quelli della avanzata maturit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante uno dei suoi soggiorni nella <em>Dominante<\/em> partenopea s\u2019infatu\u00f2 della figlia del principe Ruffo \u2013 d\u2019Espinosa, Elisabetta \u2013 il cui busto marmoreo, dalla fedelissima compagna Elisa, gli \u00e8 stato posto accanto nell\u2019ultima dimora e si pu\u00f2 a tutt\u2019oggi apprezzare nel camposanto torremaggiorese. Il rapporto tra i due \u201cfidanzati\u201d col passar del tempo si raffredd\u00f2. La principessina Ruffo, trascorso un po\u2019 di tempo, convolava a <em>in<\/em> (?) nozze con un nobilissimo esponente del Regno delle due Sicilie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il de\u2019 Sangro, volubile, ebbe un ritorno di fiamma ed inizi\u00f2 nuovamente a corteggiare l\u2019avvenente Elisabetta, sicch\u00e9, dopo breve tempo, la donna, nella quale si era riaccesa la fiamma della passione (da rileggere la <em>novella<\/em> dell\u2019abate Parini relativa all\u2019<em>Agnoletta<\/em>), abbandon\u00f2 il marito ed il tetto coniugale, seguendo il principe di San Severo nei suoi ex feudi pugliesi. Si vuole che, quivi, i due amanti si rifugiassero e nascondessero nella <em>masseria Camerata<\/em> (tale \u00e8 <em>la voce<\/em> che mi \u00e8 stato dato di raccogliere in loco) e vi concepirono due figli, che nacquero in ottima salute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si pu\u00f2 ben immaginare in qual modo accettarono il dato di fatto le famiglie della Ruffo e del di lei marito: si ribellarono, minacciando vendetta ed, infine, si rivolsero alla Suprema giustizia del Sovrano: questi, di fronte all\u2019estrema gravit\u00e0 dei fatti ed al rango dei personaggi implicati, non esit\u00f2 ad <em>esiliare<\/em> il de\u2019 Sangro, che fu costretto dopo poco tempo, specialmente perch\u00e8 quasi tutti i membri della sua famiglia ne presero le distanze, a recarsi fuori dai confini del Regno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Don<\/em> Michele, accordatosi con l\u2019amata, si rec\u00f2 dapprincipio a Firenze, ove dimorava la sorella Teresa; poi si rec\u00f2 in Francia \u2013 si era sullo scorcio degli anni cinquanta \u2013 ed a Parigi, acquistatone il suolo, come risulta da pubblici documenti, provvide a far costruire la <em>villa San Severo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Approntato che fu il <em>nido d\u2019amore<\/em> chiam\u00f2 a raggiungerlo la Ruffo con i figli. Costei s\u2019imbarc\u00f2 su di un piroscafo per raggiungere le coste francesi; ma, durante un violento fortunale nell\u2019alto Tirreno, entrambi i bambini vennero scagliati in mare; la madre si tuff\u00f2 nel tentativo di salvare i figli; ma, travolta anch\u2019essa dalla furia delle onde, perirono tutti annegati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">\u2042<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo tale evento, sia per timore delle giustificabili e prevedibili rappresaglie, sia per non ritornare in quei luoghi che avevano assistito alla sua drammatica e tragica felicit\u00e0, il Sansevero si guard\u00f2 bene di far ritorno in Patria, fermandosi stabilmente nell\u2019agio del suo palazzo parigino. Quivi si strinse in amicizia con Ugo Croghan, botanico eccellente, il quale gli apr\u00ec i misteri della propria scienza, che tanto gli sarebbero tornati di giovamento nella coltivazione dei suoi latifondi, una volta tornato in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figlia giovinetta del Croghan (trecce bionde ed occhi azzurri), Elisa, attratta dal bel principe partenopeo, forse pi\u00f9 per spirito di altruismo, acconsent\u00ec a \u2013 cosa che precorreva i tempi \u2013 far praticare al giovane signore, che versava in gravi condizioni di salute, una trasfusione del suo sangue. Il de\u2019 Sangro \u2013 grato per il gesto e per <em>altro ancora<\/em> \u2013 si leg\u00f2 con vincolo in apparenza indissolubile (\u2026<em>more uxorio<\/em>) alla fanciulla, facendone la compagna inseparabile dei suoi giorni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte principale di quanto ho riportato fu Mario Bellantuoni, che l\u2019ha appreso dal padre Luigi, e dall\u2019avo paterno, Michele, intimi del de\u2019Sangro e, pi\u00f9 ancora, della Croghan.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essendo ancora in vita la germana Teresa, cos\u00ec dispose del suo patrimonio:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Oggi che sono li 30 Giugno 1881 dico trenta Giugno milleottocento ottantuno delego a favore della mia dilettissima sorella Teresa de Sangro vita sua durante la met\u00e0 della mia disponibile.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Delego la mia propriet\u00e0 denominata posta di S. Giusta il quartino in Torremaggiore alla Sig. Elisa Croghan pi\u00f9 la casa a Parigi Boulevart Maillot 32 anche vita sua durante come tutto il contante che potr\u00f2 rimanere all\u2019epoca della mia morte. Il resto della mia propriet\u00e0 mobili ed immobili una al ritorno che faranno i cespiti lasciati tanto a mia sorella che alla Sig. Elisa Croghan amo che se ne faccia un opera e che questa porti il nome della f[elice] memoria di mia madre. Sano di mente e di corpo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Intento &nbsp;[sic] con questo mio testamento distruggerne ogni precedente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Michele de Sangro \u2013 Principe di Sansevero<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cessata di vivere, il 18 giugno 1887, Teresa de\u2019 Sangro, il Principe provvide a ridefinire, come qui di seguito, le sue ultime volont\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Oggi che sono li otto Agosto milleottocentoottantasette dico 8 Agosto 1887 delego a favore della Signora Elisa Croghan mia compagna vita sua durante la mia propriet\u00e0 denominata S. Giusta la casa mobilio tanto in Torremaggiore che a Parigi come tutto il contante che potr\u00f2 rimanere all\u2019epoca della mia morte. Il resto della mia propriet\u00e0 sar\u00e0 amministrato dalla stessa sig.\u00aa Elisa Croghan facendone opere di carit\u00e0 e specialmente a parenti che possano trovarsi nel bisogno. Queste mie disposizioni testamentarie distruggono l\u2019altro mio testamento olografo del 30 giugno 1881 giacch\u00e8 Iddio volle a se chiamare la mia dilettissima sorella Teresa de Sangro nel di cui favore io testava parte delle mie propriet\u00e0. Ai figli di mia Sorella Maria Angelica Michele Alessandro d\u2019Aquino amo avessero come mio ricordo lire ventimila ciascuno come ancora a mio cugino Vincenzo Zurlo la Signora Croghan dar\u00e0 un vitalizio di lire tremila annue. Amo essere seppellito senza alcuna pompa il pi\u00f9 modestamente possibile se non potr\u00f2 avere sepoltura nella mia Cappella di Napoli allora amerei fosse nel Camposanto di Torremaggiore. Sano di mente e di corpo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Con questo mio testamento distruggo ogni precedente.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Michele de Sangro \u2013 Principe di Sansevero<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno successivo alla morte, a richiesta della Croghan, depositaria, vennero pubblicati i surriportati testamenti ed il sette febbraio, ad istanza di alcuni nipoti del defunto, furono apposti i suggelli agli effetti mobili di pertinenza del defunto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La Croghan, da parte sua, da un canto convenne, con atto di citazione del 24 febbraio 1891, i nipoti del de cujus davanti al Tribunale di Lucera, perch\u00e8 quel Giudice dichiarasse la di lei qualit\u00e0 di erede universale; dall\u2019altro, a due mesi di distanza, il 24 aprile, si present\u00f2 al notaio Raffaele De Pasquale, e procedette ad una dichiarazione esplicativa di fiducia nei seguenti termini:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Tenendo a guida le istruzioni ricevute dal testatore, manifesta che, secondo le intenzioni del defunto Principe, si debbono nel Comune di Torremaggioore, ove sorge il Castello degli illustri antenati della Casa S. Severo, fondare e dotare le seguenti opere pie:<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>1\u00ba Un\u2019ospedale composto di non meno di venti letti, da servire per ogni specie di ammalati, cui si dovr\u00e0 dare il nome di Michele De Sangro, Principe di S. Severo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>2\u00ba Due orfanotrofii, uno maschile e l\u2019altro femminile per tutti gli orfani poveri del Comune di Torremaggiore, ai quali istituti, giusta la volont\u00e0 espressa dal testatore nel primo testamento, si dovr\u00e0 dare il nome della Pia Dama donna Mariantonia Capece \u2013 Zurlo, madre del testatore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>3\u00ba Un\u2019asilo infantile cui si dar\u00e0 il nome di essa dichiarante Signora Croghan, corrispondente ai bisogni del luogo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>4\u00ba Un ricovero di mendicit\u00e0 per gl\u2019inabili al lavoro sotto il titolo di San Francesco d\u2019Assisi, da servire per non meno di venticinque poveri.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>5\u00ba Un monte di beneficenza con un capitale non minore di lire centoventimila, che dovr\u00e0 avere lo scopo di venire in soccorso degli agricoltori bisognosi di questo Comune, merc\u00e8 piccoli prestiti con interesse non superiore al quattro per cento all\u2019anno. Tale istituto dovr\u00e0 portare il nome del Principe Gerardo De Sangro, padre del testatore.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Gl\u2019interessi, tolte le spese di amministrazione, dovranno sempre andare in aumento del capitale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>6\u00b0 Al Municipio di Napoli, citt\u00e0 natia del defunto Principe deve assegnare la Cappella artistica della Casa S. Severo, affinch\u00e8 sia conservata come monumento d\u2019arte,<\/em><em>ed alla Congregazione di Carit\u00e0 dello stesso Comune un\u2019annua rendita non minore di lire tremila.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dichiarava inoltre la Croghan che ella, secondo le segrete istruzioni ricevute dal testatore, avrebbe dovuto, in quella misura che avesse ritenuto opportuna, fare per una sola volta delle largizioni a favore dei poveri italiani di Parigi, citt\u00e0 prediletta dal defunto Principe, e dei poveri italiani di Londra, nonch\u00e8 a favore dei poveri dei Comuni di Campo di Giove, di Revisondoli e Pesco Costanzo, donde veniva ogni anno gran numero di operai per la estesa industria agricola del defunto Principe; e deve costituire a pro dell\u2019Ospedale della citt\u00e0 di S. Severo un\u2019annua rendita non minore di lire quattromila. Si riservava, inoltre, sempre secondo le istruzioni segrete avute dal testatore, la facolt\u00e0 di venire in soccorso dei parenti bisognosi di cui si parla nell\u2019ultimo testamento del Principe, e di ricompensare coloro che alla morte del Principe si trovarono in Torremaggiore ed a Parigi al servizio della Casa S. Severo; come pure essa Croghan si riservava il diritto di sottoporre all\u2019approvazione delle Autorit\u00e0 designate dalle leggi gli statuti ed i regolamenti che dovranno governare le opere pie da erigersi, nonch\u00e8 il dritto di determinare, secondo i bisogni di ciascuna opera, la misura delle dotazioni da assegnarsi alle opere pie medesime.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto al palazzo ducale o <em>castello<\/em> degli illustri antenati, voglio rimarcare che non tutto era di propriet\u00e0 del Nostro. Il maniero, infatti, venne suddiviso a seguito delle gravi traversie economiche occorse a Michele Raimondo, nonno del Nostro ed ultimo de\u2019 Sangro investito di feudi. Costui eredit\u00f2 una situazione economica e patrimoniale assai dissestata, a seguito degli ingenti debiti contratti dal suo celebre nonno Raimondo, specialmente per affrontare le spese sostenute per gli interventi compiuti nella Pietatella di Napoli. Vincenzo, figlio di Raimondo e padre di Michele Raimondo, a prescindere dal tenore di vita (meramente di facciata), che conduceva, dovette ricorrere all\u2019aiuto del suocero, Giuseppe Mirelli, principe di Teora, nel tentativo di risolvere i problemi che lo assillavano. Ma, sebbene il congiunto si prodigasse a dar vigore alle disastrate finanze, non vi riusc\u00ec granch\u00e8: infatti, dapprima si procedette, evidentemente con scarso risultato, all\u2019<em>arrendamento<\/em> dei feudi; quindi gli venne dato un soprintendente in persona del Marchese Danza. La situazione, naturalmente, si aggrav\u00f2 al tempo del figlio Michele Raimondo, anche a motivo della congiuntura che accompagn\u00f2 l\u2019<em>eversione della feudalit\u00e0<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molti dei beni dell\u2019ultimo feudatario vennero pignorati e staggiti. Il Tribunale di Lucera, il 30 luglio 1830, aggiudic\u00f2 condizionalmente diversi cespiti ad alcuni creditori della casa Sansevero. Nel tempo stesso fu creduto utile staggire pure le rendite di quegli immobili esposti all\u2019asta pubblica. Ed il Tribunale nomin\u00f2 amministratore giudiziario dapprima Raffaele Masselli e, quindi, Felice D\u2019Ambrosio, entrambi di San Severo. Concorse, tra gli altri, all\u2019asta pubblica la principessa Teresa Carafa, vedova del de\u2019 Sangro (che, nel frattempo, era deceduto), la quale, avendo acquistato dal Tribunale parte dei beni staggiti, tra i quali il palazzo ducale, col proprio testamento, chiam\u00f2 alla successione di quel cespite sia la figlia Gaetana, maritata Revertera, duchessa di Salandra, che il nipote Michele, del quale si sta trattando, figlio del predefunto Gerardo: anche quest\u2019ultimo (Gerardo), a motivo dell\u2019accettazione dell\u2019eredit\u00e0 paterna, divenne debitore nei confronti della madre. In seguito a tali peripezie, la propriet\u00e0 del castello si ritrov\u00f2 in testa sia a Michele de\u2019 Sangro, ultimo principe di San Severo, che dei di lui cugini \u2013 eredi della zia Gaetana \u2013 Revertera (Salandra) e Piscicelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">\u2042<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ritengo che un\u2019indagine sistematica e razionale degli argomenti propr\u00ee del tema qui trattato non possa prescindere dal tentativo di delineare la personalit\u00e0 psicologico-morale del de\u2019 Sangro, onde far affiorare le ragioni pi\u00f9 intime delle sue laconiche disposizioni testamentarie, che, ad un primo ed approssimato esame, potrebbero sembrare, al di l\u00e0 di ogni conformistica e vieta retorica, a dir poco, superficiali ed avventate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Passando a riflettere sulla personalit\u00e0 del nostro Principe, si deve immediatamente osservare che, al di l\u00e0 del ritratto stereotipato \u2013 che parte sempre dalla concezione idealizzata dell\u2019uomo, anzi di un certo tipo di uomo \u2013 che se ne potr\u00e0 tracciare, tanto in base al ricordo delle varie fonti (dall\u2019immagine resaci dal Presidente del Tribunale di Lucera al conato descrittivo dell\u2019ecclesiastico a lui contemporaneo, ed, infine, al ricordo mitizzante dei vecchi, che fino a qualche lustro addietro ne parlavano come di un uomo eccezionalmente munifico) l\u2019ultimo principe di San Severo resta \u2013 storicamente, antropologicamente e psicologicamente \u2013 un uomo con due sostrati psichici: quello dell\u2019uomo medievale e napoletano, con le caratteristiche distintive del suo rango; e quell\u2019altro dell\u2019individuo che, conscio delle proprie potenzialit\u00e0, tenta di svincolarsi dalle pastoie di un passato, remoto e soprattutto prossimo, glorioso ed avvincente ma pur sempre opprimente ed anche miserevole e pietoso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le vicessitudini della vita influirono sul carattere di Michele de\u2019 Sangro, definendone in modo esasperato il temperamento di base. Si \u00e8 osservato che in lui agivano due <em>anime<\/em>: quella del feudarca e l\u2019altra, comune un p\u00f2 a tutti i suoi antenati, di uomo d\u2019azione: quest\u2019ultima poteva esplicitarsi, dati i tempi, nella organizzazione e coltivazione del suo vasto latifondo, assistito, sempre, dalla vigile figura della Croghan; la prima <em>anima<\/em>, invece, pur continuando ad esistere, veniva repressa dai tempi nuovi che sopraggiungevano implacabili e lo ponevano in condizione di forte conflittualit\u00e0 con se stesso: al di sotto di queste <em>fisionomie<\/em> agiva la dominante per gli uomini del suo tempo e, specialmente, del suo rango: la <em>famiglia <\/em>d\u2019origine (<em>familismo amorale<\/em>). In essa, e, purtroppo, non nella Croghan, come s\u2019\u00e8 voluto molto spesso credere, egli ravvisava il rifugio sicuro: famiglia, per\u00f2, che gli manc\u00f2 fin dall\u2019inizio: per la morte dei genitori, prima; per il venir meno dei figli dopo. E l\u2019angoscia che lo oppresse traspare in maniera piana e chiara proprio non solo dalle parole del suo primo testamento, che, come osserv\u00f2 il Tribunale di Lucera, egli conserv\u00f2, onde dar appassionata testimonianza della sua intima storia, ma anche da un\u2019accurato esame grafologico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il senso della <em>sua<\/em> famiglia, del <em>suo<\/em> cognome, dei <em>suoi<\/em> titoli permanevano in lui cos\u00ec potenti, da non permettergli di convolare a giuste nozze con la Croghan, semplice (ed, alla fin fine, umile) <em>borghese,<\/em> priva non solo dei <em>quattro quarti di nobilt\u00e0, <\/em>ma anche diun sol ventesimo di sangue bleu. E, d\u2019altro canto, la societ\u00e0 locale del suo tempo, preti compresi, pure se ancora tanto beghina, si guardava bene dal censurare simili atteggiamenti \u2026 provenendo essi da un de\u2019 Sangro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E non si pensi che fosse uomo che non conoscesse il significato (specie legale) delle parole, abituato com\u2019era a frequentare quotidianamente il Foro, per le numerose cause che intraprese, riuscendone molto spesso vittorioso, durante la sua vita! E vien spontaneo, pure, considerare che non gli sarebbe stato affatto disagevole ricorrere ai lumi di uno dei suoi tanti avvocati, tra i quali abbiamo potuto scorgere le figure del Pessina, dello Zanardelli e di un principe del foro locale, veramente valente e scrupoloso in materia civile, Vincenzo Amicarelli. Egli, tanto impegnato, fin dalla sua giovent\u00f9 a raccogliere le memorie e la documentazione della sua famiglia \u2013 ce lo attesta una lettera che la nonna, Teresa Carafa, indirizzava al vescovo di San Severo, monsignor Rocco de Gregorio \u2013 ben doveva conoscere lo stile dei testamenti, specialmente quelli dei suoi antenati, abituati ai <em>fedecommessi<\/em> e che danno l\u2019idea di trattatelli giuridici; avr\u00e0 avuto ben modo di riflettere, con la <em>volgare prudenza<\/em>,riconosciutagli persino dal collegio giudicante di Lucera, sul valore delle espressioni usate negli atti di ultima volont\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma non lo fece. E non lo fece perch\u00e8 non volle farlo! E non volle farlo perch\u00e8, nonostante l\u2019apparente dinamismo dal quale fu caratterizzata la sua vita, egli si era, in realt\u00e0, estraniato dalla realt\u00e0 che lo circondava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non necessariamente fu un <em>cinico<\/em> come lo avrebbe voluto vedere Francesco Saverio Bianco, se avesse di proposito voluto definire le sue ultime disposizioni, come traspaiono dalla lettera dei suoi testamenti; egli fu solo un disincantato ed un disilluso, che replicava alla vita e si poneva di fronte all\u2019ultimo atto di essa con atteggiamenti analoghi a quelli che il fato gli aveva voluto riservare. E, umanamente ritengo, non a torto!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se egli fu un cristiano \u2013 ma ho molte buone ragioni per dubitarne \u2013 lo fu in maniera scettica ed intrisa da una permanente autoironia, che faceva da specchio all\u2019ironia riservatagli dalla sorte. Se egli avesse amato i nipoti, forse sarebbe stato pi\u00f9 determinato nel suo testamento e li avrebbe beneficati di pi\u00f9 e meglio, evitando loro la ventina di giudizi che dovettero affrontare. Ma, come riferisce la comparsa della congregazione di carit\u00e0 di Torremaggiore davanti alla Corte di Trani, non li amava. E non li amava perch\u00e8 non poteva. E non poteva perch\u00e8 erano tanto differenti da lui e lontani dal suo tipo di conformismo e, soprattutto, perch\u00e8 non portavano il suo cognome, e nemmeno quello di sua madre. Ed, al proposito, \u00e8 indicativo il particolare che in entrambi i testamenti indic\u00f2 la sorella col cognome d\u2019origine e non con l\u2019altro che acquis\u00ec maritandosi (<em>d\u2019Aquino<\/em>) o col suo titolo (<em>principessa di Caramanico<\/em>), come d\u2019uso e di diritto a quei tempi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi piace, al proposito, accennare di sfuggita che nell\u2019episodio \u201c<em>I giocatori<\/em>\u201d del film <em>L\u2019oro di Napoli<\/em>, Vittorio De Sica, regista ed interprete, imperson\u00f2 un d\u2019Aquino, rampollo di Teresa de Sangro, il Conte Prospero, assillato dal vizio del gioco, che non riesciva mai a vincere contro Gennarino, di otto anni, figlio del portiere dello stabile, arrivando a giocarsi tutti i propri beni: in realt\u00e0 il d\u2019Aquino, per tale suo atteggiamento, venne legalmente interdetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 del tutto singolare l\u2019atteggiamento del de\u2019 Sangro \u2013 anche se ben spiegabile, dal momento che alla Gente d\u2019Aquino, per il vero, veniva riconosciuta la pi\u00f9 alta nobilt\u00e0 non solo nel Regno, ma anche all\u2019estero; e ci\u00f2 soprattutto perch\u00e8 da quella Gente nacque il santo <em>doctor Angelicus<\/em>. \u00c8 qui corre l\u2019obbligo rammentare che Alfonso I d\u2019Aragona (il c. d. <em>Magnanimo<\/em>), con privilegio, concesso da Caramanico (della quale erano stati, i d\u2019Aquino, insigniti del titolo principesco) il 28 novembre 1443, esoner\u00f2 dalle tasse fiscali la citt\u00e0 di cui portavano il nome in considerazione <em>della grande et lunga antiquit\u00e0 di detta citt\u00e0 et per affectione che porta ali magnati et Conti de la Casa d\u2019Aquino et lloro fidelt\u00e0 et virt\u00f9 anchura per la riverentia di Thomase d\u2019Aquino. <\/em>Il privilegio venne confermato da Ferrante I d\u2019Aragona il 28 agosto 1458 e, poi, dal Gran Capitano, Consalvo de Cordoba, il 12 marzo 1507 e riconfermato da Carlo V nel 1536: inArch. St. Napoli, Esecut. 38, fol.18.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, per\u00f2, non \u00e8 assolutamente comprensibile il fatto, n\u00e8 se ne vede il sostegno giuridico, sulla scorta del vigente ordinamento, che ai d\u2019Aquino di Caramanico si attribuiscano a tutt\u2019oggi i titoli dei de\u2019 Sangro di San Severo, cos\u00ec come fa V. U. Crivelli \u2013 Visconti, <em>Le Casate nobili d\u2019Italia,<\/em> Roma, 1955, il quale, a pag.77, riconosce alla linea primogenita dei d\u2019Aquino di Caramanico anche i titoli di principe di San Severo, principe di Castelfranco e Duca di Torremaggiore. In ci\u00f2 seguito da R. Cioffi, <em>La Cappella Sansevero \u2013 Arte barocca ed ideologia massonica,<\/em> s. l. n\u00e8 data,\u2013 opuscolo in commercio presso la <em>Pietatella<\/em> a Napoli \u2013 ove leggo una genealogia dei principi di San Severo, per qualche verso incompleta ed errata nelle didascalie, che si prolunga (addirittura per\u2026refute avvenute nel 1982: ?!) fino ai nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 certo ed indubitabile che la Croghan amasse il <em>suo Principe<\/em>; ma non giurerei che i sentimenti dell\u2019<em>amato<\/em> nei confronti della Compagna fossero della stessa natura ed intensit\u00e0. Egli, nel suo immaginario, continuava a ritenersi il <em>Capo e Signore di tutta la sua Gente<\/em>, cos\u00ec come \u00e8 dato leggere negli ultimi decreti feudali emessi dal suo pur sfortunato nonno, Michele Raimondo. E che, quindi, anche dal sepolcro, potesse continuare a dirigere con la sua volont\u00e0 tutti i sottoposti, nipoti, vassalli o chiunque altro, che si fosse trovato, anche per solo caso, a lambire quelli che egli riteneva ancora i <em>suoi Stati<\/em> e l\u2019<em>ambitus<\/em> della <em>sua<\/em> famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non necessariamente opere buone, come il dar sollievo ai torremaggioresi durante le nevicate, provengono sempre da persone buone!; le si potr\u00e0 concepire e realizzare anche per mero spirito di egoit\u00e0. Ed, in tale ottica penso che vada inquadrata e riguardata la disposizione testamentaria del 1881, con la quale intendeva far erigere <em>un\u2019opera<\/em>. Con mero egoismo non si preoccup\u00f2 d\u2019indicare da chi quell\u2019opera avrebbe dovuto essere materialmente eretta, n\u00e8 a chi avrebbe dovuto recare sollievo; sua unica preoccupazione fu quella di poter consegnare alla memoria dei posteri il nome della madre, che, come al solito nei casi analoghi, per quel complesso edipico sempre latente nella generalit\u00e0 dei figli maschi, rappresent\u00f2 per lui \u2013 altero e, ad un tempo, frustrato \u2013 l\u2019unico modello e termine di paragone, col quale riusciva ad identificarsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Epper\u00f2, son costretto a pensare che, senza l\u2019incontro con l\u2019ultima donna della sua vita, ben diversa sarebbe stata anche la fortuna dell\u2019ultimo principe di San Severo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, per lo meno davanti a me, Michele de\u2019 Sangro si disvela con personalit\u00e0 abbastanza intelligente e previdente \u2013 ed in ci\u00f2 pu\u00f2 aderirsi in pieno al giudizio datone da Francesco Saverio Bianco, presidente del Tribunale di Lucera, suo contemporaneo e che, senza dubbio, lo dovette personalmente conoscere \u2013 da non aver saputo prefigurarsi quali sarebbero state le conseguenze dei suoi testamenti: egli, che nell\u2019ultimo di essi, prevedette persino l\u2019impossibilit\u00e0 di essere tumulato nella <em>sua<\/em> cappella di Napoli, non poteva ignorare ci\u00f2 che sarebbe occorso al suo patrimonio dopo la sua morte; ma, con spirito tutto desangriano \u2013 in tal senso, degno del suo grande antenato Raimondo \u2013 dovette molte volte ripetere a se stesso: <em>\u201c\u2026apr\u00e8s moi le d\u00e9luge\u201d<\/em>: pur non riuscendo ad assurgere ad un equilibrato stoicismo, anel\u00f2, in maniera del tutto distorta, all\u2019\u1f10\u03ba\u03c0\u03cd\u03c1\u03c9\u03c3\u03b9\u03c2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">\u2042<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Michele de\u2019 Sangro mi conduce, tra le ombre e le luci, a meditare sull\u2019alone <em>fatale <\/em>incombente sulla sua famiglia e sul ruolo preminente e determinante, che alcune grandi donne che vissero a fianco degli esponenti di quel Casato, hanno esercitato in essa e sopra essa: e penso particolarmente a Violante ed Elisa Croghan. Donne che delimitano la parabola spazio \u2013 temporale ed, oserei dire, geometricamente simmetrica, che ne contraddistingue la storia. Violante d\u00e0 lustro a Paolo, portando a termine la feudale turrita dimora, costruendo i conventi dei cappuccini a Castelnuovo e Torremaggiore, edificando quivi il <em>palazzo della duchessa<\/em>, abbellendo ed arredando la chiesa della Fontana, acquistando feudi e propriet\u00e0, spingendo il figlio Gianfrancesco ad innalzare la cappella monumentale della Pietatella e guidandolo, con l\u2019autorit\u00e0 tutoria che esercit\u00f2, di diritto e per molti anni, su di lui perfino ad assicurare le attivit\u00e0 dei banchieri, cosa rara a quei tempi per un signore feudale del regno di Napoli: in una parola ponendo le basi della fama e della potenza di Famiglia; Elisa, dapprima, con discrezione, mostra a Michele le modernissime vie per una razionale organizzazione delle immense propriet\u00e0 terriere, dischiudendogli cos\u00ec pi\u00f9 ampi orizzonti, poi amministra e fa fruttare saggiamente il compendio dei beni ricevutosi facendone opere che hanno consegnato alla memoria dei posteri il nome <em>de\u2019 Sangro<\/em>, che, per molti secoli, riusc\u00ec solo a terrorizzare le popolazioni <em>vassalle<\/em>. A dimostrare che, come sempre, anche in questo caso, la donna fu e resta il cardine sul quale rotea la rovina o la fortuna dell\u2019uomo a cui sta accanto; che rappresenta l\u2019\u00e0ncora di salvezza\u2026o la perdizione della famiglia!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma anche a donne di tanto valore non fu possibile temperare la durezza del cuore di quegli uomini.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Violante, pia, lungimirante, energica e prudente, non riusc\u00ec a far desistere Gianfrancesco dalle vessazioni con cui angari\u00f2 i torremaggioresi. Elisa, dinamica, moderna ed intelligente, con le sue elette doti consegn\u00f2 positivamente alla storia il nome dei de\u2019 Sangro di San Severo, anche se non le fu dato di poter convincere Michele che la vita trascende gli angusti e pretestuosi confini del cognome, per famoso che sia, e diventa gratificante sol quando vien spesa in funzione genuinamente altruistica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed un\u2019ultima considerazione: \u00e8 sintomatico che sia le ceneri di Violante, che quelle di Elisa, anche se per motivazioni del tutto diverse, non riposino nella famosa \u2013 ma, per tanti versi, anche famigerata \u2013 cappella Sansevero di Napoli, ma a Torremaggiore: questa nella tomba da lei fatta erigere nel locale cimitero; quella nella Chiesa di Santa Lucia, da me altrove ricordata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Elisa, nel mentre aveva sognato di vivere un\u2019esistenza riservata, vicino al suo uomo, fu, invece, costretta dalle impreviste vicessitudini e numerose traversie che le vennero contro a chiudere i suoi giorni peregrinando tra Napoli, Roma e Parigi, ove si spense per <em>neoplasia rettale<\/em>. Eppure tutto di lei ci dice che l\u2019unica aspirazione sua fu quella, abbandonata che ebbe la capitale della Francia, di trascorrere gli ultimi suoi giorni nella remota (almeno dalla sua Inghilterra) ed isolata Torremaggiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma le sue occupazioni ed i suoi doveri, verso i terzi, pur cos\u00ec scrupolosamente assolti, non le impedirono di far costruire il monumentale ed artistico sacello ove riposare per sempre accanto all\u2019Amato. L\u2019opera venne progettata e diretta dall\u2019ingegnere napoletano Francesco Bianculli, verso il quale la Croghan dimostr\u00f2, fin con le sue disposizioni di ultima volont\u00e0, profonda gratitudine e riconoscenza, e realizzata per la parte marmorea dal valente lapicida, pure napoletano, Gaetano (\u201cmastro\u201d Aniello) Casella; per la parte muraria dal m\u00ba Michele Lariccia, che si avvalse della collaborazione dei suoi figliuoli, e venne condotta a termine nel 1893.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mario A. Fiore<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torremaggiore 21 agosto 2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"513\" height=\"658\" src=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/testamento-michele-de-sangro01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-34703\"\/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"476\" height=\"690\" data-id=\"34712\" src=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/testamento-michele-de-sangro02-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-34712\"\/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"440\" height=\"770\" data-id=\"34713\" src=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/testamento-michele-de-sangro02-finale-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-34713\"\/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/whatsapp.com\/channel\/0029VaDHLS73AzNIPF1REe36\">Segui Torremaggiore On Line su WhatsApp<\/a><br><br><a href=\"https:\/\/www.instagram.com\/torremaggioreonline\/\">Segui Torremaggiore On Line su Instagram<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/t.me\/torremaggioreonline\">Segui Torremaggiore On Line su Telegram<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/truthsocial.co.in\/@torremaggioreonline\">Segui Torremaggiore On Line su Truth<\/a><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a href=\"https:\/\/autopneus.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1200\" height=\"180\" src=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/00_banner_grosso_auto_team.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-27999\" srcset=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/00_banner_grosso_auto_team.jpg 1200w, https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/00_banner_grosso_auto_team-768x115.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. 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