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Torremaggioresi illustri: il 5 febbraio 1891 moriva il Duca Michele De Sangro, ricordiamo la sua figura

Affinchè non cada nel dimenticatoio ricordiamo il 125° anniversario della morte dell’ultimo Principe di san Severo e Duca di Torremaggiore Michele De Sangro. Ringraziamo lo studioso Ciro Panzone per la nota storica.

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Michele de Sangro (1824-1891)

ultimo principe di Sansevero e dodicesimo duca di Torremaggiore, marchese di Castelnuovo e di Casalvecchio, barone di Fiorentino e Dragonara, utile di Cantigliano, di Torre e Porto di Fortore e di Sant’Andrea, Grande di Spagna di prima classe, chiuse i suoi giorni terreni a Torremaggiore il 5 febbraio 1891.
Figlio di Gerardo e di Maria Antonia Capece Zurlo, rimase orfano giovanissimo di entrambi i genitori. Dapprima convisse con la nonna paterna, la principessa Teresa Carafa dei conti di Policastro, poi con la sorella Teresa, andata in sposa al conte d’Aquino di Caramanico. Molto travagliata fu la storia d’amore della sua vita.
Durante uno dei suoi soggiorni a Napoli s’innamorò perdutamente della figlia del principe Ruffo-d’Espinosa, la quale, però, dopo qualche tempo convolò a nozze con un altro nobile del regno di Napoli.
Michele de Sangro non desistette di continuare a corteggiare la sua amata, nonostante fosse maritata. Costei, decisa di contraccambiarlo, abbandonò il marito e il tetto coniugale per seguire di nascosto il principe di Sansevero con cui concepì due bei figlioli. A questa notizia, la reazione del marito della donna e della famiglia Ruffo non si fece attendere. Ricorrendo in giudizio presso la corte del sovrano, costrinsero il de Sangro all’esilio. Michele riparò dapprima a Firenze e poi in Francia a Parigi, dove acquistò il suolo per costruirsi una villa. Quando era tutto pronto, mandò a chiamare la Ruffo affinché lo raggiungesse. Costei s’imbarcò con i due figli su un piroscafo, ma durante la navigazione nel Mar Tirreno, sorpresi da un violento naufragio, perirono annegati sia la madre e sia i figli.
Il principe restò impietrito nel suo dolore e angosciato dalla sua drammatica esperienza familiare, per aver perso dapprima i suoi genitori e poi anche i figli con la sua amata. Sopravvisse nel suo soggiorno parigino, dove strinse amicizia con un botanico inglese, Ugo Croghan, il quale lo aiutò a conoscere meglio i metodi di coltivazione agraria dei suoi latifondi pugliesi. Quivi conobbe la bella figlia dell’amico, la bionda Elisa, che divenne la sua inseparabile compagna di vita.
Al ritorno a Torremaggiore dopo il 1870, il principe riuscì parzialmente ad arginare la crisi economica di famiglia ed il degrado strutturale del Castello ducale, la cui proprietà fu frantumata in tante parti fra diversi eredi, stabilendosi nell’ala di Sud-Est.
Dall’estero importò nuove tecniche e moderne attrezzature in aiuto delle coltivazioni agricole. Fu il primo ad introdurre in Puglia il mulino a fuoco e i torchi per trarne olio nel numero di quattro. Impiantò nel Castello di Torremaggiore un moderno oleificio che fu un vanto per l’intera regione.
Al termine della sua esistenza, creò legataria testamentaria di tutti i suoi beni la signora Elisa Croghan, cui diede mandato di fare del bene ai poveri e di compiere opere di carità.

Elisa Croghan (1845-1912)

compagna dell’ultimo principe Michele de Sangro e spirito illuminato dalla lungimirante munificenza, fu uno dei rari esponenti dell’illustre famiglia (ex feudataria) per aver dimostrato concretamente il suo amore verso le popolazioni governate da secoli dai nobili de Sangro. Destinataria dei cinque/dodicesimi dell’intero asse ereditario, tra cui la terza parte del Castello di Torremaggiore, che donò al Comune, seppe amministrare con saggezza ed avvedutezza i beni patrimoniali del “de cuius”, fino a beneficiarne le popolazioni di Torremaggiore, San Severo e Napoli, in favore delle quali dispose rilevanti legati. Difese questa volontà del testatore con i denti e con le unghia in numerosi tribunali d’Italia contro i d’Aquino-d’Avalos, nipoti del principe ed alcuni suoi discendenti collaterali che, considerandosi “poveri”, l’attaccarono ferocemente in giudizio. Perciò, questa donna di nazionalità inglese legò più di ogni altro, al filo della memoria dei posteri, il nome dei feudatari de Sangro.

Le notizie sono tratte dai seguenti volumi:
Fiore Mario A., I de’ Sangro feudatari in Capitanata, vol. II. Torremaggiore, Caputo, 1971.
Panzone Ciro, L’Eredità del Castello Ducale di Torremaggiore. Foggia, Leone ed., 1993.

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