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Brevi News 

Recensione dello spettacolo Tante facce nella memoria andato in scena venerdì al Teatro Luigi Rossi

Roma, 24 marzo 1944

335 civili vengono arrestati e fucilati alle Fosse ardeatine da truppe tedesche e fasciste, perché considerati responsabili dell’attentato anti-fascista in via Rasella, in cui 33 soldati SS perdono la vita. L’ordine era che per ogni tedesco ucciso dovevano morire 10 italiani.
Torremaggiore, 13 gennaio 2017 “Tante facce nella memoria”
Sullo sfondo gli abiti appesi delle vittime e in primo piano sei donne a raccontare il massacro compiuto in silenzio.
Non è un testo teatrale, le parole non sono mai state scritte; è un lutto strano, un lutto di figlie, madri e vedove assenti. Assenti perché per anni non hanno potuto raccontare, perché emarginate, perché parenti di anti-fascisti caduti; assenti perché madri sole con figli da accudire. Non avevano avuto neanche il tempo di piangere. Assenti perché non sapevano nulla, avevano visto arrestare i loro cari, avevano immaginato e anche sperato che fossero stati deportati nei campi di concentramento. Invece no, un trafiletto su “Il messaggero” il giorno seguente diceva: “L’ordine è già stato eseguito”. Non restava che riconoscere i cadaveri quasi irriconoscibili.
Assenti. Assenti perché dopo anni, durante un’intervista, ancora cercavano di capire, ma ogni particolare era vivo nella memoria. A Roma nel ’44 ci sono state 335 vedove assenti.
Emozionante e realistica l’interpretazione delle sei attrici conosciute sugli schermi e applaudite nelle platee di tutta Italia. Sei personalità, sei differenti classi sociali e origini geografiche: Mia Benedetta, Bianca Nappi, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder e Chiara Tomarelli hanno prestato la loro voce a Marisa Musu, Carla Capponi, Ada Pignotti, Gabriella Polli, alla Simoni, alla Ottobrini e a tutte quelle donne che non hanno potuto raccontare.
Il pubblico era commosso e silenzioso, attento, impietrito e alla fine una lacrima e un grande applauso alla raffinatezza di questo “non-spettacolo”.

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