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Vicenda PEEP: il consigliere Marco Faienza replica alla maggioranza dopo il consiglio comunale del 19 ottobre 2017

Riceviamo e pubblichiamo nota del consigliere comunale di minoranza Marco Faienza sulla vicenda PEEP.

Il Consigliere Marco Faienza, attese le dichiarazioni rese durante il Consiglio Comunale del 19 ottobre scorso dal Sindaco e alla diffusione delle stesse mediante il video pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente; in considerazione del fatto che durante lo svolgimento del Consiglio non è stato possibile instaurare un confronto libero e democratico, contrastato da rigidi e perentori formalismi del protocollo adottato per la discussione dei punti all’ordine del giorno, essendo stato sollecitato da più parti a prendere posizione sulle questioni sollevate, al di là ed oltre la sede istituzionale per chiarezza e completezza è costretto a precisare che:
il sottoscritto ha rivestito cariche elettive all’interno del Consiglio Comunale di Torremaggiore negli anni dal 1988 al 1993 (e poi nuovamente nel 2010). In detto periodo era in corso la realizzazione della cosiddetta area PEEP, mediante i primi espropri (tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80) e la stipulazione delle prime convenzioni (risalenti agli inizi degli anni ’80). Nel 1993, essendo state completate le opere di urbanizzazione, veniva deliberata la ripartizione dei costi a conguaglio, con la delibera n. 844 del 28.09.1993, RIMASTA INESEGUITA DALLE AMMINISTRAZIONI SUCCESSIVE, di cui l’esponente non ha fatto più parte, per il recupero delle somme dovute. Questo a dimostrazione che, contrariamente a quanto sostenuto, l’impegno e l’attenzione non solo per il PEEP, ma per tutta la Comunità, era intenso, costante, solerte e motivato da un alto senso di responsabilità.

I problemi, semmai, sono sorti dopo, giacchè, nonostante le convenzioni dovessero avere una durata massima di 18 anni, gli espropri sono stati protratti almeno fino all’anno 2007, secondo quanto affermato dai difensori del Comune stesso nelle cause pendenti e, dunque, in epoca in cui il sottoscritto era fuori dalla compagine politica che amministrava il paese. Pertanto, NESSUNA RESPONSABILITA’ personale e/o politica gli può essere addossata, tanto meno per le procedure di occupazione illegittima ed espropriazione acquisitiva con cui il Comune ha deciso di procedere, che si sono rivelate foriere di danni da risarcire ai proprietari espropriati.
E’ proprio questa la ragione per cui gli aderenti al Comitato Torremaggiore Libera hanno deciso di agire, per non patire un aumento esponenziale dei costi determinato da dilatazione di tempi e scelte sbagliate, alle quali non sono MAI stati messi nelle condizioni di partecipare.

Quanto all’apporto dei 5000 cittadini di Torremaggiore -che stanno a cuore al Sindaco, diversamente da quelli del PEEP- conviene ricordare che, così come per legge, la realizzazione della zona 167 è stata attuata grazie ai contributi statali e regionali a fondo perduto, o a mutui a tassi agevolatissimi (Cassa Depositi e Prestiti) di cui ha beneficiato il Comune! Senza dimenticare che, se è vero che lo scopo della legge casa era di consentire l’accesso ad un bene primario a prezzi calmierati, è anche vero che, attraverso questo provvedimento legislativo, è stato dato enorme impulso all’economia favorendo l’attività edilizia, con lo sviluppo di attività collaterali che in qualche modo hanno compensato i “sacrifici” ipoteticamente affrontati …giusto per rimanere in tema di risvolti di una stessa medaglia.

Quanto all’obiettivo di “recuperare tutto”, annunciato pubblicamente dal Sindaco, appare evidente che si tratta di una meta irraggiungibile, restando smentita nei fatti già in partenza, poiché:
a) gli oneri di urbanizzazione sono stati dichiarati prescritti dal Tribunale e la decisione sul punto è stata confermata inequivocabilmente dalla Corte d’Appello; dunque non sono dovuti e non potranno essere recuperati dal Comune, almeno nei confronti delle parti in causa (fatta eccezione ovviamente per quelli che hanno già pagato O PER QUELLI CHE NON HANNO ANCORA RICEVUTO L’INGIUNZIONE FISCALE !?!?);
b) il calcolo del costo suolo è affetto da plurimi errori di calcolo e concettuali, come ha potuto accertare la CTU disposta dal Tribunale;
c) il credito corrispondente è stato riportato nel bilancio dell’Ente al 45%, trattandosi di credito che, in quanto molto antico, si prospetta difficilmente recuperabile (cfr. Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità con abbattimento del 55% per l’annualità in corso, destinato ad essere elevato al 70% nel prossimo bilancio). Prefigersi un obiettivo prescindendo, in particolare, quest’ultimo aspetto, significa utilizzare strumenti e principi contabili senza averne la padronanza e senza conoscerne le finalità! Ciò è tanto più grave
se una tale convinzione albergasse non solo nella parte politica che governa la Nostra cittadina, ma anche nella parte che si occupa più strettamente del settore amministrativo.
Non deve passare inosservato nemmeno che se l’Amministrazione avesse voluto davvero evitare il contenzioso a seguito delle Osservazioni scritte presentate dal Comitato nel 2013,
per andare esente da responsabilità ben avrebbe potuto ricorrere ad un parere preventivo/consultivo da parte della Corte dei Conti, piuttosto che affidarsi prima a scontistiche su base forfettaria (adottate con atti ufficali del Comune prodotti pure in causa, non dimentichiamolo!); poi, all’alea del contenzioso con la strategia del muro contro muro, che non sta portando a nulla di buono a tutta la Comunità. Ed è sotto gli occhi di tutti.

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