{"id":19119,"date":"2021-11-28T23:22:01","date_gmt":"2021-11-28T21:22:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/?p=19119"},"modified":"2021-11-30T13:31:01","modified_gmt":"2021-11-30T11:31:01","slug":"ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/","title":{"rendered":"Ancora e sempre loro Lavacca e Lamedica settantadue anni dopo, nota del Prof Michele Marinelli"},"content":{"rendered":"\n<p>Riceviamo nota dell&#8217;ex sindaco Prof Michele Marinelli, la responsabilit\u00e0 del contenuto \u00e8 esclusivamente dell&#8217;autore. <\/p>\n\n\n\n<p>Viviamo, anzi siamo costretti a vivere, nel bel mezzo di una crisi epocale della politica. E se la politica \u00e8, come volevano i greci antichi, la \u201ctecnica regina\u201d o \u201cla pi\u00f9 architettonica delle arti\u201d allora vuol dire che essa sviluppa un effetto poderoso di trascinamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Sicch\u00e8 dove e quando la politica entra in una condizione di sofferenza \u00e8 l\u2019intero sistema dei valori civili, sociali, pedagogici e culturali a scricchiolare e rischiare di sgretolarsi irreparabilmente.<\/p>\n\n\n\n<p>Le passioni di un tempo costituiscono ormai, da svariati decenni, un ricordo nostalgico. Il loro spegnimento, determinato soprattutto dall\u2019inarrestabile avanzare di un omologante neoliberismo economico che tutto assoggetta alla logica dell\u2019uniformit\u00e0, fa il paio con una indomabile catastrofe pandemica che ha tutto subordinato al principio di <em>sicurezza.<\/em> Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.<\/p>\n\n\n\n<p>I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.<\/p>\n\n\n\n<p>La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.<\/p>\n\n\n\n<p>Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale <em>Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura<\/em>. In quell\u2019occasione il grande compositore de <em>I Sepolcri <\/em>sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della <em>Prolusione, <\/em>che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un <em>tempo senza storia,<\/em> come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene <em>da fuori.<\/em> E (\u2026) l\u2019offuscarsi della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La citt\u00e0 di Torremaggiore ha alle spalle una storia capace di ripararsi dalle intemperie che affliggono la memoria nell\u2019ora presente. Di questa storia \u00e8 parte essenziale il sacrificio di Lamedica e Lavacca di cui ricorre quest\u2019oggi il settantaduesimo anniversario della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Due anni fa il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, ebbe il merito di portare questa storia per la prima volta nelle aule scolastiche. Facendola conoscere al mondo dei giovani studenti, a quelli cio\u00e8 che mai avevano sentito parlare dell\u2019eccidio di Torremaggiore del 29 novembre 1949.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu quella del 2019 una iniziativa straordinaria, sorprendente, mai prima realizzata. In quell\u2019occasione si cap\u00ec benissimo quanto sia vero che la meraviglia e la sorpresa generano conoscenza specialmente nelle giovani menti in formazione. E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale la polizia poteva impunemente sparare su manifestanti inermi, pestati e calpestati, in oltraggio alla recente Costituzione della Repubblica italiana \u201cfondata sul lavoro\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se, come voleva Nietzsche, il compito della ricerca storica ha da essere quello non tanto di raggiungere il vero ma di smascherare il falso, oggi possiamo dire, con ferma convinzione, che quello del novembre 1949 fu un omicidio di tutto punto, conseguente a un assunto <em>effettivamente falso, strumentale, ideologicamente ingannevole. <\/em>L\u2019assunto cio\u00e8 di una malintesa e padronale \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale non si escludeva l\u2019uso delle armi e della violenza in ossequio alla spiccia metodologia infame della recente storia del Ventennio. Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del <em>Corriere della Sera <\/em>del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove,\u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma <em>non troppo<\/em>, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. Legge che comminava da sei mesi a due anni di reclusione per il reato di \u201criorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo settantadue anni non cessiamo di interrogarci sul significato <em>sempre nuovo<\/em> e <em>sempre pi\u00f9 profondo<\/em> della morte di due umili e indifesi lavoratori. Che tramandano alle nuove generazioni l\u2019invincibile forza della lotta per il lavoro, per la giustizia, contro le disuguaglianze e la povert\u00e0, oggi aggravate dalla pandemia. Che rinnovano nel tempo il significato dell\u2019imperitura lotta per la terra. Quella terra amara dove si susseguivano con coraggio quotidiano disperati <em>scioperi a rovescio. <\/em>Quella terra sempre agognata e mai posseduta, perch\u00e9 sottratta con la forza e la violenza a mani che pure quotidianamente la coltivavano. Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.<\/p>\n\n\n\n<p>Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. Geme per le ferite e il livello di sopportazione ormai giunto ad un punto di non ritorno. Insorge perch\u00e9 lacerata, depredata e ridotta in ginocchio dalla logica perversa del profitto, dello sfruttamento e della spoliazione pi\u00f9 criminale. Il sacrificio dei due lavoratori di Torremaggiore anche se avvenuto settantadue anni fa, ci mette sempre addosso la tristezza del ricordo di un\u201dappena ieri\u201d. Ma anche la certezza che il futuro \u00e8 di chi lotta per il diritto, la pace e la giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai giovani quel sacrificio rammemora la forza della \u201cstella danzante\u201d, immortalata dallo <em>Zaratustra<\/em> di Nietzsche. Immagine che richiama la parte pi\u00f9 autentica di noi, la parte cio\u00e8 che spesso non ascoltiamo perch\u00e9 catturati dal <em>principio di prestazione<\/em>, dalla forza alienante del risultato e del successo personale, mai a servizio della Comunit\u00e0 dei nostri simili.<\/p>\n\n\n\n<p>Se usiamo la parte di noi pi\u00f9 autentica, sembra dirci quel pazzo di Nietzsche che a Torino abbracci\u00f2 per la commozione un cavallo frustato a sangue dal suo padrone; se usiamo la parte di noi pi\u00f9 consona all\u2019educazione sentimentale e refrattaria alla logica del calcolo e della mercificazione; se disponiamo della parte pi\u00f9 vera di noi uomini, figli della terra (per inciso va ricordato che <em>Uomo <\/em>viene da <em>Humus <\/em>latino che vuol dire proprio terra), se diamo ascolto alla nostra parte pi\u00f9 pulita allora possiamo riuscire a far danzare la stella che \u00e8 dentro di noi. Ma danzare vuol significare <em>scomodarsi<\/em>, vuol dire abbandonare le abitudini pi\u00f9 consolidate e perverse. Essere una stella danzante significa liberarsi di sentieri gi\u00e0 tracciati, magari da altri, di costruzioni prefabbricate. Significa accettare il duro cimento della lotta e osare nuovi incerti percorsi. Sapendo, come Max Weber sapeva e insegnava, che \u201cil possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l\u2019impossibile\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Lamedica e Lavacca in quel lontano e pur vicino novembre del 1949, hanno per una volta dato ascolto alla loro stella danzante pagando il coraggio con il sacrificio della vita. Ma la loro stella danzante brilla nei cuori di tutti quelli che non si rassegnano al destino di vedersi stritolati da un meccanismo perverso, divenuto sempre pi\u00f9 planetario, che distrugge uomini e natura. Terra e Mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Torremaggiore, 29 novembre 2021<\/p>\n\n\n\n<p>Michele Marinelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riceviamo nota dell&#8217;ex sindaco Prof Michele Marinelli, la responsabilit\u00e0 del contenuto \u00e8 esclusivamente dell&#8217;autore. 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Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura. In quell\u2019occasione il grande compositore de I Sepolcri sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un tempo senza storia, come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene da fuori. 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E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale la polizia poteva impunemente sparare su manifestanti inermi, pestati e calpestati, in oltraggio alla recente Costituzione della Repubblica italiana \u201cfondata sul lavoro\u201d.Se, come voleva Nietzsche, il compito della ricerca storica ha da essere quello non tanto di raggiungere il vero ma di smascherare il falso, oggi possiamo dire, con ferma convinzione, che quello del novembre 1949 fu un omicidio di tutto punto, conseguente a un assunto effettivamente falso, strumentale, ideologicamente ingannevole. L\u2019assunto cio\u00e8 di una malintesa e padronale \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale non si escludeva l\u2019uso delle armi e della violenza in ossequio alla spiccia metodologia infame della recente storia del Ventennio. Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del Corriere della Sera del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove, \u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma non troppo, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. Legge che comminava da sei mesi a due anni di reclusione per il reato di \u201criorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista\u201d.Dopo settantadue anni non cessiamo di interrogarci sul significato sempre nuovo e sempre pi\u00f9 profondo della morte di due umili e indifesi lavoratori. Che tramandano alle nuove generazioni l\u2019invincibile forza della lotta per il lavoro, per la giustizia, contro le disuguaglianze e la povert\u00e0, oggi aggravate dalla pandemia. Che rinnovano nel tempo il significato dell\u2019imperitura lotta per la terra. Quella terra amara dove si susseguivano con coraggio quotidiano disperati scioperi a rovescio. Quella terra sempre agognata e mai posseduta, perch\u00e9 sottratta con la forza e la violenza a mani che pure quotidianamente la coltivavano. Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d. Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. Geme per le ferite e il livello di sopportazione ormai giunto ad un punto di non ritorno. Insorge perch\u00e9 lacerata, depredata e ridotta in ginocchio dalla logica perversa del profitto, dello sfruttamento e della spoliazione pi\u00f9 criminale. Il sacrificio dei due lavoratori di Torremaggiore anche se avvenuto settantadue anni fa, ci mette sempre addosso la tristezza del ricordo di un\u201dappena ieri\u201d. Ma anche la certezza che il futuro \u00e8 di chi lotta per il diritto, la pace e la giustizia. Ai giovani quel sacrificio rammemora la forza della \u201cstella danzante\u201d, immortalata dallo Zaratustra di Nietzsche. Immagine che richiama la parte pi\u00f9 autentica di noi, la parte cio\u00e8 che spesso non ascoltiamo perch\u00e9 catturati dal principio di prestazione, dalla forza alienante del risultato e del successo personale, mai a servizio della Comunit\u00e0 dei nostri simili.Se usiamo la parte di noi pi\u00f9 autentica, sembra dirci quel pazzo di Nietzsche che a Torino abbracci\u00f2 per la commozione un cavallo frustato a sangue dal suo padrone; se usiamo la parte di noi pi\u00f9 consona all\u2019educazione sentimentale e refrattaria alla logica del calcolo e della mercificazione; se disponiamo della parte pi\u00f9 vera di noi uomini, figli della terra (per inciso va ricordato che Uomo viene da Humus latino che vuol dire proprio terra), se diamo ascolto alla nostra parte pi\u00f9 pulita allora possiamo riuscire a far danzare la stella che \u00e8 dentro di noi. Ma danzare vuol significare scomodarsi, vuol dire abbandonare le abitudini pi\u00f9 consolidate e perverse. Essere una stella danzante significa liberarsi di sentieri gi\u00e0 tracciati, magari da altri, di costruzioni prefabbricate. Significa accettare il duro cimento della lotta e osare nuovi incerti percorsi. Sapendo, come Max Weber sapeva e insegnava, che \u201cil possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l\u2019impossibile\u201d. Lamedica e Lavacca in quel lontano e pur vicino novembre del 1949, hanno per una volta dato ascolto alla loro stella danzante pagando il coraggio con il sacrificio della vita. Ma la loro stella danzante brilla nei cuori di tutti quelli che non si rassegnano al destino di vedersi stritolati da un meccanismo perverso, divenuto sempre pi\u00f9 planetario, che distrugge uomini e natura. 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E se la politica \u00e8, come volevano i greci antichi, la \u201ctecnica regina\u201d o \u201cla pi\u00f9 architettonica delle arti\u201d allora vuol dire che essa sviluppa un effetto poderoso di trascinamento.Sicch\u00e8 dove e quando la politica entra in una condizione di sofferenza \u00e8 l\u2019intero sistema dei valori civili, sociali, pedagogici e culturali a scricchiolare e rischiare di sgretolarsi irreparabilmente.Le passioni di un tempo costituiscono ormai, da svariati decenni, un ricordo nostalgico. Il loro spegnimento, determinato soprattutto dall\u2019inarrestabile avanzare di un omologante neoliberismo economico che tutto assoggetta alla logica dell\u2019uniformit\u00e0, fa il paio con una indomabile catastrofe pandemica che ha tutto subordinato al principio di sicurezza. Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura. In quell\u2019occasione il grande compositore de I Sepolcri sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un tempo senza storia, come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene da fuori. E (\u2026) l\u2019offuscarsi della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertita\u201d.La citt\u00e0 di Torremaggiore ha alle spalle una storia capace di ripararsi dalle intemperie che affliggono la memoria nell\u2019ora presente. Di questa storia \u00e8 parte essenziale il sacrificio di Lamedica e Lavacca di cui ricorre quest\u2019oggi il settantaduesimo anniversario della morte.Due anni fa il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, ebbe il merito di portare questa storia per la prima volta nelle aule scolastiche. Facendola conoscere al mondo dei giovani studenti, a quelli cio\u00e8 che mai avevano sentito parlare dell\u2019eccidio di Torremaggiore del 29 novembre 1949. Fu quella del 2019 una iniziativa straordinaria, sorprendente, mai prima realizzata. In quell\u2019occasione si cap\u00ec benissimo quanto sia vero che la meraviglia e la sorpresa generano conoscenza specialmente nelle giovani menti in formazione. E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale la polizia poteva impunemente sparare su manifestanti inermi, pestati e calpestati, in oltraggio alla recente Costituzione della Repubblica italiana \u201cfondata sul lavoro\u201d.Se, come voleva Nietzsche, il compito della ricerca storica ha da essere quello non tanto di raggiungere il vero ma di smascherare il falso, oggi possiamo dire, con ferma convinzione, che quello del novembre 1949 fu un omicidio di tutto punto, conseguente a un assunto effettivamente falso, strumentale, ideologicamente ingannevole. L\u2019assunto cio\u00e8 di una malintesa e padronale \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale non si escludeva l\u2019uso delle armi e della violenza in ossequio alla spiccia metodologia infame della recente storia del Ventennio. Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del Corriere della Sera del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove, \u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma non troppo, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. Legge che comminava da sei mesi a due anni di reclusione per il reato di \u201criorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista\u201d.Dopo settantadue anni non cessiamo di interrogarci sul significato sempre nuovo e sempre pi\u00f9 profondo della morte di due umili e indifesi lavoratori. Che tramandano alle nuove generazioni l\u2019invincibile forza della lotta per il lavoro, per la giustizia, contro le disuguaglianze e la povert\u00e0, oggi aggravate dalla pandemia. Che rinnovano nel tempo il significato dell\u2019imperitura lotta per la terra. Quella terra amara dove si susseguivano con coraggio quotidiano disperati scioperi a rovescio. Quella terra sempre agognata e mai posseduta, perch\u00e9 sottratta con la forza e la violenza a mani che pure quotidianamente la coltivavano. Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d. Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. Geme per le ferite e il livello di sopportazione ormai giunto ad un punto di non ritorno. Insorge perch\u00e9 lacerata, depredata e ridotta in ginocchio dalla logica perversa del profitto, dello sfruttamento e della spoliazione pi\u00f9 criminale. Il sacrificio dei due lavoratori di Torremaggiore anche se avvenuto settantadue anni fa, ci mette sempre addosso la tristezza del ricordo di un\u201dappena ieri\u201d. Ma anche la certezza che il futuro \u00e8 di chi lotta per il diritto, la pace e la giustizia. Ai giovani quel sacrificio rammemora la forza della \u201cstella danzante\u201d, immortalata dallo Zaratustra di Nietzsche. Immagine che richiama la parte pi\u00f9 autentica di noi, la parte cio\u00e8 che spesso non ascoltiamo perch\u00e9 catturati dal principio di prestazione, dalla forza alienante del risultato e del successo personale, mai a servizio della Comunit\u00e0 dei nostri simili.Se usiamo la parte di noi pi\u00f9 autentica, sembra dirci quel pazzo di Nietzsche che a Torino abbracci\u00f2 per la commozione un cavallo frustato a sangue dal suo padrone; se usiamo la parte di noi pi\u00f9 consona all\u2019educazione sentimentale e refrattaria alla logica del calcolo e della mercificazione; se disponiamo della parte pi\u00f9 vera di noi uomini, figli della terra (per inciso va ricordato che Uomo viene da Humus latino che vuol dire proprio terra), se diamo ascolto alla nostra parte pi\u00f9 pulita allora possiamo riuscire a far danzare la stella che \u00e8 dentro di noi. Ma danzare vuol significare scomodarsi, vuol dire abbandonare le abitudini pi\u00f9 consolidate e perverse. Essere una stella danzante significa liberarsi di sentieri gi\u00e0 tracciati, magari da altri, di costruzioni prefabbricate. Significa accettare il duro cimento della lotta e osare nuovi incerti percorsi. Sapendo, come Max Weber sapeva e insegnava, che \u201cil possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l\u2019impossibile\u201d. Lamedica e Lavacca in quel lontano e pur vicino novembre del 1949, hanno per una volta dato ascolto alla loro stella danzante pagando il coraggio con il sacrificio della vita. Ma la loro stella danzante brilla nei cuori di tutti quelli che non si rassegnano al destino di vedersi stritolati da un meccanismo perverso, divenuto sempre pi\u00f9 planetario, che distrugge uomini e natura. Terra e Mondo.Torremaggiore, 29 novembre 2021 Michele Marinelli\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Torremaggiore On Line\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2021-11-28T21:22:01+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2021-11-30T11:31:01+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/lavacca-lamedica.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"560\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"396\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Staff\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Staff\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"8 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Staff\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/b789462c927517766c1bcfb452c8d85e\"},\"headline\":\"Ancora e sempre loro Lavacca e Lamedica settantadue anni dopo, nota del Prof Michele Marinelli\",\"datePublished\":\"2021-11-28T21:22:01+00:00\",\"dateModified\":\"2021-11-30T11:31:01+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/\"},\"wordCount\":1761,\"publisher\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/#organization\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/11\\\/lavacca-lamedica.jpg\",\"keywords\":[\"giuseppe lamedica antonio lavacca\",\"lavacca lamedica\",\"lotte bracciantili 1949\",\"torremaggiore\"],\"articleSection\":[\"Brevi News\",\"Politica\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/\",\"name\":\"Ancora e sempre loro Lavacca e Lamedica settantadue anni dopo, nota del Prof Michele Marinelli - Torremaggiore On Line\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/2021\\\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.torremaggiore.com\\\/notizie\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2011\\\/11\\\/lavacca-lamedica.jpg\",\"datePublished\":\"2021-11-28T21:22:01+00:00\",\"dateModified\":\"2021-11-30T11:31:01+00:00\",\"description\":\"ANCORA E SEMPRE LOROLAVACCA E LAMEDICA SETTANTADUE ANNI DOPOViviamo, anzi siamo costretti a vivere, nel bel mezzo di una crisi epocale della politica. 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Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura. In quell\u2019occasione il grande compositore de I Sepolcri sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un tempo senza storia, come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene da fuori. E (\u2026) l\u2019offuscarsi della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertita\u201d.La citt\u00e0 di Torremaggiore ha alle spalle una storia capace di ripararsi dalle intemperie che affliggono la memoria nell\u2019ora presente. Di questa storia \u00e8 parte essenziale il sacrificio di Lamedica e Lavacca di cui ricorre quest\u2019oggi il settantaduesimo anniversario della morte.Due anni fa il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, ebbe il merito di portare questa storia per la prima volta nelle aule scolastiche. Facendola conoscere al mondo dei giovani studenti, a quelli cio\u00e8 che mai avevano sentito parlare dell\u2019eccidio di Torremaggiore del 29 novembre 1949. Fu quella del 2019 una iniziativa straordinaria, sorprendente, mai prima realizzata. In quell\u2019occasione si cap\u00ec benissimo quanto sia vero che la meraviglia e la sorpresa generano conoscenza specialmente nelle giovani menti in formazione. E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale la polizia poteva impunemente sparare su manifestanti inermi, pestati e calpestati, in oltraggio alla recente Costituzione della Repubblica italiana \u201cfondata sul lavoro\u201d.Se, come voleva Nietzsche, il compito della ricerca storica ha da essere quello non tanto di raggiungere il vero ma di smascherare il falso, oggi possiamo dire, con ferma convinzione, che quello del novembre 1949 fu un omicidio di tutto punto, conseguente a un assunto effettivamente falso, strumentale, ideologicamente ingannevole. L\u2019assunto cio\u00e8 di una malintesa e padronale \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale non si escludeva l\u2019uso delle armi e della violenza in ossequio alla spiccia metodologia infame della recente storia del Ventennio. Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del Corriere della Sera del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove, \u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma non troppo, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. Legge che comminava da sei mesi a due anni di reclusione per il reato di \u201criorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista\u201d.Dopo settantadue anni non cessiamo di interrogarci sul significato sempre nuovo e sempre pi\u00f9 profondo della morte di due umili e indifesi lavoratori. Che tramandano alle nuove generazioni l\u2019invincibile forza della lotta per il lavoro, per la giustizia, contro le disuguaglianze e la povert\u00e0, oggi aggravate dalla pandemia. Che rinnovano nel tempo il significato dell\u2019imperitura lotta per la terra. Quella terra amara dove si susseguivano con coraggio quotidiano disperati scioperi a rovescio. Quella terra sempre agognata e mai posseduta, perch\u00e9 sottratta con la forza e la violenza a mani che pure quotidianamente la coltivavano. Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d. Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. Geme per le ferite e il livello di sopportazione ormai giunto ad un punto di non ritorno. Insorge perch\u00e9 lacerata, depredata e ridotta in ginocchio dalla logica perversa del profitto, dello sfruttamento e della spoliazione pi\u00f9 criminale. Il sacrificio dei due lavoratori di Torremaggiore anche se avvenuto settantadue anni fa, ci mette sempre addosso la tristezza del ricordo di un\u201dappena ieri\u201d. Ma anche la certezza che il futuro \u00e8 di chi lotta per il diritto, la pace e la giustizia. Ai giovani quel sacrificio rammemora la forza della \u201cstella danzante\u201d, immortalata dallo Zaratustra di Nietzsche. Immagine che richiama la parte pi\u00f9 autentica di noi, la parte cio\u00e8 che spesso non ascoltiamo perch\u00e9 catturati dal principio di prestazione, dalla forza alienante del risultato e del successo personale, mai a servizio della Comunit\u00e0 dei nostri simili.Se usiamo la parte di noi pi\u00f9 autentica, sembra dirci quel pazzo di Nietzsche che a Torino abbracci\u00f2 per la commozione un cavallo frustato a sangue dal suo padrone; se usiamo la parte di noi pi\u00f9 consona all\u2019educazione sentimentale e refrattaria alla logica del calcolo e della mercificazione; se disponiamo della parte pi\u00f9 vera di noi uomini, figli della terra (per inciso va ricordato che Uomo viene da Humus latino che vuol dire proprio terra), se diamo ascolto alla nostra parte pi\u00f9 pulita allora possiamo riuscire a far danzare la stella che \u00e8 dentro di noi. Ma danzare vuol significare scomodarsi, vuol dire abbandonare le abitudini pi\u00f9 consolidate e perverse. Essere una stella danzante significa liberarsi di sentieri gi\u00e0 tracciati, magari da altri, di costruzioni prefabbricate. Significa accettare il duro cimento della lotta e osare nuovi incerti percorsi. Sapendo, come Max Weber sapeva e insegnava, che \u201cil possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l\u2019impossibile\u201d. Lamedica e Lavacca in quel lontano e pur vicino novembre del 1949, hanno per una volta dato ascolto alla loro stella danzante pagando il coraggio con il sacrificio della vita. Ma la loro stella danzante brilla nei cuori di tutti quelli che non si rassegnano al destino di vedersi stritolati da un meccanismo perverso, divenuto sempre pi\u00f9 planetario, che distrugge uomini e natura. 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E se la politica \u00e8, come volevano i greci antichi, la \u201ctecnica regina\u201d o \u201cla pi\u00f9 architettonica delle arti\u201d allora vuol dire che essa sviluppa un effetto poderoso di trascinamento.Sicch\u00e8 dove e quando la politica entra in una condizione di sofferenza \u00e8 l\u2019intero sistema dei valori civili, sociali, pedagogici e culturali a scricchiolare e rischiare di sgretolarsi irreparabilmente.Le passioni di un tempo costituiscono ormai, da svariati decenni, un ricordo nostalgico. Il loro spegnimento, determinato soprattutto dall\u2019inarrestabile avanzare di un omologante neoliberismo economico che tutto assoggetta alla logica dell\u2019uniformit\u00e0, fa il paio con una indomabile catastrofe pandemica che ha tutto subordinato al principio di sicurezza. Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura. In quell\u2019occasione il grande compositore de I Sepolcri sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un tempo senza storia, come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene da fuori. E (\u2026) l\u2019offuscarsi della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertita\u201d.La citt\u00e0 di Torremaggiore ha alle spalle una storia capace di ripararsi dalle intemperie che affliggono la memoria nell\u2019ora presente. Di questa storia \u00e8 parte essenziale il sacrificio di Lamedica e Lavacca di cui ricorre quest\u2019oggi il settantaduesimo anniversario della morte.Due anni fa il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, ebbe il merito di portare questa storia per la prima volta nelle aule scolastiche. Facendola conoscere al mondo dei giovani studenti, a quelli cio\u00e8 che mai avevano sentito parlare dell\u2019eccidio di Torremaggiore del 29 novembre 1949. Fu quella del 2019 una iniziativa straordinaria, sorprendente, mai prima realizzata. In quell\u2019occasione si cap\u00ec benissimo quanto sia vero che la meraviglia e la sorpresa generano conoscenza specialmente nelle giovani menti in formazione. E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale la polizia poteva impunemente sparare su manifestanti inermi, pestati e calpestati, in oltraggio alla recente Costituzione della Repubblica italiana \u201cfondata sul lavoro\u201d.Se, come voleva Nietzsche, il compito della ricerca storica ha da essere quello non tanto di raggiungere il vero ma di smascherare il falso, oggi possiamo dire, con ferma convinzione, che quello del novembre 1949 fu un omicidio di tutto punto, conseguente a un assunto effettivamente falso, strumentale, ideologicamente ingannevole. L\u2019assunto cio\u00e8 di una malintesa e padronale \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. In nome della quale non si escludeva l\u2019uso delle armi e della violenza in ossequio alla spiccia metodologia infame della recente storia del Ventennio. Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del Corriere della Sera del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove, \u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma non troppo, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. Legge che comminava da sei mesi a due anni di reclusione per il reato di \u201criorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista\u201d.Dopo settantadue anni non cessiamo di interrogarci sul significato sempre nuovo e sempre pi\u00f9 profondo della morte di due umili e indifesi lavoratori. Che tramandano alle nuove generazioni l\u2019invincibile forza della lotta per il lavoro, per la giustizia, contro le disuguaglianze e la povert\u00e0, oggi aggravate dalla pandemia. Che rinnovano nel tempo il significato dell\u2019imperitura lotta per la terra. Quella terra amara dove si susseguivano con coraggio quotidiano disperati scioperi a rovescio. Quella terra sempre agognata e mai posseduta, perch\u00e9 sottratta con la forza e la violenza a mani che pure quotidianamente la coltivavano. Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d. Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. 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In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. C\u2019\u00e8 ormai, nella societ\u00e0 italiana di oggi, un passato sopraffatto dal peso dell\u2019oblio. Il nostro sembra essere un tempo senza storia, come recita il titolo di un agile, utilissimo libro, di recente pubblicato presso l\u2019editore Einaudi da Adriano Prosperi, illustre storico italiano, maestro di generazioni di studenti, professore emerito di storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.Il nostro sembra essere, propriamente, il tempo di una societ\u00e0 che vive di oblio. Un tempo dove la storia, come si legge nella quarta pagina di copertina del libro, \u201c\u00e8 vituperata e marginalizzata. E dove dimenticare il passato \u00e8 un fenomeno connesso alla scomparsa del futuro nella prospettiva delle nuove generazioni, mentre le rinascenti mitologie nazistoidi si legano all\u2019odio nei confronti di chi viene da fuori. E (\u2026) l\u2019offuscarsi della conoscenza storica sembra passare quasi inavvertita\u201d.La citt\u00e0 di Torremaggiore ha alle spalle una storia capace di ripararsi dalle intemperie che affliggono la memoria nell\u2019ora presente. Di questa storia \u00e8 parte essenziale il sacrificio di Lamedica e Lavacca di cui ricorre quest\u2019oggi il settantaduesimo anniversario della morte.Due anni fa il sindaco di Torremaggiore, Emilio Di Pumpo, ebbe il merito di portare questa storia per la prima volta nelle aule scolastiche. Facendola conoscere al mondo dei giovani studenti, a quelli cio\u00e8 che mai avevano sentito parlare dell\u2019eccidio di Torremaggiore del 29 novembre 1949. Fu quella del 2019 una iniziativa straordinaria, sorprendente, mai prima realizzata. In quell\u2019occasione si cap\u00ec benissimo quanto sia vero che la meraviglia e la sorpresa generano conoscenza specialmente nelle giovani menti in formazione. 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Della peggiore e rozza eredit\u00e0 fascista furono vittime i morti e i feriti del 29 novembre, in una Torremaggiore blindata e in stato di assedio, di settantadue anni fa.Ha torto lo storico Ernesto Galli della Loggia, quando, in un editoriale del Corriere della Sera del 31 ottobre scorso, ritorna in maniera recidiva sulle \u201ccose buone\u201d del regime mussoliniano. Accusando chi non le riconosce di \u201cnegare la realt\u00e0\u201d. S\u00ec, ha torto, giacch\u00e8 l\u2019unica \u201cgrande\u201d operazione del regime fascista fu il soffocamento e l\u2019uccisione della nascente democrazia italiana.E la polizia di Scelba, che spara sui lavoratori a Torremaggiore e altrove, \u00e8 la pi\u00f9 lugubre eredit\u00e0 del nefasto Ventennio. Nonostante proprio al nome del ministro Scelba sia legata, paradossalmente ma non troppo, la legge del giugno 1952 n.645 attuativa della XII Disposizione transitoria della giovane Costituzione repubblicana. 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Quella terra in cui affondavano il viso e le mani i mille e mille Lamedica e Lavacca, figli di un destino crudele e spietato.Essi per\u00f2, ancora oggi e sempre, ci sorprendono con il loro messaggio perenne. Ci ricordano, come ebbe a scrivere una volta Oscar Wilde, che \u201csiamo tutti nati nella terra e nel fango, ma solo alcuni di noi sono capaci di voltarsi e di guardare le stelle\u201d.Seppero rivolgere un ultimo sguardo al cielo che lasciavano per sempre i due umili lavoratori di quel triste 29 novembre mentre cadevano sotto i colpi di una perversa macchina da guerra che operava sotto le sembianze ingannevoli della custodia e della salvaguardia dell\u2019 \u201dordine pubblico\u201d. Sempre ci ricordano, Lamedica e Lavacca, che la terra \u00e8 il bene supremo dell\u2019uomo, la fonte del lavoro e della vita giusta e buona. Ci ricordano che la terra, tutta la Terra, grida per un dolore e una sofferenza interminabili. 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E se la politica \u00e8, come volevano i greci antichi, la \u201ctecnica regina\u201d o \u201cla pi\u00f9 architettonica delle arti\u201d allora vuol dire che essa sviluppa un effetto poderoso di trascinamento.Sicch\u00e8 dove e quando la politica entra in una condizione di sofferenza \u00e8 l\u2019intero sistema dei valori civili, sociali, pedagogici e culturali a scricchiolare e rischiare di sgretolarsi irreparabilmente.Le passioni di un tempo costituiscono ormai, da svariati decenni, un ricordo nostalgico. Il loro spegnimento, determinato soprattutto dall\u2019inarrestabile avanzare di un omologante neoliberismo economico che tutto assoggetta alla logica dell\u2019uniformit\u00e0, fa il paio con una indomabile catastrofe pandemica che ha tutto subordinato al principio di sicurezza. Espropriando proprio, in forme inusitate, la ricchezza e la produttivit\u00e0 del fare politica.I partiti di un tempo, che fungevano da bussola e da collettore di energie e prospettive gravide di futuro, non ci sono pi\u00f9. Le piazze di appena quarant\u2019anni fa che ospitavano il confronto di idee, opinioni e progetti, sono sparite a beneficio, in larga misura prevalente, di teatri virtuali. Dove, come ci ricordava Umberto Eco poco prima di lasciarci, anche il pi\u00f9 scemo del \u201cvillaggio globale\u201d (l\u2019espressione, come \u00e8 noto, \u00e8 di Marshall Mcluhan), il pi\u00f9 sprovveduto avventore del bar vicino casa ha voce in capitolo, in nome di una malintesa e distorta libert\u00e0 di parola, quando dice le sciocchezze pi\u00f9 grossolane per la gioia effimera di una platea osannante, da tempo votata al vangelo del consumismo e di una beata inguaribile ignoranza.La cultura e le conoscenze di un tempo sono confinate sprezzantemente nello scantinato del rimosso e dell\u2019obsoleto. Tra i rottami e gli avanzi di un sapere ormai inefficace e privo di fruizione.Volgarit\u00e0, violenza, verbale e non solo, nostalgiche reviviscenze di pratiche paleofasciste, veicolate dalla crisi indotta dalla pandemia, hanno ormai da tempo messo a dura prova i dettami puliti di una Costituzione conquistata col sangue e col sacrificio di chi, sconfiggendo il fascismo storico, sognava un\u2019Italia migliore, pi\u00f9 giusta e felice.Vien voglia di rileggere l\u2019antica esortazione di Ugo Foscolo del 22 gennaio 1809, allorch\u00e8 nell\u2019Universit\u00e0 di Pavia pronuncia l\u2019orazione inaugurale Dell\u2019origine e dell\u2019ufficio della letteratura. In quell\u2019occasione il grande compositore de I Sepolcri sottolineava la funzione civile della letteratura e del sapere, nutrimento benefico per gli abitatori italiani del tempo e della societ\u00e0 di allora. In un passaggio fondamentale della Prolusione, che molti conoscono, cos\u00ec esclamava: \u201cO Italiani, vi esorto alle storie, perch\u00e9 niun popolo pi\u00f9 di voi pu\u00f2 mostrare n\u00e9 pi\u00f9 calamit\u00e0 da compiangere n\u00e9 pi\u00f9 errori da evitare, n\u00e9 pi\u00f9 virt\u00f9 che vi facciano rispettare (\u2026). Io vi esorto alle storie perch\u00e9 angusta \u00e8 l\u2019arena degli oratori\u201d. Sembra, questo passaggio dell\u2019appassionato discorso di Foscolo, ritagliato per i nostri tempi e per le nostre negligenze. Prima tra tutte la negligenza della storia. Caratteristica saliente di improvvisati \u201csofisti\u201d e \u201coratori\u201d che imperversano sui canali TV e sulle piazze virtuali della comunicazione mediatica.Il passato, anche quello pi\u00f9 o meno recente, si sgretola sotto i nostri occhi increduli. Spedita, anzi furiosa, procede la perdita della memoria collettiva. 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E oggi, vicino al Liceo Fiani, a prova significativa della contiguit\u00e0 dell\u2019evento triste del novembre \u201949 con il luogo dove si formano le nuove generazioni, sorge una stele, una pietra infissa, a perenne memoria della storia pi\u00f9 amara degli anni in cui si moriva per il pane e per il lavoro.Morirono, Lamedica e Lavacca, perch\u00e9 nel clima incandescente del secondo dopoguerra vigeva la logica perversa e omicida della \u201clibert\u00e0 del lavoro\u201d. 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Geme per le ferite e il livello di sopportazione ormai giunto ad un punto di non ritorno. Insorge perch\u00e9 lacerata, depredata e ridotta in ginocchio dalla logica perversa del profitto, dello sfruttamento e della spoliazione pi\u00f9 criminale. Il sacrificio dei due lavoratori di Torremaggiore anche se avvenuto settantadue anni fa, ci mette sempre addosso la tristezza del ricordo di un\u201dappena ieri\u201d. Ma anche la certezza che il futuro \u00e8 di chi lotta per il diritto, la pace e la giustizia. Ai giovani quel sacrificio rammemora la forza della \u201cstella danzante\u201d, immortalata dallo Zaratustra di Nietzsche. Immagine che richiama la parte pi\u00f9 autentica di noi, la parte cio\u00e8 che spesso non ascoltiamo perch\u00e9 catturati dal principio di prestazione, dalla forza alienante del risultato e del successo personale, mai a servizio della Comunit\u00e0 dei nostri simili.Se usiamo la parte di noi pi\u00f9 autentica, sembra dirci quel pazzo di Nietzsche che a Torino abbracci\u00f2 per la commozione un cavallo frustato a sangue dal suo padrone; se usiamo la parte di noi pi\u00f9 consona all\u2019educazione sentimentale e refrattaria alla logica del calcolo e della mercificazione; se disponiamo della parte pi\u00f9 vera di noi uomini, figli della terra (per inciso va ricordato che Uomo viene da Humus latino che vuol dire proprio terra), se diamo ascolto alla nostra parte pi\u00f9 pulita allora possiamo riuscire a far danzare la stella che \u00e8 dentro di noi. Ma danzare vuol significare scomodarsi, vuol dire abbandonare le abitudini pi\u00f9 consolidate e perverse. Essere una stella danzante significa liberarsi di sentieri gi\u00e0 tracciati, magari da altri, di costruzioni prefabbricate. Significa accettare il duro cimento della lotta e osare nuovi incerti percorsi. Sapendo, come Max Weber sapeva e insegnava, che \u201cil possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l\u2019impossibile\u201d. Lamedica e Lavacca in quel lontano e pur vicino novembre del 1949, hanno per una volta dato ascolto alla loro stella danzante pagando il coraggio con il sacrificio della vita. Ma la loro stella danzante brilla nei cuori di tutti quelli che non si rassegnano al destino di vedersi stritolati da un meccanismo perverso, divenuto sempre pi\u00f9 planetario, che distrugge uomini e natura. Terra e Mondo.Torremaggiore, 29 novembre 2021 Michele Marinelli","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/lavacca-lamedica.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/lavacca-lamedica.jpg","width":"560","height":"396"},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/2021\/ancora-e-sempre-loro-lavacca-e-lamedica-settantadue-anni-dopo-nota-del-prof-michele-marinelli\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Ancora e sempre loro Lavacca e Lamedica settantadue anni dopo, nota del Prof Michele Marinelli"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#website","url":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/","name":"Torremaggiore On Line","description":"La Web Community di Torremaggiore","publisher":{"@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#organization","name":"Torremaggiore On Line","url":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/","logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/logo-tmol20.gif","contentUrl":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/logo-tmol20.gif","width":260,"height":95,"caption":"Torremaggiore On Line"},"image":{"@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#\/schema\/logo\/image\/"}},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/#\/schema\/person\/b789462c927517766c1bcfb452c8d85e","name":"Staff","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/fd311f248f82517b1efd21a54e666df2c5b705bb4a4fb804f3903c94be513fee?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/fd311f248f82517b1efd21a54e666df2c5b705bb4a4fb804f3903c94be513fee?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/fd311f248f82517b1efd21a54e666df2c5b705bb4a4fb804f3903c94be513fee?s=96&d=mm&r=g","caption":"Staff"},"sameAs":["https:\/\/www.micheleantonucci.it"],"url":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/author\/staff\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19119","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19119"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19119\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19122,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19119\/revisions\/19122"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/media\/564"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19119"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19119"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.torremaggiore.com\/notizie\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19119"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}